Basta salari da fame!

I salari operai, fra i più bassi dell’Ocse, hanno perso potere d’acquisto, almeno il 13%, con l’inflazione di questi ultimi anni. Le piattaforme per i rinnovi contrattuali recuperano solo in parte quanto perso.

Le trattative in corso con i padroni, come quella in corso per il milione e seicentomila metalmeccanici, ci fanno capire che l’obiettivo dei padroni non è quello di elargire concessioni salariali, ma di aumentare lo sfruttamento del lavoro salariato

I capi dei sindacati collaborazionisti, interessati solo al “tavolo” e ai loro privilegi, continuano nel balletto, mentre in alcune provincie come a Prato, vengono disdetti tutti gli accordi territoriali, ovvero salario (pari a una mensilità) e diritti.

Eppure i soldi ci sono e tanti, ma solo nei portafogli dei capitalisti e degli azionisti che hanno intascato lauti profitti in questi anni, nei conti correnti degli speculatori, dei ricchi.

La politica fiscale di Meloni e soci ha favorito evasori borghesi e piccoli borghesi, per gli operai nemmeno un caffè.  L’affondamento del sussidio ai poveri e del salario minimo la dice lunga sulla politica antioperaia e antipopolare del governo in carica.

Il malcontento è alto in fabbrica.  C’è una “enorme questione salariale” dicono i capi sindacali, mentre ci dividono e ci tengono buoni.

È ora di alzare la testa, di far esplodere la nostra rabbia contro i capitalisti e i loro servi.

La fissazione del salario dipende dal rapporto di forza fra operai e capitalisti.

Solo con scioperi veri, solo con l’unità di lotta della classe operaia, solo con l’organizzazione proletaria si potrà ribaltare questa situazione.

Dobbiamo rompere con la lotta di classe gli argini della concertazione e della moderazione salariale,  una politica che da decenni ha favorito la discesa del salario e la crescita dei profitti.

Serve una battaglia unificante per aumenti salariali veri, non solo a recupero di quanto perso, che mobiliti tutta la classe e che rompa con le compatibilità capitaliste e governative, con la subordinazione alle politiche capitaliste e imperialiste tese a scaricare sul proletariato i costi della crisi, del debito e della guerra.  Una linea coerente con una prospettiva di ripresa del movimento operaio e di rottura dell’ordine borghese esistente, per la rivoluzione proletaria e l’instaurazione di un nuovo ordine sociale: il socialismo.

Da Scintilla n. 147, settembre 2024

 

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