Approfittare delle contraddizioni borghesi  per rafforzare l’opposizione di classe

Il governo Meloni nel perseguire gli obiettivi di svolta reazionaria-repressiva e di lustrascarpe dell’imperialismo USA che tenta, con la presidenza Trump, di disgregare la UE, sta incontrando seri ostacoli.

Da un lato le masse popolari, tra cui larghe fasce giovanili, sono in movimento ed esprimono (con gli scioperi economici, le manifestazioni pro-Palestina, la mobilitazione contro il Decreto “sicurezza”,  contro la devastazione ambientale, sul terreno dell’antifascismo, etc.) un’opposizione per nulla  scontata, che sta proseguendo.

Dall’altro la prosopopea dei ministri che vorrebbero creare  un’opinione pubblica a loro favorevole gridando ai complotti interni e internazionali per nascondere la debolezza del capitalismo italiano e le loro magagne.

Certo è che la strada si fa stretta per i gruppi dirigenti. Se Trump, al momento di stabilire i dazi non guarderà in faccia l’attrice di palazzo Chigi, un progetto imperialista come quello della UE non si lascerà facilmente scompaginare senza reagire.

La stessa avanzata delle forze di estrema destra e fasciste in paesi chiave, come la Germania, non è un processo lineare e pacifico, come hanno dimostrato le imponenti manifestazioni in Baviera e nel Baden-Wuttemberg.

La vicenda Corte dell’Aia – Almasri, che va letta come frutto di una lotta fra potenze europee “amiche”, è solo un inizio. Non tarderanno accordi sottobanco e manovre per mettere Roma ai margini.  Anche sul demagogico ‘Piano Mattei’ la Meloni non troverà una strada spianata.

Se è stato agevole mettere fuori personaggi minori come Sangiuliano, non altrettanto facile sarà il disinnesco della bomba della titolare del turismo, dotata di notevoli entrature e potere ricattatorio ai massimi livelli istituzionali.

Un ostacolo notevole per Meloni si sta rivelando la casta burocratica giudiziaria che si erge in difesa dei propri privilegi.  Sottoposta ad una manovra di imbavagliamento, con la proposta di “separazione delle carriere”, la magistratura reagisce alle malefatte di ministri che pensano che le leggi siano già pienamente calpestabili. Le sentenze sui migranti spediti in Albania ne sono un esempio.

Intendiamoci:  il diritto borghese si fonda sulla difesa indefettibile dell’ordinamento capitalistico. Il giudice se ti deve condannare perché hai fatto un blocco stradale per protestare contro i licenziamenti non fa uno sconto in base alla tua collocazione politica, ma applica la legge borghese e ti dichiara colpevole. Punto.

Tantomeno possiamo appoggiare coloro che fanno delle contraddizioni nella classe dominante, invece che delle contraddizioni di classe, il fulcro della loro politica.

La magistratura si sta opponendo con spirito di corpo al progetto governativo di mettere la parte inquirente sotto controllo del Ministero della giustizia, che vorrà dire implicare direttamente la casta giudiziaria nella difesa degli esponenti del potere esecutivo.

Ciò fa il paio con la legislazione tesa ad assolvere le forze di polizia nel caso di abusi,  “maniere forti” e atti criminosi.

Assieme al Premierato e all’Autonomia Differenziata e al Ddl 1660, si tratta di passi del processo di fascistizzazione che comprende l’aumento della repressione e del controllo sociale, lo sguinzagliamento delle bande fasciste e la legittimazione della loro ideologia, l’impunità delle attività criminose (tra cui speculazioni e truffe) di molti capitalisti ai danni dei cittadini, specialmente dei proletari.

Un processo che va contrastato e fermato con ben altri mezzi di quelli di una pallida e inconcludente opposizione parlamentare, che perseguendo a tutti i costi la collaborazione di classe divide e disarma politicamente la classe operaia di fronte all’offensiva reazionaria. Una falsa opposizione che nasconde la natura di classe del fascismo e considera la fascistizzazione come un fenomeno passeggero, proponendosi di subentrare alla guida del comitato d’affari della borghesia per ricominciare con la politica dell’alternanza fra zuppa e pan bagnato.

Un’opposizione che non è nemmeno capace di sfruttare le contraddizioni e l’instabilità che lo stesso governo, nel suo procedere tormentato, crea ogni giorno.

Per battere il governo Meloni che si trova sempre più in difficoltà su tutti i terreni, per fermare la reazione e la fascistizzazione, la politica di guerra,  per la difesa dei diritti dei lavoratori e delle libertà democratiche, per la libertà dei popoli, è necessario non mettersi al carro della finta opposizione parlamentare, ma promuovere la più larga opposizione popolare, sulla base dell’unità di azione del proletario in difesa dei propri interessi economici e politici.

Se gli onesti democratici e progressisti, compresi quelli presenti nei sindacati, se ne renderanno conto e vorranno compiere qualche passo in questo senso, ebbene lo facciano: nessuno disdegnerà la loro presenza, purché non sia un cuneo per dividere e immobilizzare le proteste di massa.

Da parte nostra non solo staremo dentro al movimento reale di opposizione ma, nei limiti delle nostre forze, agiremo per promuoverlo e allargarlo, guardando oltre l’obiettivo pur urgente di fermare e cacciare con la lotta il governo di estrema destra, portandovi dentro la nostra politica e i nostri fini coerenti con la prospettiva rivoluzionaria di affossare questo marcio sistema di oppressione e sfruttamento.

Da “Scintilla” n. 151, febbraio 2025

 

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