Con il popolo cubano! Solidarietà, denuncia e lotta antimperialista!
Lo scorso 11 aprile si è tenuta una giornata nazionale di solidarietà con Cuba, con una manifestazione unitaria a Roma, a cui hanno partecipato circa 10 mila persone.
Giusto difendere Cuba, ma bisogna con chiarezza unire la solidarietà alla denuncia antimperialista. Chiaro che Cuba non è una minaccia per nessuno, ma bisogna dire apertamente da che parte viene la minaccia e perché.
Questo è stato ribadito dai settori più avanzati e rivoluzionari nel corso della manifestazione.
Nel loro sfrenato corso aggressivo e guerrafondaio gli Stati Uniti imperialisti cercano da 64 anni di soffocare e distruggere il popolo cubano e le istituzioni che si è dato con un blocco economico criminale.
L’amministrazione del fascista Trump, non paga di scatenare aggressioni e guerre in più parti del mondo, oggi allunga le sue grinfie insanguinate su Cuba.
L’obiettivo è annientare tutte le conquiste della rivoluzione cubana.
Perché proprio adesso? Perché nello scontro interimperialista che avanza gli Stati Uniti vogliono ferocemente rimettere le mani sull’America Latina considerata come proprio “cortile di casa” secondo la vecchia “dottrina Monroe”.
Cuba rappresenta inoltre un forte valore simbolico. Piegare Cuba vuol dimostrare che nessun popolo può resistere alla furia reazionaria della superpotenza statunitense.
Il bloqueo statunitense contro Cuba dura da decenni, ma con Trump ha raggiunto un ulteriore passo in avanti, con un embargo totale che sta provocando mancanza di petrolio, blocchi energetici e la paralisi dell’economia.
Il tutto con l’obiettivo di destabilizzare e asfissiare il processo rivoluzionario cubano.
L’imperialismo yankee sta attuando una politica genocida verso il popolo cubano, cercando di tagliare tutte le fonti di sopravvivenza per portarlo alla fame e spingerlo a rivoltarsi contro il suo governo.
La pressione esercitata da Washington su diversi paesi alleati nella regione affinché ponessero fine ai loro accordi di cooperazione medica con Cuba ha portato alla fine delle brigate mediche cubane in Honduras, Guatemala, Paraguay, Saint Vincent e Grenadine, Bahamas, Antigua e Barbuda, Giamaica o Guyana, chiudendo questa fonte di entrate in valuta estera per lo Stato cubano.
Quando iniziò il bloqueo, le sanzioni poterono essere compensate grazie agli aiuti dell’Unione Sovietica e del Consiglio di mutua assistenza economica (Comecon).
Ma, ormai l’Unione Sovietica era in mano ai revisionisti e il Comecon era divenuto un loro strumento per contrallare l’economia di altri paesi nel proprio interesse egemonico. In nome della “sovranità limitata” gli Stati membri venivano spronati a privilegiare un corso di sviluppo unilaterale, con la conseguenza di una loro maggiore dipendenza economica dall’Unione Sovietica. Una linea che l’Albania socialista di Enver Hoxha rifiutò fermamente considerandola una forma di asservimento al revisionismo che minacciava la sovranità popolare e l’indipendenza albanese.
Il Comecon diretto dall’URSS revisionista assegnò a Cuba principalmente la produzione di zucchero, il che rese impossibile uno sviluppo economico armonico, trasformandola in un’appendice dell’economia sovietica.
In queste condizioni non fu possibile costruire il socialismo proletario, con un’industria concentrata e tecnicamente avanzata e un’agricoltura meccanizzata, basata sulla proprietà sociale dei mezzi di produzione, in grado di svilupparsi nell’interesse di tutta la società.
Di conseguenza, nel 1989, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Cuba e la sua economia si ritrovarono in gran parte isolate. Anche se poi, l’aiuto venezuelano, russo e di altri paesi, nonché i proventi provenienti dal turismo, hanno consentito una difficile sopravvivenza.
Il dinamismo dei rivoluzionari cubani, il loro stretto legame con le masse, la capacità di adattarsi ecoomicamente alla situazione dell’embargo, sono stati gli elementi chiave che hanno permesso la resistenza di Cuba per decenni.
Secondo le statistiche dell’US Geology Survey, Cuba dispone delle seconde riserve di nichel e cobalto a livello mondiale dopo l’Australia, la maggior parte delle quali sono localizzate nella provincia orientale di Holguin.
Se adeguatamente utilizzate potrebbero permettere uno sviluppo industriale e con ciò Cuba sarebbe meno vulnerabile.
Anche dal punto di vista petrolifero, i giacimenti potrebbero rendere molto di più, anche se si tratta di petrolio “pesante”.
Purtroppo, lo sviluppo insufficiente dell’industria petrolifera fa sì che l’isola sia dipendente dall’aiuto esterno.
La solidarietà e il sostegno politico al popolo cubano sono di grande importanza nella lotta contro l’imperialismo, mettendo in risalto il principio basilare dell’indipendenza e dell’autodeterminazione dei popoli.
Oggi, la solidarietà con Cuba riguarda sia la denuncia dell’embargo che l’avvio di azioni pratiche come mobilitazioni internazionali e reti di supporto materiale. In diversi paesi sono già state organizzate iniziative umanitarie, inclusi aiuti medici ed energetici, e convogli che portano beni sull’isola.
Dal Messico e Brasile sono arrivati 50 tonnellate di prodotti e altri aiuti sono giunti con il “Convoy Nuestra América a Cuba”, portato da centinaia di attivisti di 33 paesi. Le missioni Flotilla ed altre partite anche dall’Italia stanno portando aiuti, farmaci, ma non bastano.
Occorre dunque rilanciare la solidarietà con il coraggioso popolo cubano che non si arrende e non si vende!
Rigettiamo con forza le aggressioni e le minacce di invasione dell’imperialismo USA! Esigiamo la fine del bloqueo genocida! Difendere Cuba significa sostenere il diritto dei popoli alla sovranità e alla libertà, significa lottare contro l’imperialismo e per il socialismo!
Da Scintilla n.159, aprile 2026
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