Di questo sistema non ne possiamo più!

Stamattina ci è arrivata la seguente email firmata da una lavoratrice.

Per problemi legati all’inizio della menopausa devo fare una serie di controlli per capire come agire.  Il primo doveva essere l’Holter pressorio perché si alza troppo la pressione minima. Mi davano l’appuntamento a fine agosto di mattina.  Avrei dovuto perdere due mattinate di lavoro e l’esame sarebbe stato incompleto, perché sarebbe mancata la misurazione sotto sforzo. Quindi lo metto da privato.

Le liste di attesa per il nutrizionista sono chiuse e perciò se vorrò avere uno specialista che mi segua e mi dia consigli dovrò cercare nel privato.  Da notare che ci vado non per una questione estetica, ma per migliorare la circolazione e la pressione e che non sono certo benestante in quanto sono a contratto a termine in una cooperativa. Ogni costo in più mi pesa come un macigno. La visita ginecologica completa di ecografia e pap test dai primi di luglio mi è stata data il 25 novembre…” .

Questa denuncia è solo un esempio della faticosa e dolorosa odissea che moltissimi proletari, lavoratori e lavoratrici salariati, disoccupati, casalinghe, devono affrontare per cercare di mantenersi in salute. L’accesso nel pubblico è divenuto ormai quasi impossibile, il che costringe ad andare dai privati per visite ed esami a pagamento.

Come risultato sono circa sei milioni coloro nel 2024 che hanno rinunciato a visite ed esami specialistici, perché non hanno reddito a sufficienza per sostenere le spese per la salute. In molti altri casi per curarsi ci si è dovuti indebitare, precipitando rapidamente  sotto la soglia della povertà.

Allo stesso tempo la situazione negli ospedali e nei servizi territoriali nella Asl Toscana Nord Ovest è critica. Il personale (medici, infermieri, ostetriche e operatori socio sanitari) è ridotto ai minimi termini; per garantire le ferie estive ed eventuali assenze per malattie si devono fare doppie notti, saltare i riposi e allungare i turni di lavoro fino a 12 ore al giorno. I pronti soccorso sono intasati e si passano giornate in barella in attesa di una visita.

Le conseguenze sono gravissime, sia per i lavoratori che devono sopportare  carichi massacranti e rinunciare alle ferie per mantenere in piedi reparti e servizi che altrimenti sarebbero chiusi, sia per la salute individuale e collettiva della nostra classe.

Quello che succede in questa ASL è un aspetto della crisi  profonda in cui versa il SSN. Si accentua sempre più l’ineguaglianza fra cittadini –  a seconda dell’appartenenza di classe e della zona di  residenza (il Meridione è allo sbando) – in termini di accesso alle cure, di quantità e qualità dei servizi, di aspettative di vita.

La Legge 833/78 doveva contribuire a unificare la società italiana, ma i fatti provano il contrario: esistono attualmente due sanità, una dei proletari e della povera gente, e una dei borghesi e dei ricchi.

Negli scorsi decenni la classe al potere seguendo una politica neoliberista ha gradualmente smantellato la prevenzione, perno fondamentale per il mantenimento della salute psicofisica,  introdotto i ticket antipopolari,  stabilito un sistema di rimborso delle prestazioni  che serve a tagliare le spese pagando le malattie e non la salute, privatizzato cure e riabilitazione, tagliato miglia di posti di letto  negli ospedali, sviluppato in modo abnorme il mercato dei farmaci per gli interessi dei monopoli del settore.

Il governo Meloni sta completando l’opera con i continui tagli alla sanità pubblica mentre aumentano enormemente le spese militari, che arriveranno al 5% del PIL.

Siamo al fallimento del “welfare state”, un aspetto della decomposizione del sistema borghese, che nei prossimi anni emergerà in tutta la sua drammaticità.

Quando l’interesse fondamentale della classe che domina la società è quello di ottenere il massimo profitto e assicurare ai lavoratori il minimo possibile in termini di salario, di condizioni di vita e di lavoro, di assistenza sociale e  sanitaria, non è difficile comprendere che vivere in buona salute è praticamente impossibile.

Per questo gridiamo “Di questo sistema per i padroni, per i ricchi e i mercanti di armi  non ne possiamo più! Lo dobbiamo combattere! 450 miliardi per la salute pubblica e i servizi sociali, non per la guerra!”.

La verità è semplice: se vogliamo vivere dignitosamente il capitalismo deve essere abbattuto. Una sanità pubblica, universale, gratuita ed efficiente si potrà avere solo nel socialismo, una società finalizzata non al profitto, ma all’assicurazione del massimo soddisfacimento delle esigenze materiali e culturali delle masse lavoratrici.

La questione della sanità pubblica è di grande importanza per gli operai, i lavoratori, per le masse popolari che lottano per migliorare le condizioni di vita e di lavoro.

Perciò invitiamo al confronto, alla mobilitazione e all’organizzazione ai differenti livelli tutti coloro che hanno esperienze, conoscenze, competenze in materia, in vista di un incontro sul territorio.

17 luglio 2025

Organizzazione per il partito comunista del proletariato

Comitati Livorno – Versilia

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