A fianco dei portuali in lotta contro la guerra
Siamo decisamente a fianco dei lavoratori portuali che il prossimo 30 ottobre sciopereranno in più di 100 porti di dodici paesi del mondo, dal Mediterraneo all’Atlantico, dall’Oceano Indiano ai Caraibi.
La protesta avviene nell’ambito della seconda giornata internazionale di azione dei portuali contro la guerra, il genocidio, il riarmo e la militarizzazione dei porti lanciata da organizzazioni sindacali conflittuali.
I lavoratori portuali si oppongono fermamente al trasporto di armi ed esplosivi, al piano di militarizzazione dei porti che riguarderà anche le altre infrastrutture strategiche, varato dalla UE.
Lo sciopero dei portuali si intreccia con la lotta per veri aumenti dei salari, la riduzione dell’orario di lavoro, la difesa delle libertà dei lavoratori, contro il razzismo e il genocidio del popolo palestinese.
Gli slogan “NO ai sacrifici per i profitti e le guerre degli imperialisti”, “Porti di pace, Lavoro con dignità”, “Viva la solidarietà internazionale della classe operaia” caratterizzeranno la giornata del 30 ottobre.
Invitiamo dunque tutti i portuali, aderenti o non ad altre sigle, ad unirsi alla lotta, a proseguirla offrendo un esempio da seguire ad altre categorie operaie.
La giornata internazionale di azione del 30 ottobre vedrà nel nostro paese, oltre al blocco dei porti, anche il movimento studentesco e altre realtà di lotta unirsi allo sciopero lanciato dai portuali, per battersi insieme contro le politiche di guerra, il taglio alle spese per l’istruzione, per il blocco degli sfratti.
Partecipare a questa giornata di lotta, che rappresenta un passaggio importante delle mobilitazioni autunnali, implica una netta condanna al collaborazionismo e alla linea interclassista dei vertici sindacali confederali.
Allo stesso tempo, diciamo che l’indipendenza di classe e la sfida ai vertici collaborazionisti non può ridursi a privilegiare l’interesse della propria organizzazione sindacale e dei propri riferimenti politici attraverso scioperi che spesso vengono indetti ignorando la necessità dell’unità di lotta, l’andamento del movimento proletario e il sostegno dei suoi interessi complessivi.
Disporre in una categoria, o a livello intercategoriale, di un sindacato o un’alternativa classista significa utilizzare questi segmenti del movimento organizzato dei lavoratori non per separarli dall’insieme, concentrandosi sul “proprio calendario d’apparato”, ma per incidere sul resto della classe operaia alzando le bandiere più conseguenti e rivoluzionarie.
Da Scintilla n. 163, ottobre 2026
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