Ancora una morte sul lavoro in provincia di Massa Carrara nel settore lapideo
A perdere la vita stavolta è stato un operaio di 44 anni, Aldo Gullotti, schiacciato dalle lastre di marmo. E’ il terzo dal febbraio 2025, dopo qualche anno senza vittime.
Tra qualche anno la magistratura stabilirà la propria verità giuridica che oscillerà, neanche a dirlo, tra l’errore umano, magari della vittima, e l’omicidio colposo, nella migliore delle ipotesi.
Sappiamo che la stragrande maggioranza degli omicidi sul lavoro è causato dalle leggi intrinseche del capitalismo, dalle quali nessun padrone o padroncino può svincolarsi.
Sappiamo che le migliori normative sulla tutela della salute e della sicurezza sul lavoro rimangono lettera morta se non vi sono adeguati rapporti di forza per farle applicare e rispettare.
Perciò partecipiamo criticamente, con le nostre parole d’ordine anticapitaliste, alle rituali manifestazioni e agli scioperi proclamati dalle burocrazie sindacali.
E quali sono le parole d’ordine dei comunisti?
Che a prescindere dalle responsabilità giuridiche ad essere criminale è il profitto e la sua spasmodica ricerca che richiede più produttività individuale, riduzione dei costi della sicurezza e ritmi forsennati, anche nel mese di agosto con temperature insostenibili.
Nel caso del lapideo, leva economica della provincia, al crimine contro la classe lavoratrice se ne aggiunge un altro: la distruzione dell’ambiente e delle montagne, portato avanti dall’attività estrattiva in maniera aggressiva e predatoria, senza rispetto per la natura, con l’inevitabile rilascio nei fiumi e sul suolo del materiale di risulta altamente inquinante.
Giungano alla famiglia di Aldo, da parte della nostra Organizzazione, il cordoglio e la solidarietà.
Ma giungano ancora più forte ai proletari del settore le parole dei comunisti: è tempo di dire basta alle promesse dei padroni e delle istituzioni!
È tempo di lottare seriamente contro le cause degli omicidi e degli infortuni sul lavoro, di fermare immediatamente la produzione in assenza di sicurezza sul lavoro, di esigere forti aumenti dei salari e riduzione dell’orario e dei ritmi di lavoro, di farla finita con il precariato.
Mobilitiamoci uniti per difendere la nostra classe, la nostra vita, la nostra salute, il nostro futuro, per una nuova e superiore società in cui sia abolito lo sfruttamento dell’essere umano e della natura, in cui non vi sia più la proprietà privata dei mezzi di produzione, condizione basilare per sopprimere nocività e omicidi sul lavoro.
Alla lotta, all’organizzazione!
5 agosto 2026
Organizzazione per il partito comunista del proletariato
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