Aggressioni e provocazioni imperialiste
Le contraddizioni fra potenze e monopoli imperialisti, fra di essi e i popoli e la nazioni oppresse, che si esprimono nella lotta per i mercati, le risorse naturali, le zone di influenza, nelle aggressioni militari e nei genocidi, non smettono di acutizzarsi in una situazione mondiale complessa e densa di pericoli per i popoli.
Nessuna delle guerre in corso, di diverso carattere, va verso una soluzione, ma c’è crescita della tensione ed escalation militare. Nessuna delle potenze imperialiste accetta di perdere zone di influenza, mercati di sbocco, territori, al contrario vogliono espandere il loro dominio.
Come sappiamo, l’imperialismo statunitense è il più aggressivo, guerrafondaio e brutale tra i paesi imperialisti. Cerca di sfruttare questa situazione per ottenere l’appoggio dei paesi imperialisti, principalmente Inghilterra, Francia, Germania, Giappone. Finora ci è riuscito, anche se parzialmente perché questi paesi tutelano i propri interessi.
Gli Stati Uniti, si sforzano di sostenere un blocco che si contrappone all’alleanza fra Cina e Russia, che a loro volta stanno consolidando accordi politici, economici e militari.
Ma ci sono evidenti difficoltà; le tensioni fra alleati aumentano parallelamente alla politica aggressiva, egemonica e unilaterale degli USA.
La presenza di Trump al vertice della prima potenza imperialista e il suo ruolo nell’arena internazionale dimostrano che il potere politico non è più esercitato dai rappresentanti politici dell’imperialismo, bensì dalla borghesia imperialista stessa.
L’amministrazione Trump mostra il volto più reazionario, retrogrado, corrotto e disumano della borghesia imperialista. Non sorprende, quindi, che aggressioni e interventi, campi di concentramento, bombardamenti, sequestri, assassinii e genocidi siano diventati la norma.
Ma vediamo rapidamente cosa succede nei principali teatri di guerra.
Iran: gli USA nel pantano
Da fine febbraio, Stati Uniti e Israele hanno iniziato una guerra di aggressione contro l’Iran, aprendo un nuovo capitolo nella politica criminale di Trump e Netanyahu.
Ma le loro previsioni di una rapida sconfitta si sono rivelate errate e in sei mesi non sono riusciti a costringere lo Stato iraniano alla resa.
L’aggressione vede ondate successive di raid, con l’Iran trincerato sulla difensiva che mantiene il controllo dello Stretto di Hormuz e gli Houthi quello di Bab el-Mandeb.
Teheran risponde agli attacchi prendendo di mira il sistema regionale di basi da cui dipende la superiorità militare USA, dimostrando che la principale potenza imperialista non è invincibile.
Trump avendo fallito con i mezzi militari ha annunciato l’estensione delle sanzioni ai paesi che fanno affari con l’Iran, come Cina, India, Turchia e alcuni paesi europei, minacciando di escluderli dal sistema del dollaro.
Ma le carte da giocare per gli USA alle prese con un debito pubblico astronomico sono sempre meno efficaci e l’aumento del prezzo del petrolio impatta sulla debole crescita dell’economia mondiale.
Anche la nuova alleanza fra Pakistan, Arabia Saudita e Turchia, restringe il campo di azione degli USA nella regione e spinge Erdogan verso altri fronti di guerra.
Intanto il contingente militare inviato dal governo Meloni, senza neanche informare il parlamento, è in zona di guerra, con il rischio di trascinare il nostro paese nel conflitto.
I fatti odierni, come la resistenza iraniana, cubana, palestinese, dimostrano che un paese dipendente e i suoi popoli possono fare fronte alle mire aggressive dell’imperialismo.
La storia ci dice che la lotta antimperialista dei proletari e dei popoli oppressi può svilupparsi e creare condizioni migliori per la rottura degli anelli più deboli della catena di dominazione e saccheggio.
Palestina, avanza l’occupazione sionista
Il criminale genocidio perpetrato dal regime sionista di Netanyahu contro il popolo palestinese, con 75.000 morti e 175 mila feriti, continua. Gaza, dove sono confinati 2,1 milioni di palestinesi, viene attaccata. Nella Cisgiordania chiusa in una morsa avanza l’occupazione sionista. Nel sud del Libano vengono distrutti i villaggi.
Mentre Netanyahu rifiuta l’ultima versione della roadmap per la seconda fase del cessate il fuoco a Gaza, accettata da Hamas, l’IDF non si ritira e continua con i raid quotidiani, ostacola i soccorsi, mentre i coloni attaccano e distruggono case, infrastrutture, pozzi, alberi, con la copertura dell’esercito sionista. La situazione umanitaria è drammatica.
Tutto ciò non sarebbe possibile senza il finanziamento, la fornitura di armamenti e il sostegno politico dei governi degli Stati Uniti e di molti paesi europei, fra cui quello italiano che mantiene solidi rapporti con lo stato terrorista d’Israele.
