Ennesimo taglio al salario. Fermiamoli!
La menzogna governativa ha le gambe corte e cammina sempre più a fatica.
Passando dal mondo virtuale fatto di annunci in video e dichiarazioni senza rapporto con quello reale, il carattere di classe del governo Meloni, sulla scia dei governi precedenti, si concretizza nella tangibilità delle cifre che compongono il salario netto in busta paga, attaccato da più parti.
Per anni hanno cercato di ingannarci blaterando di decontribuzione e defiscalizzazione del salario che avrebbe permesso l’aumento del netto nelle buste paga.
Ma la logica della quadratura dei conti del bilancio dello Stato tra lo “Scilla” del debito pubblico che ora ha superato i 3000 miliardi e il “Cariddi” di regole imposte dalla UE, in un contesto di rifiuto di spostare la tassazione sulle classi proprietarie, sui redditi da capitale, sulle rendite, sulle banche, pone nodi che arrivano al pettine. Tanto più che il contesto economico di stagnazione rende impossibile ottenere per via aumento del PIL maggiori risorse finanziarie senza aumentare la tassazione.
Ebbene “lor signori” hanno visto che, anche in un processo di attacco alle pensioni, le risorse sottratte all’INPS, avrebbero fatto saltare i conti e hanno quindi pensato di trasformare la decontribuzione in defiscalizzazione. Ed hanno approfittato di questo “complicato” passaggio di regole per dare la stoccatina, tanto “nessuno se ne accorge”.
E invece qualche Caf e qualche sindacalista si è reso conto della beffa e l’ha denunciata, mettendo il governo sotto accusa.
Ebbene, risulta che per i redditi lordi annuali inferiori a 9000 euro, aboliti i benefici compensativi attivi nel 2024, c’è una riduzione in busta paga di 100 euro al mese (1200 annui).
Non solo: per una vasta platea di 15 milioni di redditi da lavoro dipendente in busta paga non ci sarebbe un euro in più, ma parecchi in meno, smentendo demagogia e bugie strombazzate per mesi e mesi ai quattro venti.
Il governo ha ammesso il problema e “promesso” che tornerà sulla questione che interesserebbe (bontà sua) solo “pochi lavoratori”. Il che non vuole affatto dire che vi porrà rimedio se non sarà costretto dalla mobilitazione!
Che siano tanti o pochi i lavoratori bastonati ciò che ci deve indignare è l’accanimento verso le fasce più deboli che un governo spietatamente di classe borghese lascia deliberatamente nella miseria, dato che sono stati tolti sostegni al reddito e si è rifiutata ogni ipotesi di salario minimo.
Da questa grave vicenda le fasce “protette” (si fa per dire) del proletariato devono rifiutare senza mezzi termini di farsi dividere da chi con il salario rimedia poco più di un tozzo di pane. E devono considerare come il regime capitalista – tanto più nei periodi di crisi – non offra alcuna prospettiva né per se stessi, né per la propria famiglia.
La prospettiva da seguire sta – non ci stancheremo mai di ripeterlo – nell’affossamento rivoluzionario di questo sistema e della sua sostituzione con il socialismo.
Detto questo, i settori più attivi della classe operaia, devono esigere il rimedio a questo abominio, nelle lotte che stanno conducendo per un consistente aumento del salario, che questa vicenda rende ancora più necessario, per il lavoro e i diritti operai, contro la nocività, per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro.
Smascheriamo la demagogia governativa e lottiamo per le ragioni di tutti gli sfruttati e oppressi!
Unità proletaria e lotta senza tregua contro governo e capitale, per una nuova società!
Da “Scintilla” n. 151, febbraio 2025
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