Francia: chi versa benzina sul fuoco?

Quando in Francia sono scesi nelle strade decine di migliaia di giovani al grido di “Giustizia per Nahel!” (il 17enne ucciso da un poliziotto), abbiamo pubblicato sul nostro sito internet una prima valutazione del nostro partito fratello, il PCOF, dal titolo “Basta con la violenza e l’impunità della polizia”.

È passato circa un mese, la protesta che ha visto incendi di commissariati stazioni di polizia, municipi, negozi, etc., sembra rientrata. Molta brace cova sotto la cenere nei quartieri popolari, che rimangono guardati a vista dal governo pronto a  schierare di nuovo migliaia di agenti di polizia, unità speciali con carri armati, elicotteri e armi pesanti, con il coprifuoco dichiarato dai sindaci per condurre una “guerra interna” e arrestare migliaia di giovani e giovanissimi.

Macron ha affermato che quanto accaduto è “inspiegabile”. In realtà è perfettamente “spiegabile”.

La crisi delle periferie operaie è profonda e si è sviluppata in lunghi, in uno scenario di povertà, insicurezza, discriminazioni, razzismo, risparmio sui bilanci sociali a beneficio di quelli militari…

La dimensione della rivolta non è conseguenza dell’influenza dei social media, ma è frutto della rabbia covata per lungo tempo, che può riesplodere in ogni momento di fronte alle violenze e alle provocazioni razziste della polizia.

Molti giovani dicono che “la violenza è l’unico modo per farci sentire”, suscitando l’indignazione dell’opinione pubblica “benpensante” che vorrebbe che le cose si calmino il più rapidamente possibile, senza però cambiare nulla.

Il governo e i media si sono concentrati sugli incendi (omettendo le loro cause sociali) per spaventare la gente, giocando sulla paura.

Fingono di essere rammaricati per le biblioteche andate a fuoco, anche se le politiche di distruzione dei servizi pubblici, la chiusura di scuole e centri sanitari, non sono certo opera dei giovani.

L’abbandono dei quartieri popolari e la loro ghettizzazione proseguono da  anni. Le promesse sono rimaste tali. Dunque: chi versa quotidianamente benzina sul fuoco?

Nonostante si criminalizzi la protesta nel tentativo di isolarla, la rivolta delle periferie non si lascerà “isolare”. Ne è riprova che migliaia di manifestanti sono andati a sostenere i giovani delle periferie.

Queste rivolte sono un enorme grido di protesta da parte di giovani e meno giovani dei quartieri popolari stufi della violenza e dell’impunità della polizia, dell’esclusione, della precarietà.

Dentro il vivo dello scontro di classe, con l’intervento dei comunisti, si formerà una nuova generazione di militanti proletari rivoluzionari.

Luglio 2023

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia 

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