Alleanze elettorali e fronte popolare
Lo scorso 25 ottobre, in un’assemblea nazionale svoltasi in un cinema romano, si è avviato un progetto politico volto a unire le forze che si propongono di costruire “una vera alternativa alle politiche bipartisan di austerità e di guerra”.
Perno di questa alleanza politica e sociale, che punta a presentarsi con proprie liste alle elezioni del 2027, è Potere al Popolo (PaP).
Ad oggi, oltre a PaP, ne fanno parte il sindacato USB, reti ecologiste, case del popolo, associazioni, centri sociali e comitati locali, componenti di Rifondazione e del Pci, esponenti della cultura «radicale» e altre forze.
Diversi compagni ci hanno chiesto cosa ne pensiamo di questo progetto politico che viene presentato come di “lunga prospettiva”.
Esprimiamo quindi brevemente la nostra posizione.
Il primo punto da chiarire è la natura di questa alleanza che è soprattutto di carattere elettorale: basta leggere i programmi politici e le dichiarazioni delle forze che lo lo compongono per comprendere che si tratta di una coalizione di carattere socialdemocratico di sinistra, con riferimenti internazionali che spaziano dalla France Insoumise, a Sumar, dal PTB a Zohran Mamdani.
Questa alleanza punta a contribuire a sconfiggere il governo Meloni nelle urne, non con la lotta.
Quanto alla presunta ”alternativa” al PD e al M5S più volte abbiamo visto queste stesse forze socialdemocratiche rapportarsi “positivamente”, a livello locale e nazionale, con la sinistra borghese e i populisti favorendo quelle illusioni democraticiste che si sviluppano specialmente quando un governo reazionario o fascista è al potere.
In quanto comunisti attribuiamo importanza politica alle elezioni e ci assumiamo le nostre responsabilità quando la posta in gioco lo richiede, ad esempio di fronte al pericolo fascista, riservandoci sempre la libertà di svolgere in maniera indipendente l’agitazione, la propaganda e la critica politica.
In ogni caso la nostra preoccupazione principale e permanente è quella di rendere la classe operaia e le masse popolari attori della lotta per soddisfare le loro rivendicazioni e realizzare un cambiamento sociale fondamentale; il che significa spezzare le catene delle istituzioni dello Stato borghese, in particolare i suoi meccanismi di delega, attualmente in profonda crisi.
La nostra priorità è il lavoro per sviluppare la coscienza della necessità di una rottura rivoluzionaria con il sistema capitalista-imperialista.
La lotta che conduciamo contro lo sfruttamento, l’impoverimento dei lavoratori, la fascistizzazione, la guerra imperialista, per rifiutare di pagare le crisi del capitale, non è mai una lotta “in sé”, ma la integriamo nella più generale lotta per la rottura rivoluzionaria con il sistema vigente, che può essere guidata e portata alla vittoria solo grazie all’esistenza di un autentico partito comunista, per la cui ricostruzione lottiamo.
L’alleanza che ruota attorno al partito-movimento PaP non si pone questi obiettivi, né dal punto di vista del suo programma, né nella sua composizione, né dal punto di vista del suo funzionamento.
Non vuole infatti sviluppare una politica rivoluzionaria, ma una “politica differente”; non ha per obiettivo quello di fare dell’Italia un paese socialista, ma “un paese più felice”.
Il “moderno socialismo” di PaP non è quello proletario, scientifico, ma quello piccolo borghese che Marx e Engels criticavano nel Manifesto del Partito Comunista.
Dietro lo slogan “Cambiare tutto” si vogliono conservare gli attuali rapporti di produzione che contrastano con il carattere delle forze produttive.
Ma c’è un’altra questione di fondo che è necessario chiarire.
Oggi, con l’offensiva brutale e reazionaria del capitalismo, con la minaccia fascista in molti paesi, con i pericoli di guerra imperialista, la realizzazione di un fronte popolare (nelle sue varie espressioni e denominazioni) che presuppone alleanze con gli strati della piccola borghesia urbana e rurale colpiti e impoveriti dalla crisi economica, dalle misure di austerità, etc., è un obiettivo fondamentale.
Ogni alleanza ha sempre una forza egemone, una direzione, che può essere espressione di questa o quella classe o strato sociale.
Chiaramente un fronte o una coalizione popolare senza la classe operaia alla sua base (fronte unico proletario) e alla sua testa è inconcepibile per i comunisti (marxisti-leninisti).
Quando parliamo di direzione della classe operaia nei fronti popolari, non ci riferiamo solo al ruolo che dovrebbe svolgere il partito comunista, in quanto suo reparto di avanguardia organizzato e cosciente.
Direzione di classe significa lottare per realizzare organismi di fronte popolare, non partitici, che siano nella mani di numerosi elementi combattivi di estrazione proletaria.
Un vero fronte popolare deve non solo includere i rappresentanti della classe operaia con le loro rivendicazioni politiche ed economiche, parziali e immediate, ma vederli alla sua testa, nel fuoco della lotta.
Questo aspetto fondamentale è del tutto ignorato nell’alleanza che ruota attorno a PaP, una formazione egemonizzata da elementi che negano la funzione rivoluzionaria che spetta alla classe operaia, sostituita da una generica “maggioranza” contro una “minoranza”.
Tale profondo limite comporta che la politica di fronte venga di fatto negata e l’alleanza si presenti come un cartello politico ristretto a momenti congiunturali, volto principalmente alla lotta sul terreno elettorale per “far entrare nelle istituzioni i soggetti sociali che non sono rappresentati”, in concorrenza con il “campo largo” borghese.
Si tratta di un obiettivo tipicamente riformista, che mira a recuperare i “delusi” della tradizionale sinistra revisionista e socialdemocratica, settori di astensionismo “semi-consapevole”, assieme a qualche scranno parlamentare, spargendo illusioni sulla possibilità di governare il sistema capitalista-imperialista a favore delle masse.
Seguiremo attentamente gli sviluppi di questa alleanza nella quale, sotto l’acutizzarsi della offensiva del capitale e dei pericoli di guerra, matureranno elementi di crisi.
È indispensabile che la sinistra operaia e popolare, rivoluzionaria e anticapitalista, le forze politiche, sindacali e sociali che resistono all’offensiva capitalista, alla reazione, alla fascistizzazione e al militarismo costruiscano momenti di incontro, discussione e mobilitazione in comune, formino una vera coalizione popolare stabile, basata sulla lotta alla borghesia imperialista e ai collaborazionisti.
In questo modo riaffermeranno la loro natura di classe e rivoluzionaria, che le distingue nettamente dalle espressioni della socialdemocrazia di destra e di sinistra.
Da Scintilla n. 156, dicembre 2025
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