Decreto “sicurezza” e burocrazia sindacale

Contributo di un gruppo di lavoratori

Diciamo le cose come stanno: mentre il governo Meloni e la sua maggioranza si preparano a varare nelle prossime settimane il Decreto “sicurezza”, la stragrande maggioranza dei dirigenti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Confsal, Flp, etc., in questi mesi non ha mosso un dito contro una legge antioperaia, liberticida, razzista.

In più di un anno (il Ddl è stato presentato dai ministri dell’Interno, della Giustizia e della Difesa il 22 gennaio 2024) nessuna assemblea sui luoghi di lavoro, nessuno sciopero, neanche di un’ora, nessuna vera azione di lotta sono stati indetti per contrastare questa legge.

Solo audizioni parlamentari e qualche blando articolo su alcuni siti sindacali.

È pur vero che i dirigenti Cgil, su pressione della base malcontenta e di decine di associazioni democratiche, hanno convocato un presidio pomeridiano al Senato mercoledì 25 settembre 2024; successivamente hanno deciso di partecipare alla manifestazione nazionale del 14 dicembre 2024 e il 15 gennaio di quest’anno hanno dato vita a iniziative  sotto le prefetture e in alcuni luoghi simbolici delle città.

Tuttavia, nella piattaforma per lo sciopero generale del 29 novembre non figurava alcun riferimento alla lotta per il ritiro del Ddl 1660.

Questo è un fatto inoppugnabile, che la dice lunga sull’atteggiamento ambiguo e incoerente dei vertici di questo sindacato.

Da parte loro, i burocrati dei sindacati che fanno della “complicità tossica” con padroni e governi la loro linea, non hanno mosso un dito per informare e mobilitare i lavoratori nelle aziende private e pubbliche,  con il risultato che milioni di sfruttati hanno saputo poco o nulla della legge di stampo fascista che le destre vogliono approvare in fretta e furia.

Un silenzio che ha aiutato la deriva autoritaria del governo e i padroni, facendo il paio con l’atteggiamento imbelle della c.d. opposizione parlamentare.

In realtà i bonzi sindacali fanno conto che la legge sulla “sicurezza” possa, nella sua essenza, tornar loro utile.

Si può ben dire che il loro atteggiamento al riguardo è l’evoluzione di quello tenuto in occasione del varo di leggi e codici antisciopero.

Perché questo atteggiamento? Anzitutto,  perché con le misure contenute nel Decreto “sicurezza” contano di sbarazzarsi delle forme di lotta operaie più decise, come i picchetti, i blocchi stradali e ferroviari, le occupazioni, nonchè dei sindacati conflittuali che le praticano (sia pure in modo concorrenziale fra di loro e guardando solo al proprio orticello, anziché agli interessi generali della classe) così da rafforzare il loro monopolio sindacale.

Pensano così di continuare a vivacchiare senza troppi problemi in sindacati sempre più simili ad agenzie di servizi che praticano la “co-determinazione” e la “partecipazione negoziata”, ovvero la cogestione della forza-lavoro con i padroni.

Migliaia di burocrati sindacali pensano di approfittare della forzata pace sociale che la nuova legge vorrebbe imporre a suon di manganellate,  per difendere i loro privilegi di strato sociale in crescita rispetto la massa degli iscritti ai sindacati,  contribuendo così alla “modernizzazione” delle imprese capitalistiche nelle quali puntano ad entrare nel CdA.

Ma quali sono questi privilegi?  L’esperienza compiuta da numerosi attivisti sindacali coincide nell’individuare una serie di vantaggi e benefici per capi e burocrati di alto rango dei vari sindacati.

