Emilia Romagna: il capitalismo distrugge l’ambiente e la vita umana

Dal 2 al 17 maggio un’alluvione ha colpito 44 comuni dell’Emilia Romagna, determinando allagamenti, straripamenti, frane. L’evento causato dal cambiamento climatico, è stato reso ancor più drammatico dall’alta cementificazione della zona, dalla pessima gestione del territorio e dalla mancata messa in sicurezza e manutenzione di aree ad alta pericolosità idraulica.

Risultato: ancora morti, ancora gravi danni che pesano in modo insopportabile sulla povera gente.

Le cifre: 16 vittime accertate,  case distrutte, decine di migliaia di sfollati, campagne, negozi, arenili devastati, ponti crollati, sottopassi allagati, persino un pronto soccorso finito sott’acqua, e nella zona collinare, frane a non finire.

I soccorsi hanno avuto carattere tardivo e limitato, in quanto a risorse materiali ed umane messe in campo, senza nulla togliere a chi si è prodigato nel compiere il proprio dovere e alle migliaia di volontari accorsi a spalare fango.

Volontari espressione concreta della solidarietà operaia e popolare che nei giorni successivi sono stati fermati e rallentati dalla burocrazia statale e comunale, con pretesti inammissibili.

Non si è mobilitato, se non in modo tardivo e marginale, l’esercito,  e tantomeno le associazioni combattentistiche, così attive nel conferire il grado di generalessa  alla premier.

Il Consiglio dei ministri “straordinario” ha stanziato 2 mld (in realtà 1,6). Una cifra largamente insufficiente che ricadrà sulle spalle delle masse popolari: infatti i fondi sono stati presi dal reddito di cittadinanza, il governo non ha tirato fuori un euro!

Come al solito ricchi e padroni non sono chiamati ad alcun contributo, mentre le crescenti spese militari e per le grandi opere inutili e devastatrici, come quelle che si vogliono realizzare nel bacino del Po all’insegna della eccezionalità della crisi idrica, per favorire le grandi imprese, gravano tutte sul bilancio pubblico.

Quello che a Meloni interessa è la nomina di un commissario che garantisca l’attuazione della sua politica, arricchendo ancor più le associazioni dei capitalisti della zona.

Enti locali e regioni hanno fatto poco o nulla per prevenire la tragedia e mettere in sicurezza il territorio, a partire dalle criticità più evidenti. Bonaccini ha addirittura restituito  milioni allo Stato.

Ormai quasi tutto il territorio nazionale è a rischio a causa degli sconvolgimenti climatici: dalla tempesta Vaia, al distacco  del ghiacciaio della Marmolada, alle tragedie di Sarno e Rigopiano, di Genova, e della Valtellina, ai ponti che crollano, alle frane di Ischia e di tante vallate alpine ed appenniniche, alle sempre più frequenti grandinate fuori stagione, ai periodi di calura e/o siccità estrema che bruciano i raccolti e desertificano le campagne.

Sconvolgimenti non dovuti a generiche attività umane o come  tributo del generico “progresso”, ma al caotico sviluppo capitalistico, tutto subordinato all’ottenimento del massimo profitto, che ha duramente compromesso l’equilibrio ecologico del pianeta.

Quella avvenuta in Emilia Romagna non  sarà purtroppo l’ultima tragedia. Solo il passaggio al socialismo, in cui i mezzi di produzione saranno di proprietà sociale e l’economia pianificata, potrà fermare quanto in atto e gradualmente ripristinare tale equilibrio, con piani di riassetto delle attività produttive e del territorio a cui dedicare le risorse necessarie e quindi salvare l’umanità dal disastro in cui la sta conducendo il capitale.

Via il governo dei padroni che ci porta alla rovina! Stop alla cementificazione! Mobilitiamoci, uniamoci, organizziamoci per farla finita con il sistema capitalista-imperialista che distrugge l’ambiente e la vita umana!

Da Scintilla n. 135, giugno 2023

Enquire here

Give us a call or fill in the form below and we'll contact you. We endeavor to answer all inquiries within 24 hours on business days.
[contact-form-7 id="5208"]
Organizzazione per il partito comunista del proletariato