A più repressione più lotta e solidarietà di classe!

Il 24 aprile il decreto sicurezza, il quarto del governo Meloni, è diventato legge, dopo l’ennesimo voto di fiducia.

La volontà del governo e della sua maggioranza politica è chiara: reprimere ogni forma di dissenso e protesta politica e sociale, portando la repressione ai livelli di uno stato di polizia.

Il nuovo decreto sicurezza ha ripreso tutte le campagne che sono care ai fascisti in una logica securitaria e repressiva, arrivando a criminalizzare non solo il conflitto sociale, ma anche le forme di solidarietà di classe.

Fra le altre misure di tipo fascista, come il fermo di prevenzione che calpesta i diritti costituzionali, questa legge inasprisce ulteriormente le pene nell’ambito di manifestazioni di piazza e in caso di blocco stradale e ferroviario, mentre rafforza il potere degli apparati amministrativi e di polizia.

Le manifestazioni autunnali a sostegno del popolo palestinese, che hanno visto scendere in piazza milioni di persone in tutta Italia, così come lo sciopero dei metalmeccanici a Bologna del giugno 2025,  hanno dimostrato che, nonostante tutte le leggi repressive che i governi reazionari e protofascisti possano promulgare, gli operai e le operaie, il movimento studentesco, i lavoratori e le donne non si piegano ai diktat governativi e non hanno paura di difendere i propri interessi e diritti.

Ad avere paura è invece il governo di estrema destra meloniano che è consapevole di aver peggiorato notevolmente le condizioni di vita delle masse lavoratrici a favore della cricca dei padroni, dei banchieri e dei parassiti  guerrafondai e per questo mira a bloccare con l’autoritarismo e strumenti polizieschi le forme di dissenso.

Da sempre i picchetti, i blocchi stradali e ferroviari fanno parte delle forme di lotta del movimento operaio e non saranno certo i “pacchetti sicurezza” arbitrari e abusivi a fermare la lotta di classe e la rabbia degli operai.

Con la crisi occupazionale, i bassi salari, il carovita, le numerose nuove richieste di cassa integrazione, i tagli alla sanità e le restrizioni alle libertà individuali, ci aspettano mesi di manifestazioni, scioperi e conflitti in ogni ambito.

Dobbiamo combattere la fascistizzazione, sostenere e aiutare a sviluppare tutte le occasioni di lotta operaia e sindacale che inevitabilmente sorgeranno; lavorare per rafforzare l’unità e la solidarietà tra gli operai perché ogni rivendicazione operaia è rivendicazione di tutta la classe; sostenere e favorire la nascita di casse di resistenza per aiutare i proletari colpiti dalla repressione statale.

Da Scintilla n. 160, maggio-giugno 2026

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