Acciaierie d’Italia: gli scioperi proseguono

All’ex Ilva e indotto gli operai e le organizzazioni sindacali di fabbrica da mesi si sono mobilitati e scioperano in massa esigendo certezze per tutti i siti produttivi, la salvaguardia dell’occupazione per gli operai ex Ilva e dell’indotto,  il rientro per tutti gli operai dalla cassa integrazione, il salario e il rispetto dei contratti di lavoro, la salute e la sicurezza degli operai e della popolazione.

Lo sciopero di 32 ore del 18-20 gennaio e la manifestazione nazionale a Roma del 19 gennaio sono serviti a dare una spinta di lotta per ottenere certezze sul futuro industriale e occupazionale, il risanamento ambientale dello stabilimento di Taranto e degli altri siti produttivi.

Ma l’incontro  del 19 gennaio al ministero delle imprese non ha dato risposte  sul piano industriale, sugli impianti, sulla riqualificazione e l’ambiente. La sudditanza governativa verso Arcelor Mittal è totale. Urso e Meloni puntano solo a dividere gli operai di Taranto da quelli degli altri stabilimenti (Genova, Novi Ligure etc.). Ma non ci riusciranno!

Adesso la lotta dovrà necessariamente proseguire con scioperi e altre forme di lotta all’altezza dello scontro imposto dai nemici della classe operaia.

Gli operai sono stanchi di anni di balletti e ricatti sulla loro testa, ma per nulla rassegnati. Esigono che Mittal se ne vada subito, che si adottino i provvedimenti urgenti e necessari a salvaguardia dei lavoratori e delle lavoratrici e non a tutela del monopolio sfruttatore dell’acciaio.

La pubblicizzazione dell’azienda non vorrà dire la fine dello sfruttamento, né sarà la soluzione definitiva, poiché la borghesia, in quanto classe, rimarrà padrona della fabbrica e della filiera dell’acciaio, tuttavia permetterà di proseguire la battaglia in condizioni più favorevoli.

La battaglia sulla siderurgia è strategica. La lotta degli operai delle Acciaierie d’Italia è la lotta di tutti gli operai e delle masse popolari che sono sottoposti all’offensiva padronale e governativa, ma che resistono esigendo lavoro, salute, pane e pace.

Sviluppiamo la solidarietà di classe, sosteniamo e difendiamo gli interessi della classe operaia, uniamo le vertenze contro i licenziamenti (almeno 70  mila operai sono investiti dalle crisi aziendali, nel settore auto si preparano chiusure di stabilimenti) e per gli aumenti salariali in una sola mobilitazione generale!

La vicenda dell’ex ILVA dimostra la necessità di rovesciare i disumani rapporti capitalistici di produzione abbattendo il potere della borghesia e realizzando la nazionalizzazione socialista dei mezzi di produzione. Solo in una società in cui sia abolito lo sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano sarà possibile avare fabbriche poste al servizio delle necessità delle grandi masse lavoratrici, nel rispetto dell’ambiente.

Il futuro del lavoro è nel socialismo! Per queste finalità occorre ricostituire il partito indipendente e rivoluzionario della classe operaia!

Da Scintilla n. 131 (febbraio 2023)

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