Posti di lavoro comodi, non gravosi, da imbrattacarte. Distacchi a tempo pieno e ore di permesso (spesso usate per attività extra-sindacali). Retribuzioni maggiori a quelli degli operai salariati, molto elevate per i vertici (fino a 200 mila euro annui, con maggiorazioni fuori regolamento interno), nei sindacati, nei Caf, nei patronati e negli altri enti che ricevono compensi pubblici da parte dello Stato borghese.  Trattamento pensionistico privilegiato per le alte sfere sindacali, contributi figurativi. Assunzioni per figli e parenti in imprese, enti locali, etc; favoritismi nei concorsi interni e esterni. Nomine come rappresentati in enti previdenziali, comitati di indirizzo, revisorati dei conti in enti pubblici e privati.  Spese di vitto, trasporti e viaggi rimborsati maggiorati. Assegnazione di case di enti o di proprietà dei sindacati che spesso investono in operazioni immobiliari. Incarichi esterni ben retribuiti.  Prestiti a tassi zero rimborsabili senza scadenza. Crediti per carriere professionali. Corsi di formazione gratuiti. Tessere per sconti esercizi commerciali, ristoranti, alberghi.  Convenzioni con palestre, piscine, resort, etc., a prezzi di favore. Uso di carte di credito sindacali per spese personali e di gruppo.

E che dire dei prelievi non autorizzati dalle casse del sindacato, ovvero dai versamenti dei lavoratori finiti nelle tasche di taluni dirigenti, come emerso recentemente in casa UIL? E delle truffaldine duplicazioni delle pratiche di pensione dei patronati all’estero?

È anche per difendere questi privilegi e tornaconti personali i dirigenti dei sindacati collaborazionisti firmano contratti “a perdere”, dividono e frenano le lotte, accettano le misure reazionarie, spingono per leggi neo-corporative (come quella presentata dalla CISL) che permettano loro di entrare nei CdA aziendali, diffondono l’opportunismo più sfrenato assieme all’aristocrazia operaia da cui spesso provengono.

Spesso lo fanno in compagnia dei capi socialdemocratici e liberal-riformisti,  cui sono legati con mille fili, che dapprima hanno spianato la strada al Ddl 1660 con i pacchetti sicurezza Orlando-Minniti e ora fanno finta di scandalizzarsi, ma sotto sotto si fregano le mani perché le misure liberticide saranno utili quando torneranno a governare per gli interessi dei padroni.

Questa corruzione è sempre stata praticata con particolare ampiezza nei paesi imperialistici, e oggi  trova la sua manifestazione più chiara nell’ideologia e nella pratica nei quadri dirigenti dei partiti della sinistra borghese e di quei sindacati che sono i veicoli diretti dell’influenza della classe dominante sul proletariato e i migliori sostegni del regime capitalistico in via di decomposizione.

L’inettitudine e il tradimento dei capi collaborazionisti, unite all’offensiva capitalista e  reazionaria, vorrebbero ridurre il proletariato alla rassegnazione e alla passività.

Ma l’approfondimento delle contraddizioni del sistema capitalista-imperialista, la riduzione dei sovrapprofitti, il peggioramento delle condizioni di esistenza delle grandi masse operaie, la perdita di posizioni sul mercato mondiale, minano le basi degli agenti della borghesia nel movimento operaio, aprendo spazi a nuove lotte di massa e al lavoro nei sindacati per  portare al loro interno la linea di classe.

La mobilitazione contro il Decreto “sicurezza” deve proseguire con la più ampia unità possibile, moltiplicando le proteste e abbattendo gli steccati che ci dividono per sigle.

Dentro questa battaglia di ampio respiro sarà compito dei comunisti e dei proletari più coscienti inchiodare alle loro responsabilità i capi e i burocrati collaborazionisti e corrotti, smascherarli, isolarli, fino a cacciarli dai sindacati, creando una forte corrente di opposizione sindacale che apra la via ad un vero sindacato di classe.

Perciò è necessario essere presenti e attivi nei sindacati, dando stimolo e forza alle realtà e agli attivisti più combattivi, spronandole ad assumere posizioni più coerenti ed energiche.

Un’opera che solo un autentico Partito comunista, reparto avanzato e cosciente del proletariato, potrà portare avanti compiutamente e con successo.

Da “Scintilla” n. 151, febbraio 2025

 

Enquire here

Give us a call or fill in the form below and we'll contact you. We endeavor to answer all inquiries within 24 hours on business days.
[contact-form-7 id="5208"]
Organizzazione per il partito comunista del proletariato