Francia, riparte la mobilitazione di massa

L’autunno non è ancora cominciato e in Francia le mobilitazioni già ripartono con un 10 settembre che ha visto riunirsi più di 250 mila lavoratori, giovani, donne, contro la politica di austerità e di regressione sociale.

Un numero superiore alle previsioni, con centinaia di  raduni e blocchi in tutto il paese che hanno sfidato la repressione.

È stato l’annuncio della mega manovra di austerità, con altri tagli di bilancio alle spese sociali, ispirata da Macron e presentata dal governo Bayrou, a cui è succeduto Lecornu, ad alimentare questa protesta.

A metà luglio, quando Bayrou ha annunciato le linee generali di una manovra di super-austerità, lo slogan “Indignazione, blocchiamo tutto!” si è diffuso massicciamente sui social media.

Per tutto agosto, si sono tenute assemblee in molte località, nelle grandi città, ma anche nei piccoli centri, riunendo da poche decine a diverse centinaia di persone per discutere l’organizzazione di blocchi e scioperi.

L’estrema destra, il Rassemblement National (RN) ha dapprima cercato di strumentalizzare la mobilitazione, ma ha poi dovuto prendere le distanze da questo movimento, che identificava Macron e Bayrou come rappresentanti dei padroni e dei ricchi, e che perciò non poteva sfruttare. Ha quindi chiarito che il suo ruolo non era quello di “mettere a soqquadro il Paese”.

Le argomentazioni di coloro che hanno cercato di denigrare la mobilitazione del 10 settembre con il pretesto di non fare il gioco dell’estrema destra sono cadute nel vuoto, e si è posta la questione di una risposta massiccia per dire NO al bilancio di Bayrou e Lecornu.

Per molti lavoratori e attivisti sindacali, il 10 settembre è diventato rapidamente il primo evento di protesta sociale della nuova stagione di lotta, che si è sviluppato fuori dai canali tradizionali.

Le discussioni si sono svolte a tutti i livelli. Diversi sindacati hanno indetto uno sciopero e la partecipazione al raduno e alle manifestazioni del 10/9, prima dello sciopero generale del 18/9 indetto dall’organismo intersindacale, che sarà ancor più partecipato.

Questo è importante perché è la mobilitazione dei lavoratori, in particolare della classe operaia, a determinare la capacità di “bloccare” veramente l’economia e il paese.

La giornata del 10 settembre è stata indicativa della predisposizione a nuove battaglie di ampi settori del movimento operai e popolare. Non è che l’inizio!

Come hanno affermato in un comunicato stampa i nostri compagni del PCOF, bisogna “Lavorare sui successi del 10 e del 18 e prepararsi per il ‘dopo’”, perché l’oligarchia non abbandonerà il suo piano di accaparrarsi tutte le risorse del paese per i propri interessi e far pagare le sue manovre finanziarie ai lavoratori e alle classi lavoratrici.

L’austerità continuerà, ma l’esasperazione e la collera  accumulata negli anni scorsi, in particolare nel 2023 per la controriforma delle pensioni, non è spenta.

Sotto la cenere cova molta brace che prima o poi darà vita a movimenti di massa ancora più radicali.

Dentro questi movimenti il PCOF con i suoi attivisti lavorano senza posa per inscrivere le mobilitazioni nella lotta per una rottura rivoluzionaria con il sistema vigente.

Da Scintilla n. 154, settembre 2025

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