Condanniamo la politica fascista anti-immigrati degli Stati Uniti

America Latina e Caraibi, 9 febbraio 2025

L’avanzata delle idee e l’insediamento di governi fascisti in varie parti del mondo, risaltano oggi negli Stati Uniti con un discorso odioso che cerca di attribuire ai lavoratori immigrati la responsabilità della criminalità, della disoccupazione, dei grandi problemi economici e sociali e, in generale, della grave crisi che colpisce il sistema capitalista in vari paesi.

L’offensiva ideologica delle oligarchie e dell’ultradestra si traduce nella militarizzazione delle frontiere e nella criminalizzazione degli immigrati senza documenti, come strategia per stabilizzare e salvare dalla crisi economica e dalla criminalità le società in crisi.

Queste politiche reazionarie attualmente messe in atto negli Stati Uniti dall’amministrazione Trump riguardano milioni di lavoratori migranti provenienti da paesi dell’America Latina e dei Caraibi.

I nostri partiti e le nostre organizzazioni politiche, in quanto parte integrante dell’ampio spettro democratico e antimperialista di cui facciamo parte, ricordano che il deflusso di forza-lavoro dai paesi della nostra regione verso i paesi capitalisti sviluppati, oltre a evidenziare le profonde disuguaglianze e la restrizione dei diritti che prevalgono nei nostri paesi, comprende una politica ampiamente promossa dagli Stati Uniti, con la collaborazione degli altri governi della regione, che rafforza i modelli di sfruttamento e accumulazione imposti dagli imperialisti del nord per la massimizzazione dei loro profitti.

La dipendenza dagli Stati Uniti significa che la formazione e la mobilità della forza-lavoro nei nostri paesi si adegua a una divisione internazionale del lavoro in cui predominano gli interessi, le richieste e le esigenze degli imperialisti, piuttosto che le nostre necessità.

Certamente, l’imposizione da parte dell’imperialismo di governi neocoloniali e sottomessi per assicurare il saccheggio delle ricchezze dei nostri paesi rende i popoli latinoamericani tributari netti dello sviluppo del capitalismo negli Stati Uniti e in altre potenze imperialiste.

Queste circostanze, insieme al fatto assodato della pressione esercitata sull’immaginario collettivo dal miraggio di un presunto “paradiso del capitalismo” nei paesi imperialisti, agiscono da stimolo per una popolazione disperata a cui vengono negate alternative di lavoro dignitoso e realizzazione delle aspirazioni collettive nella propria terra.

È una verità incontrovertibile che l’espulsione di forza-lavoro è causata dalla logica stessa del funzionamento del sistema capitalistico nell’era dell’imperialismo, aggravata negli ultimi decenni dalle caratteristiche dei cambiamenti demografici operati nella struttura della popolazione di queste società, in cui spicca l’invecchiamento della popolazione.

Notiamo che nel caso degli Stati Uniti, questa politica discriminatoria fa parte della loro strategia per affrontare l’innegabile declino geopolitico in cui l’evoluzione delle contraddizioni inter-imperialiste degli ultimi decenni li ha posti. Di qui il loro interesse a ricolonizzare l’America Latina, per cui dazi e immigrazione si rivelano come armi di una politica di ricatto e dominio.

È in questo contesto che il portavoce dell’oligarchia al potere negli Stati Uniti si rivolge con un gergo populista e ricattatorio verso i paesi dell’America Latina, cercando così di ottenere nuove concessioni a favore delle multinazionali statunitensi e della loro egemonia.

Di conseguenza, l’offensiva anti-immigrati diventa un simbolo che permette al presidente statunitense, come ai governi fascisti di altri paesi, di legittimarsi agli occhi del loro elettorato.

Osserviamo che l’applicazione di questa politica, oltre al suo carattere ingiusto di dominio e controllo sul territorio e sulle ricchezze dell’America Latina e dei Caraibi, avviene in flagrante violazione della stessa legalità borghese in materia di immigrazione e di diritti umani (Convenzione sullo status dei rifugiati del 1951, Convenzioni di Ginevra del 1949 e relativi Protocolli aggiuntivi, Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie del 1990, tra le altre).

È necessario incoraggiare l’organizzazione e la lotta dei lavoratori migranti e di quelli del paese di accoglienza contro la criminalizzazione della migrazione e la difesa dei diritti di tutti i migranti. Allo stesso tempo chiamiamo al ripudio della militarizzazione delle frontiere a causa delle sue conseguenze dannose, dal momento che, ovunque sia stata imposta in passato, contribuisce solo ad aggravare la situazione che apparentemente si pretende di affrontare.

Facciamo appello ai lavoratori e ai popoli affinché rispondano unitariamente con forza e determinazione contro l’assalto del capitale!
Abbasso l’imperialismo!
Viva la lotta di liberazione nazionale e sociale dei popoli!

Fronte Ampio (Repubblica Dominicana)
Fronte Antifascista del Venezuela
Fronte Popolare Rivoluzionario – FPR (Messico)
Movimento per la Costituente Popolare – MCP (Colombia)
Unità Popolare Rivoluzionaria Antimperialista – UPRA (Venezuela)
Unione della Gioventù Rivoluzionaria del Messico
Unione Generale dei Lavoratori del Messico

 

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