Ancora sui nostri compiti nella situazione attuale
Il compito politico fondamentale che ci siamo posti è contribuire attivamente alla formazione di un’organizzazione comunista che sviluppi il legame, l’unione fra socialismo scientifico e movimento operaio come condizione fondamentale per la ricostruzione del Partito quale reparto di avanguardia del proletariato nella lotta per la sua emancipazione.
Chiunque respinga questo compito in secondo piano e non subordini ad esso tutti gli altri compiti, s’incammina per una via sbagliata e arreca un grave pregiudizio al movimento comunista e al movimento operaio.
Lo respingono in secondo piano quelle forze che ritengono di avere già costituito il partito e come tale si autodefiniscono; coloro che surrogano l’attività politica rivoluzionaria con l’attività sindacale a favore di questa o quella parrocchia; coloro che ripercorrono la fallimentare via revisionista e socialdemocratica.
Lo pongono invece in primo piano quelle forze, quei compagni, organizzati e singoli, che decidono di cooperare e impegnarsi per la formazione di una “organizzazione intermedia”, preparatoria del Partito.
Per procedere correttamente su questa strada dobbiamo comprendere sino in fondo la realtà in cui agiamo, per giungere a conclusioni e decisioni corrette.
La lotta per l’unità dei comunisti e degli elementi di avanguardia del proletariato in una sola organizzazione compatta e centralizzata, basata sull’unità di idee programmatiche, tattiche e organizzative, non avviene in laboratorio, ma nelle specifiche condizioni della sconfitta transitoria del socialismo e del movimento operaio internazionale, le cui cause sono da ricercarsi nell’egemonia del moderno revisionismo, affermatosi nella seconda metà degli anni ‘50 del secolo scorso e sfociata nel “collasso del socialismo”.
Nel nostro paese gli effetti distruttivi causati dalla sconfitta transitoria (profonda, multilaterale e internazionale) sono stati particolarmente gravi e si sono sommati alle modificazioni dei rapporti di classe determinate dai processi di ristrutturazione capitalistica e di deindustrializzazione.
Gran parte delle conquiste materiali e ideologiche della classe operaia sono state distrutte. Molteplici esperienze e conoscenze accumulate sono state disperse. Le sezioni avanzate della classe sono state disarticolate e indebolite. Si è determinata una profonda crisi di direzione sul piano delle lotte economiche e politiche (sebbene non ancora rivoluzionarie). Nel movimento operaio e sindacale c’è disorganizzazione e demoralizzazione. Tra le file proletarie si è smarrita la fiducia nel socialismo e si è prodotta una profonda penetrazione delle ideologie borghesi e piccolo borghesi (nazionalismo, neocorporativismo, ecc.).
Gli operai, nella loro maggioranza, sentono di contare poco, sentono di essere marginalizzati e scivolati ancora più in basso nella scala sociale, non hanno fiducia nel futuro e rimangono “prigionieri del presente”. I giovani operai non vogliono nemmeno essere chiamati “operai”, perché pensano che questo significa essere dei “perdenti”.
Molti operai votano per i partiti di destra, schifati dalle politiche applicate dai partiti della sinistra borghese (Jobs Act, controriforma Fornero delle pensioni, etc.) e sedotti dalla demagogia sociale leghista e fascista.
Sono pochi gli operai coscienti di appartenere ad una stessa classe sociale internazionale che ha una precisa funzione storica.
Solo una piccola minoranza di proletari è attivamente interessata alla lotta politica e sindacale da un punto di vista di classe.
Vi sono quadri operai stimati e capaci, ma sono divisi, subiscono la situazione di frammentazione esistente e perciò non riescono a pensare e agire collettivamente.
La sconfitta transitoria del socialismo e la controrivoluzione hanno indebolito le condizioni della classe operaia per organizzarsi e agire come forza sociale indipendente e contrapposta alla borghesia, alle sue istituzioni, ai suoi partiti.
Il risultato è che la gran massa degli operai e dei lavoratori sfruttati e impoveriti quando lotta lo fa senza coscienza e senza programmi che esprimono i propri interessi di classe. Spesso senza nemmeno sentire la necessità di ciò.
Fra gli effetti più negativi di ciò: si tende a prendere dai padroni ciò che si può ricavare, senza curarsi delle ripercussioni su altri operai abbandonati alla loro sorte, e su se stessi a più lungo termine; si lascia la direzione della lotta politica e sindacale a elementi che sono di volta in volta i capi delle forze borghesi reazionarie o della socialdemocrazia borghese, i quali cavalcano e strumentalizzano il malcontento e la rabbia proletaria.
