Alcune lezioni della lotta all’ex-Ilva
Gli operai dell’ex-Ilva stanno conducendo una difficile lotta contro la prospettata marea di licenziamenti e i piani di chiusura governativi, appena mascherati nei mesi scorsi da chiacchiere sulla “decarbonizzazione”.
La lotta è esplosa dopo la rottura tra governo e sindacati il 18 novembre, alla notizia della chiusura delle cockerie che disattendeva l’accordo sulla continuazione dell’attività produttiva non solo a Taranto, ma anche a Genova.
Il 19 a Genova (Cornigliano) è stato proclamato lo sciopero, l’occupazione degli impianti, il blocco della viabilità circostante con mezzi di movimentazione pesanti. Il giorno successivo, con modalità simili, è partita la lotta a Taranto.
Nei giorni successivi la lotta si è momentaneamente placata in vista della convocazione governativa di un incontro per il 28 novembre in cui, per la mancanza di novità, c’è stata una seconda rottura. È stata evidente la tattica di logoramento con cui il governo ha cercato di spegnere la mobilitazione mantenendo l’obiettivo dello smantellamento dell’ex-Ilva.
Nel frattempo sono emersi chiari tentativi di dividere le sorti di Genova da quelle di Taranto da parte del notabilato politico ligure in combutta con il governo e gli industriali. Non sono mancati nemmeno dissidi ed asprezze tra i vertici delle confederazioni dei due siti principali.
Il 1° dicembre, gli operai liguri sono ripartiti intensificando la lotta con blocchi della viabilità, aeroporto incluso. La lotta si è rafforzata con l’adesione degli operai Ansaldo, colpiti dal decentramento di lavorazioni, e di Fincantieri. Il giorno successivo la protesta è scoppiata a Taranto con lo sciopero ad oltranza, l’occupazione degli stabilimenti, il blocco della viabilità interna ed esterna.
A Genova il 4 dicembre la lotta si è estesa come sciopero generale del settore metalmeccanico, con blocchi estesi alle ferrovie e scontri con la polizia che ha sparato lacrimogeni ad altezza d’uomo, con un operaio ferito.
Gli operai, in particolare a Taranto, hanno dichiarato di opporsi ad ogni politica di divisione.
Di fronte alla combattività operaia il giorno successivo il governo ha dovuto fare marcia indietro garantendo, almeno fino a febbraio, la prosecuzione del lavoro nelle due città e in impianti minori.
Si è pure impegnato a cercare un “soggetto pubblico” che subentri nel caso i tentativi di cessione a fondi privati non dessero gli esiti sperati.
Solo a questo punto gli operai hanno tolto i blocchi, ribadendo però lo stato di agitazione e la vigilanza sugli impegni della controparte, pronti a riprendere la lotta se verranno disattesi.
Le due ondate di lotta si sono evidentemente sviluppate sulla spinta dal basso, organizzata, di lavoratori e delegati, in un contesto in cui vi sono stati attesismi e divisionismi da parte delle burocrazie sindacali.
La lotta degli operai ex-Ilva dimostra che la classe operaia sta rialzando la testa, affrontando asprezze e scontri acuti, travalicando con la sua forza gli ostacoli creati dalla borghesia e dai suoi agenti nel movimento sindacale. E che solo con la lotta dura si ottengono risultati, sebbene parziali. Nel periodo che abbiamo davanti questa dinamica si svilupperà a causa della durezza dell’offensiva capitalistica e delle politiche antioperaie che non danno nessuna garanzia su occupazione e ambiente.
La vertenza dell’ex Ilva prova l’errore di quanti hanno parlato di “stanchezza” e “rassegnazione” operaia e costituisce un insegnamento per l’intera classe proletaria.
Con il calo della produzione industriale la lotta contro i licenziamenti, per l’occupazione, è destinata a diventare più ampia e acuta, esigendo forme di unità di azione secondo la politica di fronte unico.
Tutti gli operai dovrebbero far tesoro dell’esperienza di lotta all’ex Ilva. Senza dubbio una maggiore mobilitazione e coordinamento tra le principali realtà produttive avrebbe permesso una lotta più ordinata, compatta e continuativa. Ciò rimanda alla questione decisiva della direzione politica della lotta, che solo un autentico partito comunista, reparto di avanguardia della classe operaia, può assicurare.
Da Scintilla n. 156, dicembre 2025
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