Con il Partito saremo tutto!
Stralci di uno degli interventi svolti nell’assemblea tenuta il 25 gennaio 2026 presso l’ex caserma occupata di Livorno assieme ai protagonisti delle lotte degli ultimi mesi, in cui sono stati affrontati temi di cruciale importanza per lo sviluppo del movimento operaio e comunista.
ll 21 Gennaio 2026 celebriamo due anniversari che fanno parte della memoria storica del proletariato rivoluzionario: il 105° della fondazione del Partito Comunista d’Italia – sezione della III Internazionale comunista, e il 102° della morte di V. I. Lenin, il più grande teorico e guida del proletariato e dei popoli oppressi, capo del partito bolscevico, che con le sue tesi, i suoi discorsi e messaggi diede un fondamentale contributo alla fondazione del Partito nel nostro paese.
Due eventi particolari che favorirono la rottura con il riformismo e con il massimalismo opportunista: l’esperienza del Biennio Rosso, culminata con l’occupazione delle fabbriche nel 1920, fallita per la mancanza di una direzione politica che mirasse alla conquista del potere in una situazione che era rivoluzionaria; la spinta decisiva della III Internazionale comunista.
Con la fondazione del Partito, il proletariato del nostro paese uscì dalla “preistoria”, cioè dalla subalternità ai partiti della borghesia, sostenitori della proprietà privata, esprimendo un proprio partito indipendente e rivoluzionario.
Oggi, nonostante vi siano partiti e gruppi che dicono di essere comunisti, il proletariato rimane privo di un suo autentico partito politico indipendente e rivoluzionario, distinto e contrapposto ai partiti delle classi proprietarie, sfruttatrici.
Senza partito la resistenza del proletariato rimane senza orientamento e direzione politica, i movimenti che nascono spontaneamente sono destinati a disperdersi, a lottare invano.
Senza questo strumento la classe operaia e le masse popolari potranno anche conoscere momenti di straordinaria mobilitazione, ma non saranno in grado di elevarsi al livello della lotta per la presa del potere e il rovesciamento dei rapporti capitalistici e si troveranno sempre decapitate ideologicamente e politicamente nello scontro con la borghesia.
Nella situazione attuale la necessità di un partito comunista, si sente sempre di più. Negli ultimi decenni il sistema capitalista è passato di crisi in crisi, da cui si acuiscono le contraddizioni in tutti i campi.
Centinaia di migliaia di operai sono sotto la scure dei licenziamenti, le condizioni di lavoro sono in costante peggioramento, la mattanza quotidiana sui luoghi di lavoro non conosce tregua.
Il salario continua a perdere potere di acquisto, il precariato e la miseria dilagano, milioni di proletari non riescono più a curarsi; le bollette, le tasse sono alle stelle, il diritto all’abitare è negato.
Le libertà di sciopero e di manifestazione sono attaccate apertamente, la protesta sociale è criminalizzata e repressa, i centri sociali sono sgomberati mentre si proteggono le sedi fasciste, si varano a ripetizione “pacchetti sicurezza” liberticidi.
La fascistizzazione dello Stato borghese ha come suo punto d’irradiamento i gruppi più reazionari, sciovinisti e guerrafondai del capitale monopolistico, in primo luogo quello USA che è il battistrada della reazione mondiale.
È cominciata una nuova lotta per la spartizione del mondo fra potenze imperialiste e monopoli, per impadronirsi dei territori stranieri, per conservare o per togliere le sfere di influenza; in nome della supremazia mondiale si moltiplicano le aggressioni, le ingerenze, gli interventi e i golpe militari, diretta continuazione di politiche imperialistiche.
Politica ed economia di guerra, militarizzazione, repressione, guerra interna ed esterna, procedono di pari passo.
Mentre il capitalismo mostra il suo vero volto, operai, lavoratori, donne e giovani degli strati popolari si rendono conto che i partiti borghesi e piccolo borghesi di “sinistra” e di destra, opportunistici e socialdemocratici che in un modo o nell’altro difendono il sistema che opprime e sfrutta i lavoratori e i popoli.
Nel periodo di guerra, di crisi e di conflitti di classe aperti, di preparazione di grandi battaglie per la presa del potere, si sente sempre di più la necessità di un altro tipo di partito, di un partito indipendente e rivoluzionario della classe sfruttata, capace di risolvere i compiti che si pongono.
Sono dunque le caratteristiche del periodo storico in cui siamo, sono i compiti che si pongono in questa fase di conflitti acuti, a metterci di fronte in maniera più decisa al problema della costituzione di un partito di tipo leninista che diriga il proletariato alla lotta per il potere.
Il partito comunista è una necessità storica. Ma quale tipo di partito vogliamo costruire? Quali sono la sua natura, le sue caratteristiche, i suoi principi organizzativi?
Sono quelli indicati da Lenin e da Gramsci!
Un partito che sia di classe e di una sola classe, quella proletaria, che sia il più avanzato e fondamentale reparto di questa classe, in grado di assorbire i suoi migliori elementi.
Un partito armato di una teoria rivoluzionaria, che abbia come base ideologica i principi del marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario.
Non il revisionismo o l’illusorio multipolarismo che elude la dura realtà del capitale finanziario, del conflitto fra potenze imperialiste per una nuova spartizione del mondo; non l’appoggiarsi su un imperialismo per combatterne un altro; non le apologie dell’imperialismo che negano la lotta dei popoli oppressi per la completa liberazione nazionale, così come quella dei lavoratori per i diritti e libertà democratiche.
Un partito con una organizzazione costruita sulla base della produzione (cellule di luogo di lavoro), basato sul centralismo democratico, capace di adattarsi rapidamente alle diverse condizioni che lo scontro di classe impone, con una disciplina ferrea.
Un partito che diriga la classe attraverso i suoi militanti attivi nelle altre forme di organizzazione della classe, quali i sindacati e le associazioni di vario tipo.
Un partito che sia strumento della lotta per la conquista e il mantenimento del potere proletario.
Abbiamo detto che il partito politico indipendente della classe operaia è un’urgenza oggettiva, però questa necessità non si concretizza per decreto, o a data prefissata, ma nel corso di lunghe lotte.
Se nel 1921 il partito si è costituto per scissione da un partito riformista, oggi le condizioni storiche impongono che si ricostruisca per aggregazione di forze comuniste attorno a un centro coeso.
Dovere dei comunisti e degli operai avanzati, dei giovani proletari rivoluzionari, è dunque quello di raggrupparsi e integrarsi tenendo ben fermi e assimilando i principi, la teoria e le posizioni marxiste–leniniste, di organizzarsi nei luoghi di lavoro e nei territori, di cooperare e sviluppare il dibattito teorico e la propaganda rivoluzionaria assieme al lavoro pratico, di lavorare per unire il socialismo scientifico e la classe operaia, di tenere alta la bandiera dell’internazionalismo proletario, separandosi nettamente e apertamente da tutte le forme di revisionismo e di riformismo, dagli elementi opportunisti.
In questo percorso ribadiamo la funzione vitale svolta da una forma organizzativa intermedia fra la dispersione e il partito, di carattere marxista-leninista, dotata di un chiaro orientamento ideologico e di un programma politico rivoluzionario.
Avanti compagne e compagne, uniamoci, lottiamo e organizziamoci!
Con il Partito saremo tutto!
Da “Scintilla” n. 157, febbraio 2026
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