Epitaffio per un brigante imperialista

Lo scorso 29 novembre è morto Henry Kissinger. Per decenni è stato uno dei massimi rappresentanti degli interessi dell’oligarchia capitalistica statunitense e dei suoi governi repubblicani e democratici.

Kissinger è stato il sostenitore di politiche imperialiste volte a mantenere in piedi il sistema di sfruttamento vigente e l’egemonia statunitense, combattendo qualsiasi trasformazione sociale basata sugli interessi e le aspirazioni del proletariato e dei popoli.

La strategia di Kissinger si basava su un approccio pragmatico, più incisivo di quello di presidenti velleitari e paranoici. La sua visione teneva conto della realtà politica e militare esistente nella gestione delle relazioni estere nordamericane.

Di conseguenza, ha sostenuto le relazioni con i revisionisti sovietici e cinesi, la diplomazia segreta e la negoziazione dei rapporti internazionali con il metodo delle lusinghe, degli intrighi e dei ricatti, il controllo degli arsenali nucleari e delle crisi internazionali, la divisione dei popoli, l’isolamento e la sconfitta dei processi rivoluzionari, per favorire gli interessi strategici dell’imperialismo USA.

Non sempre riuscì pienamente nei suoi scopi controrivoluzionari, come in Vietnam, nonostante i massacri, i bombardamenti, il napalm, che causarono centinaia di migliaia di morti.

Henry Kissinger è stato un campione della reazione internazionale. Da segretario di Stato USA fu uno degli artefici del colpo di stato in Cile nel 1973, che portò al rovesciamento del presidente Salvador Allende e all’ascesa al potere del generale fascista Augusto Pinochet.

In America Latina promosse il Piano Condor, con la collaborazione dei fascisti di diversi paesi (anche italiani). Di ciò pagarono le spese con la repressione, le torture e l’assassinio migliaia e migliaia di comunisti, rivoluzionari e democratici.

Kissinger ha sempre sostenuto il sionismo israeliano, razzista e colonialista, ed ha diretto numerose “operazioni coperte” in numerosi paesi del mondo, compresa l’Italia.

Da brigante cinico e matricolato non ha mai ammesso le sue responsabilità negli inconfessabili crimini dell’imperialismo USA.

La borghesia lo ha sempre acclamato, premiandolo con il Nobel per la pace nel 1973, e oggi lo piange. Il proletariato continuerà a disprezzare l’opera nefasta di questo arcinemico dei lavoratori e dei popoli.

1° dicembre 2023

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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