Aumenta la benzina, aumenta tutto! Basta con l’attesa passiva, lottiamo uniti per il pane, il lavoro, la pace!

Operai, lavoratori, disoccupati!

Non passa giorno che l’attacco al salario si fa più pesante.

La benzina sta sopra i 2 euro/lt., il gasolio in alcune autostrade ha superato i 3 euro/lt, mentre i monopoli dell’energia fanno profitti record grazie alla speculazione. Il governo incassa più entrate fiscali, ma taglia fondi alla sanità, alla scuola e ai servizi per finanziare il riarmo.

Quando aumenta la benzina aumenta tutto: non solo i costi di trasporto, ma anche la frutta e le verdure, il latte e le uova, il pane e la pasta, la carne e il pesce, le bollette della luce e del gas, i biglietti dei mezzi pubblici, le tariffe comunali dei servizi…e adesso arrivano anche i rincari fino al 4% per libri e materiale scolastico.

Ma l’aumento dei prezzi non colpisce tutti allo stesso modo. Per i capitalisti che fissano i prezzi è l’occasione di maggiori profitti. Per i lavoratori significa perdita di salario, continui sacrifici e rinunce. Si va a comprare in sconto prodotti di scarsa qualità e vicini alla scadenza. Sempre di più sono coloro che devono rinunciare a curarsi.

Dal 2021 a oggi i salari reali hanno perso per l’inflazione quasi il 9% del loro potere di acquisto, a causa della politica di compressione salariale e concertazione fra governo, padroni e vertici sindacali. Una rapina organizzata per trasferire ricchezza dalla classe sfruttata a quella sfruttatrice.

I contratti di lavoro hanno recuperato solo una parte di quanto perso. Di fatto lavoriamo gratis per i capitalisti per più ore e più giorni l’anno.

Quello che ci attende nei prossimi tempi non è difficile capirlo. Il carovita è strettamente legato alla politica di guerra imperialista che gli USA e Israele conducono in Medio Oriente e nel Golfo, la Russia e il blocco NATO/UE in Ucraina. Inoltre, la crisi climatica mette in ginocchio l’agricoltura. Le quotazioni di petrolio, del gas, del grano, dei fertilizzanti, sono in rialzo e si riducono le scorte.

Questo significa che la produzione rallenterà, vi saranno chiusure di fabbriche, cassa integrazione e licenziamenti (sono già oltre 100 mila i posti di lavoro a rischio), mentre i prezzi della benzina, dei generi alimentari, si alzeranno ancora.

Non facciamoci illusioni. Il governo Meloni nulla di serio ha fatto per tutelare i lavoratori e le famiglie povere dal carovita e nulla farà. Stanzia invece decine di miliardi per le armi, concede l’uso delle basi, invia mezzi e navi militari, con i “decreti sicurezza” limita la libertà di manifestare e protestare, divide e mette uno contro l’altro gli sfruttati.

Questo governo, garante degli interessi dei capitalisti che beneficiano della guerra e dei sacrifici dei lavoratori, sta preparando dietro una cortina fumogena di menzogne l’ennesima manovra di austerità e riarmo (22 miliardi), altre mazzate antipopolari, mancata tassazione e nuovi sussidi per i padroni.

Da parte sua la balbettante e frammentata opposizione borghese, distante anni luce dalle condizioni e dalle esigenze operaie, pensa solo alle competizioni elettorali per tornare a governare applicando politiche liberal-riformiste volte a perpetuare gli attuali rapporti sociali di produzione e la schiavitù salariata.

Se non ci muoviamo subito e in massa l’autunno vedrà l’ulteriore abbassamento del tenore di vita dei lavoratori, l’aumento della povertà, della miseria, del degrado.

Il malcontento dilaga, ma deve trasformarsi nel solo mezzo che abbiamo per difenderci: la lotta di massa. Nella lotta fra capitale e lavoro sono i rapporti di forza a decidere!

La protesta va perciò sviluppata nei luoghi di lavoro, nelle associazioni di massa, nei quartieri popolari. Spetta ai comunisti, agli operai avanzati, ai sindacalisti combattivi, ai giovani proletari rivoluzionari mettersi alla testa della mobilitazione.

Facciamo sentire in ogni occasione le nostre necessità e l’avversione alla politica di guerra e di fame.

Approfittiamo di ogni occasione per scioperare e manifestare in difesa dei nostri interessi; non per le briciole e le elemosine statali, ma per forti aumenti di salario, specie per i livelli più bassi.

Spingiamo i sindacati a un vero sciopero generale unitario, condannando il divisionismo di chi vuole coltivare i propri orticelli a scapito degli interessi generali della classe operaia.

I proletari, le masse oppresse, non sono responsabili della recessione e dell’inflazione e non devono pagarle. Le risorse per affrontare la situazione ci sono, stanno nelle casse dei padroni, dei ricchi, ma il governo si rifiuta di toccarle!

Anziché stringere la cinghia, mobilitiamoci per far pagare i capitalisti, i ricchi, i parassiti che intascano milioni di profitti ogni anno sulle nostre spalle!

I tempi duri richiedono una lotta dura su chiari obiettivi.

Forte aumento generalizzato del salario completamente detassato, adeguamento automatico dei salari all’inflazione! 

Nessun posto di lavoro deve essere perso, nessuna fabbrica deve essere chiusa!

Abolizione dell’IVA sui generi di prima necessità!

Indennità di disoccupazione e bonus per coprire le necessità vitali dei disoccupati e delle loro famiglie!

Esigiamo un’imposta straordinaria che colpisca i patrimoni della minoranza più ricca della società, la tassazione fortemente progressiva su profitti ed extraprofitti, rendite, interessi, alti redditi.

Non bombe, armi, missili e spedizioni militari, ma ospedali, scuole, case popolari!

Via il governo della miseria, della menzogna e dei fautori di guerra!

Finché il potere starà nelle mani di una minoranza di profittatori, il carovita continuerà ad essere un’arma contro i lavoratori. L’alternativa non è un “governo più buono”, ma una rottura radicale con il sistema che genera miseria, disperazione e guerra.

Una vera riforma sociale può nascere solo dalla trasformazione rivoluzionaria dell’intera società.

Per questo diciamo che la lotta per il pane, il lavoro e la pace devono andare di pari passo con la lotta per liberare una volta per tutte il nostro paese dagli sfruttatori, dai parassiti e dai guerrafondai, per conquistare un nuovo e superiore ordinamento sociale.

Uniamoci, mobilitiamoci, organizziamoci!

1° settembre 2026

Organizzazione per il partito comunista del proletariato

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