Dossieraggio, monopoli e apparati statali
Che l’imperialismo sia un sistema di parassitismo, corruzione, ricatti e reazione politica in tutti i campi è una realtà confermata da mille fatti della vita sociale.
Fra questi il “caso banche dati”, ovvero il furto di informazioni riservate commissionato da grandi imprese capitalistiche che ha portato ad arresti ed indagati “eccellenti”.
Il drammone politico che si è consumato in realtà oscura quello che si compie silenziosamente e quotidianamente sullo sfondo di una scena che, a detta dello stesso Procuratore nazionale antimafia, ci fa “comprendere meglio questo gigantesco mercato delle informazioni riservate” con “dimensione imprenditoriale”.
Quanto emerso è la punta dell’iceberg. E’ del tutto chiaro che esiste un connubio criminale fra monopoli capitalistici con relativi manager, banche, apparati dello Stato borghese (fra cui ex giudici e “superpoliziotti”), delinquenza informatica (hacker e società di investigazione privata) e mafie, dedito al commercio di dati sottratti illegalmente.
Il furto di dati ovviamente non coinvolge solo imprese, ma milioni di cittadini. L’industria della sorveglianza messa in piedi da governi e società private si estende sempre più. Occhi e sensori in grado di monitorarci si sono moltiplicati nel business come nella politica. La sorveglianza biometrica, per esempio si diffonde senza pause, mentre gli “spyware” rappresentano un ricco settore di business.
C’è poi da aprire una finestra sui mezzi con cui vengono realizzate le intercettazioni abusive e carpite le informazioni, “bucando” banche dati, telefoni, computer, etc.
Non è certo una novità che gran parte dei software utilizzati per spiare, come Pegasus, sono di fabbricazione israeliana. C’è uno stretto legame tra lo stato sionista e l’Italia imperialista nel campo della “cyber security”, con accordi e appalti importanti. Praticamente la “sicurezza italiana” è data, chiavi in mano, alle aziende israeliane che sono leader mondiali in un settore che vede grandi interessi da parte di tutti gli Stati borghesi.
È altrettanto noto che Meloni e Netanyahu hanno espresso la volontà di rafforzare la partnership privilegiata fra Roma e Tel Aviv in campo militare e sulla “cyber security”. Una collaborazione in costante crescita, che testimonia anche in questo campo il livello di complicità della borghesia italiana nel genocidio del popolo palestinese e nell’occupazione del suo territorio.
Se imprenditori e politicanti si spiano, si colpiscono e si condizionano reciprocamente in quella “delizia” che è l’economia e la politica borghese, non c‘è da meravigliarsi di quali ben più pesanti attenzioni sia oggetto la lotta di classe del proletariato.
Lo spionaggio sistematico e la sorveglianza di massa sono forme attraverso le quali avanza la provocazione, la cospirazione e la fascistizzazione dello stato e della società borghese.
Ma per quanto gli spioni legali e illegali, di stato e privati, si sforzino di ostacolare e ritardare il progresso sociale esso si affermerà inevitabilmente perché i rapporti capitalistici di produzione hanno cessato di corrispondere allo stato delle forze produttive della società e sono entrati con esse in contraddizione insanabile.
La rivoluzione proletaria spazzerà via l’attuale proprietà capitalistica dei mezzi di produzione e tutto il marciume ad essa collegato, instaurando lo Stato socialista di dittatura del proletariato.
Da Scintilla n.149, novembre 2024
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