Conseguenza di questa situazione è la scarsissima capacità della classe operaia di legare a sé gli altri elementi oppressi e sfruttati della popolazione.
La contraddizione fra l’aggravarsi della crisi generale del capitalismo e l’arretratezza del fattore soggettivo è lampante.
Il sistema basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione fa acqua da tutte le parti, ma momentaneamente ha vinto nella testa degli operai, che pure vedono peggiorare continuamente le proprie condizioni di lavoro e di vita.
Siamo in una condizione storica transitoria – l’epoca della rivoluzione proletaria non è finita, abbiamo perso battaglie, non la guerra- in cui la borghesia è in un vicolo cieco e affonda sempre più, ma può godere dei vantaggi dei rapporti di forza emersi dalla sconfitta temporanea del socialismo, mentre il proletariato non è ancora in condizioni di spazzarla via, pur avendo accresciuto le sue forze a livello mondiale.
E’ evidente che questa situazione di sproporzione tra il livello di “accumulazione” delle contraddizioni sociali e politiche e l’attuale capacità di lotta della classe operaia ha effetti rilevanti sul processo di ricostruzione del Partito comunista.
Ad esempio, ci impedisce di porre subito come obiettivo la costituzione del Partito, cioè di passare immediatamente a questo stadio, pena mettere in piedi caricature grottesche, partiti-immagine privi di quadri e militanti proletari, di un minimo di rapporto politico e “fisico” con la classe.
Il Partito comunista è frutto di un processo, di uno sviluppo storico. E’ sotto l’influenza delle grandi battaglie di classe, è nel corso degli avvenimenti grandiosi e decisivi in cui si pongono in modo diretto le grandi questioni della vita sociale che si verifica un movimento, una riorganizzazione all’interno della classe. In questi frangenti essa si costituisce in partito indipendente e rivoluzionario, come fu nel 1921, pochi anni dopo una guerra mondiale, in una situazione di grave crisi, sulla spinta della Rivoluzione d’Ottobre e del Biennio rosso.
Una cosa è costituire un Partito comunista nelle condizioni di esistenza di un potente Stato socialista, con un’Internazionale comunista attiva, in un periodo di sviluppo internazionale del movimento rivoluzionario, o che almeno veda presente ampi strati di militanti comunisti e operai; altra cosa è formarlo in un periodo storico in cui non esistono tali fattori, in cui gli effetti della sconfitta della classe operaia sono seriamente avvertiti e le concezioni borghesi sono ampiamente predominanti fra gli operai.
Non possiamo scavalcare la difficile situazione esistente, resa particolarmente complessa nel nostro paese dall’influenza del revisionismo e dell’opportunismo vecchio e nuovo (espressione degli interessi della piccola borghesia e dell’aristocrazia operaia, sviluppatosi nelle particolarità di un lungo periodo storico relativamente pacifico). Non possiamo e non dobbiamo slegare il nostro intervento, le nostre proposte, il livello e l’influenza del nostro lavoro, dalla situazione concreta in cui agiamo.
Dobbiamo invece muoverci a partire dalle condizioni esistenti, dal livello di organizzazione e di coscienza di classe esistente, dalla quantità e dalla qualità degli operai avanzati di oggi, dalle nostre relazioni con la classe operaia e con le sue organizzazioni di massa. E’ evidente che queste condizioni hanno un impatto rilevante sul processo di formazione e consolidamento di un partito politico indipendente e militante di classe, così come è lampante che i nuovi problemi non possono essere risolti nelle vecchie forme e con le vecchie vie, se non vogliamo cadere nelle “frasi scarlatte” e nelle fallimentari scorciatoie degli inventori di “partiti” che peggiorano la difficile situazione in cui è il nostro movimento.
Il comunismo è l’unione del movimento operaio con il socialismo scientifico.
Oggi abbiamo un movimento comunista debole, frammentato e ampiamente scollegato dal movimento operaio più o meno spontaneo, a sua volta profondamente indebolito.
Vi sono tendenze che spingono per allontanare ancor più i due termini della questione, le quali vanno a integrarsi con l’attività controrivoluzionaria della borghesia.