Ucraina, sanguinosa guerra imperialista prolungata
A un anno dall’incontro in Alaska fra Trump e Putin la guerra in Ucraina va avanti, feroce e sanguinosa, nonostante la ripresa dei negoziati per la spartizione dell’Ucraina.
La guerra che si prolunga sul territorio europeo dal 2022, imperialista da ambo le parti, è la dimostrazione di un’acuta contesa fra briganti, sia per impadronirsi delle preziose risorse minerarie ucraine, sia per le potenzialità produttive agricole, sia per la disputa geostrategica e militare.
Essa è dunque un’espressione dell’intensificarsi della contraddizione tra le potenze imperialiste.
Il conflitto armato si sta avvicinando ai suoi momenti cruciali, con la lenta ma progressiva avanzata russa nel Donbass.
L’inverno sarà duro per il popolo ucraino, ma anche quello russo sta soffrendo a causa del blocco economico imposto dall’UE e dagli Stati Uniti e dei problemi di raffinazione (i droni ucraini hanno danneggiato il 40% della capacità di raffinazione) e di rifornimento di carburante.
I paesi imperialisti dell’UE, in particolare Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, con il codazzo della Polonia e degli sfrenati Paesi baltici, non concordano con le proposte di Trump per i negoziati con la Russia sulla spartizione dell’Ucraina.
Sono i più zelanti fautori della continuazione della guerra sotto la bandiera della “sicurezza continentale” per entrare nell’affare della ricostruzione, accaparrarsi risorse naturali, sfere di influenza.
Bloccano perciò ogni tentativo di pace, finanziano (altri 6,1 mld.) e armano continuamente il regime corrotto e fascista di Zelensky (è un segreto di Pulcinella che il governo italiano manda armi, sistemi radar, missili, istruttori, etc. a Kiev e assume come consulenti ex ministri di Zelensky). Allo stesso tempo, i principali media diffondono una propaganda isterica e fobica per instillare nelle masse la paura del pericolo russo.
Ciò serve per giustificare il massiccio riarmo, l’aumento delle spese militari a scapito di quelle sociali e sanitarie, le finanziarie di guerra per gli enormi profitti dei monopoli energetici e bellici.
Le continue dichiarazioni sull’inevitabilità dell’attacco russo a paesi NATO/UE, le continue provocazioni da ambo i lati, non fanno altro che aumentare la tensione.
In questo clima la guerra aperta tanto invocata può divenire reale, anche per un banale incidente di droni che sconfinano.
Una guerra che, a questo livello di scontro fra imperialisti, difficilmente potrà essere combattuta solo con le armi convenzionali. Ragione di più per mobiltarsi contro il riarmo, i pericoli di guerra e per la pace!
Cacciare dal potere i fautori di guerra e riarmo
Il sistema capitalista-imperialista è la fonte delle guerre, il responsabile di crimini infami e aggressioni militari in ogni continente.
In tutto il mondo sono in corso oltre cinquanta guerre e conflitti armati, principalmente in Medio Oriente, Asia e Africa, in cui sono presenti aspre dispute interimperialiste, in primo luogo quella fra USA e Cina per l’egemonia.
L’industria bellica e il commercio di armi continuano a essere utilizzati come una fonte di rilancio per i profitti capitalistici in tempi di scarsa crescita.
Come nel passato, questa condizione aumenterà i pericoli di guerra, aggressione e instabilità.
La maggior parte delle potenze imperialiste, USA compresi, si trova ad affrontare difficoltà economiche ed è costretta ad aumentare i propri bilanci per la difesa. Nel caso della NATO la spesa per la difesa andrà dal 2% al 5% del PIL, accogliendo le richieste di Trump. Obiettivi che vengono raggiunti riducendo i fondi per i programmi sociali, previdenziali e sanitari.
Non possiamo perciò che riaffermare quanto la CIPOML ha dichiarato: “Nel contesto attuale, chiamiamo all’unità di tutte le forze anti-imperialiste e antifasciste per affrontare i nemici dei popoli. È necessario sbarrare loro la strada con un’unità salda e potente, che non sia solo uno slogan, ma un’azione organizzata e consapevole.
Che la nostra forza si esprima nell’azione quotidiana, in ogni ambito in cui i lavoratori resistono, in ogni paese in cui si levano voci contro lo sfruttamento e l’ingiustizia. Costruiamo un fronte che agisca a livello globale, alimentato dalle battaglie concrete che conduciamo nei nostri territori, capace di colpire l’imperialismo e di aprire la strada all’emancipazione.” (Manifesto 1° Maggio 2026).
Cacciare dal potere i fautori di guerra e riarmo, per impedire il coinvolgimento diretto nella guerra, è il compito e il dovere di ogni proletario cosciente!
Da Scintilla n. 162, settembre 2026
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