Francia: Un milione! La mobilitazione del 18 ha amplificato quella del 10 settembre
La grande mobilitazione in corso dei lavoratori, delle donne, e degli studenti francesi, iniziata il 10 settembre con almeno 250.000 manifestanti, è proseguita il 18 settembre con la giornata di sciopero che ne ha visto mobilitati almeno un milione.
Nel nostro paese questa mobilitazione di massa, che continuerà nelle prossime settimane, è passata sotto tono. Evidentemente la borghesia teme “l’effetto contagio”.
Le rivendicazioni dei manifestanti francesi, riassumibili nel rifiuto della politica di austerità che comporta tagli alla spesa sociale e attacco alle pensioni, ossia i tentativi di scaricare sulle masse le difficoltà economiche e finanziarie in cui la Francia è incappata (con il debito pubblico in forte aumento), sono in gran parte le stesse che sono sollevate in Italia.
Entrambi i paesi, come noto, da un lato tagliano la spesa sociale, dall’altro incrementano quella militare.
In particolare, annotiamo il silenzio assordante dei capi delle maggiori confederazioni sindacali italiane, anch’essi – al pari dei padroni con cui si “confrontano”, ma che non combattono – intimoriti dal fatto che il proletariato del nostro paese possa mettersi sulla via della lotta aperta contro il capitale e i suoi rappresentanti politici.
La nostra Organizzazione chiama invece le masse lavoratici italiane e immigrate, a partire dalla classe operaia, a seguire l’esempio di lotta che proviene dalla Francia!
Riportiamo in seguito ampi stralci del comunicato del Partito Comunista degli Operai di Francia (PCOF).
Un milione! La mobilitazione del 18 ha amplificato quella del 10 settembre
Con un milione di manifestanti in tutto il paese, la mobilitazione del movimento sindacale, del movimento sociale e dei giovani ha raggiunto un livello molto alto. Più alto di quello del 10, che aveva lanciato il movimento. Tutta la rabbia sociale e la volontà di lottare si sono espresse attraverso slogan, cori e discussioni ininterrotte, in un’atmosfera al tempo stesso determinata e festosa. I giovani – studenti delle scuole superiori, studenti, lavoratori – erano molto numerosi, infondendo dinamismo e determinazione, dando il tono a tutte le marce.
Il movimento sindacale era presente in forze, sostenuto da scioperi in diversi settori. L’intersindacale ha contribuito al successo, riallacciandosi, in qualche modo, al filone delle grandi manifestazioni contro la riforma delle pensioni. E se essa si è ricostituita, è perché il movimento sociale è potente e il rigetto delle politiche di austerità, al servizio dei grandi padroni, dei ricchi, a spese dei lavoratori, degli attivi, dei pensionati, dei disoccupati, dei giovani… non ha finora prodotto risultati. Questo rifiuto è più profondo, più condiviso di due anni fa, non si aspetta nulla da Macron e dal suo clone Lecornu e non si lascia intimidire dalle migliaia di poliziotti e gendarmi schierati da Retailleau.
Gli scioperi hanno avuto un seguito massiccio nel settore dei trasporti, in particolare nella RATP (rete di trasporti di Parigi, n.d.t.= – con fermate e chiusure di linee, ad eccezione di quelle”automatiche”, nella SNCF (ferrovie, n.d.t.), tra gli insegnanti, nei servizi sociali, in particolare nei servizi per la prima infanzia, presso l’EDF (settore elettronucleare, n.d.t.), nell’industria chimica e in diverse grandi aziende, e nel settore della cultura e dell’audiovisivo, che ha contribuito all’animazione dei cortei. I resoconti delle manifestazioni redatti dalle nostre organizzazioni di Partito nelle diverse città mostrano che anche molte aziende private erano in sciopero e manifestavano.
Il nostro Partito era presente attraverso i suoi volantini, i suoi slogan, i suoi cartelli e manifesti, il suo giornale. E attraverso i suoi militanti sindacali che si sono mobilitati nelle loro aziende, nei settore dei servizi e negli stabilimenti, e che hanno partecipato ai cortei dell’UL, dell’UD e di altre organizzazioni.
Il successo del 18 è la base per lo sforzo di mobilitazione volto ad ampliare e consolidare la protesta sociale, che richiede ulteriori incontri nazionali.
Il comitato intersindacale, riunitosi il 19, si è dato tempo fino al 24 settembre per decidere una nuova iniziativa.
Da notare che anche i sindacati dei lavoratori delle colonie hanno indetto scioperi e manifestazioni.
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