Se non comprenderemo correttamente i nostri compiti e non offriremo una risposta collettiva e organizzata per risolverli, il movimento operaio continuerà a brancolare attorno alla proprietà privata e allo Stato borghese, ad essere subordinato alla classe dominante, alla sua ideologia; e il movimento comunista continuerà ad essere un movimento isolato ed astratto, una frase vuota, che in alcuni casi si sottomette al movimento puramente sindacale.
Il nostro “che fare” va dunque controcorrente: lavorare per ricostruire e sviluppare il connubio fra movimento operaio con il socialismo scientifico, la loro unione; infondere attraverso la propaganda rivoluzionaria (espressa in forma popolare) le idee e la coscienza socialista nel movimento operaio, non trascinandosi alla sua coda, ma lottando per collegarsi con essa a partire dalle lotte quotidiane per allontanarlo dalla borghesia e dagli opportunisti, per renderlo indipendente da essi, aumentando la nostra influenza e capacità di orientamento.
Per assolvere tali compiti e responsabilità è indispensabile avvicinare, amalgamare e unire gli elementi migliori, più coscienti, più attivi e risoluti della nostra classe. In primo luogo quelli che si rendono conto delle esigenze dello sviluppo sociale ed esprimono il proposito di portare avanti la battaglia comune per la ricostruzione del Partito, vedendo in modo critico il proliferare dei “partitini”costituiti in questi anni e comprendendo che restare sotto la direzione opportunista significa andare alla disfatta o cadere nella passività.
Tale collegamento di lotta del proletariato rivoluzionario può e deve realizzarsi dentro un’organizzazione politica che abbia una compattezza ideologica di fondo, costituendo l’embrione, il primo stadio dello sviluppo del futuro Partito comunista, capace di esprimere fin da subito gli interessi dell’insieme della classe dei lavoratori salariati, il suo futuro. Un’organizzazione che sostenga gli operai nelle lotte quotidiane per sviluppare la loro coscienza di classe, che cooperi con esse per diffondere un punto di vista e una prospettiva rivoluzionaria, che combatta la tendenza a restringere la lotta operaia al solo aspetto economico e agisca per combinare sistematicamente la lotta politica rivoluzionaria a quella che scaturisce dai problemi quotidiani della vita operaia, sviluppando denunce politiche e parole d’ordine che sintetizzano gli obiettivi dei comunisti.
Un’organizzazione che sappia approfittare delle acute contraddizioni create dal capitalismo per sviluppare con la propaganda e l’agitazione rivoluzionaria i legami con la classe operaia, particolarmente con lo strato decisivo dei proletari di avanguardia. Un’organizzazione con una direzione collettiva, forgiata attraverso le esperienze della lotta di classe, capace di orientare tutti i tipi di associazioni e organismi proletari (sindacati, circoli, fondi di resistenza, comitati, etc.), che lavori per l’unità dei comunisti in un solo Partito e sia indissolubilmente legata all’espressione più matura e coerente del Movimento comunista internazionale.
Quali saranno i criteri fondamentali per valutare la crescita di questo embrione?
La formazione di un nucleo dirigente operaio, saldo ideologicamente, coeso e combattivo, che assimili gli aspetti fondamentali del marxismo-leninismo, dia battaglia all’opportunismo e sia capace di assumere i compiti politici e organizzativi della costruzione del Partito; la formazione, lo sviluppo e la salvaguardia di quadri conquistati all’interno dei movimenti di lotta della classe operaia; lo sviluppo di una vasta azione di agitazione e propaganda con appositi strumenti; l’elaborazione del programma e della tattica.
La costituzione e quindi la costruzione di questa “organizzazione intermedia”, l’avvio di un lavoro pratico fra i comunisti e gli operai d’avanguardia che si riconoscono nella teoria e nella tattica del movimento di emancipazione del proletariato è il problema posto e da risolvere, senza sprecare altro tempo.
Solo dopo aver chiuso col sistema dei circoli e dei gruppi ed esserci liberati dalla loro mentalità ristretta e locale, solo dopo aver dato vita ad una scuola politica per gli operai avanzati, solo dopo aver forgiato e rinsaldato un’organizzazione unica del proletariato rivoluzionario, abbastanza forte, compatta ed estesa, solo dopo che i compagni che in essa si riuniranno cominceranno a saldare il socialismo scientifico con la classe operaia, la questione della fondazione del Partito diverrà qualcosa di reale e non di campato per aria.
Da Scintilla, marzo 2020
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