Fronte unico per battere la reazione borghese

A cinque mesi dalla formazione del governo Meloni si verificano due processi politici: la perdita graduale del già scarso consenso verso il governo e il rafforzamento della supremazia di Fratelli d’Italia nel campo reazionario.

Assistiamo dunque a una riorganizzazione dei rapporti tra le destre, sempre più aggressive, che si preparano a smantellare anche le minime misure sociali.

Questo mentre i capi del PD cercano di recuperare credibilità con l’obamiana Schlein, che si presenta sotto un’etichetta liberaldemocratica, per continuare a puntellare il capitale.

La politica del governo Meloni, in accordo con gli interessi del grande capitale, si destreggia tra la partecipazione all’UE, il vassallaggio agli USA in funzione antirussa e anticinese, il filosionismo.

E’ un governo reazionario, militarista e sciovinista dei padroni, dei ricchi, dei parassiti, che combina austerità, neoliberismo e scelte guerrafondaie.  La sua linea è di appoggio totale ai padroni con il principio “non disturbare chi produce” (plusvalore).

Ciò si traduce in maggiore torchiatura della forza-lavoro, regime da caserma in fabbrica, aumento dei morti sul lavoro.

Lo stop al superbonus con la distruzione di 100 mila posti di lavoro, un aggravio di spese per chi non le può sopportare nonchè di emissioni di CO2, dimostra che lo stato nel capitalismo di monopolio assume un ruolo sempre più ampio, direttamente o indirettamente, nella ripartizione del reddito nazionale nell’interesse del capitale monopolistico.

Tutto deve ricadere sulle spalle di milioni di famiglie di lavoratori, sempre più poveri e sfruttati.  E’ la stessa linea politica, dura e disumana,  che ha per risultato stragi come quella di Cutro, con centinaia di migranti affogati, che si potevano salvare.

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La lotta di concorrenza che dura immutata anche nell’imperialismo e l’anarchia della produzione,  non permettono alcuno sviluppo pianificato e livello economico e nessuna stabilità politica.

Vi sono aspre contraddizioni fra settori di capitalisti, che si intrecciano con le dispute che avvengono a livello internazionale e si acuiranno con il rallentamento dell’economia.

Da ciò l’ipocrita Meloni cercherà di uscire rinfocolando lo sciovinismo e la repressione, la schiavitù all’imperialismo yankee e la politica di guerra, facendo sprofondare il paese.

I proletari non devono  cadere nella trappola, non devono schierarsi per l’uno o l’altro dei partiti borghesi e tanto meno coltivare illusioni riguardo il “progressismo” liberaldemocratico.

Al contrario, occorre approfittare dei contrasti fra settori borghesi per avanzare una serie di rivendicazioni parziali, esigendo misure concrete e urgenti sulla cui base suscitare un movimento di fronte unico per respingere l’offensiva reazionaria e far sì che il proletariato si rafforzi nella sua lotta contro la borghesia.

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Contro gli attacchi del governo di destra del grande capitale che ci porta al naufragio, esigiamo la fine dei licenziamenti, l’aumento del salario, la riduzione della giornata lavorativa, dei ritmi e dei carichi di lavoro, provvedimenti contro la disoccupazione, per i senza casa, per aumentare le pensioni da fame, per dire basta ai tagli alla sanità e all’istruzione pubblica che servono per finanziare le spese di guerra.

Esigiamo piena libertà di sciopero, di organizzazione, di manifestazione, di stampa; esigiamo una politica fiscale per riversare il peso delle tasse e del debito pubblico sulle spalle dei padroni e dei ricchi, misure drastiche contro i capitali che fuggono all’estero.

Esprimiamo con la lotta il rifiuto della trasformazione reazionaria e autoritaria dello Stato, dell’autonomia differenziata e del fascismo in qualsiasi forma si presenti, chiediamo il ritiro delle leggi antioperaie e la fine della persecuzione delle organizzazioni rivoluzionarie del proletariato.

Esponiamo le nostre rivendicazioni sulla questione della lotta contro l’imperialismo e i crescenti pericoli di guerra, contro l’invio di armi e truppe all’estero, contro le crescenti spese militari, per l’uscita dall’Alleanza Atlantica e dalla Unione europea, per la cacciata delle basi USA e NATO, per la solidarietà proletaria internazionale, per l’unità del movimento operaio internazionale!

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E’ sulla base delle rivendicazioni classiste e delle parole d’ordine legate alle condizioni reali che si sviluppa la politica di fronte unico di lotta del proletariato, con la costruzione di organi elettivi che esprimano le esigenze delle  masse sfruttate e le influenzino.

Le rivendicazioni di classe non sono un programma riformista, o un tentativo di sviare il cammino della lotta rivoluzionaria.

Sono invece la conclusione pratica che tiriamo dalle esigenze vitali della classe operaia, lasciata senza difesa e quasi senza diritti nella società borghese.

I comunisti (marxisti-leninisti) sono i più conseguenti interpreti delle esigenze e delle aspirazioni della classe operaia. Chiamano quest’ultima alla lotta e all’unità  per soddisfarle, conquistando la fiducia degli sfruttati e degli oppressi dal regime borghese, sviluppando la coscienza di classe e creando le condizioni per lo sviluppo di un movimento di massa rivoluzionario.

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Le rivendicazioni parziali assumono oggi un’importanza ancora più rilevante, perché nelle condizioni di disfacimento del capitalismo anche le più piccole di esse collidono frontalmente con i limiti del sistema vigente e portano i proletari a scontrarsi con esso.

Esse rendono evidente l’impossibilità che qualsiasi problema particolare sia risolto senza porre quello del rovesciamento del capitalismo e della instaurazione della dittatura proletaria.

Ogni rivendicazione parziale va perciò legata alla lotta per le rivendicazioni essenziali, subordinando gli interessi limitati, temporanei, di categoria e nazionali del proletariato ai suoi interessi complessivi, permanenti, generali, di classe e internazionali.

Di conseguenza all’obiettivo storico della conquista del potere politico e della instaurazione della dittatura del proletariato, grazie alla quale tutte le rivendicazioni di classe saranno realizzate e formeranno parte della struttura socialista della società.

Da Scintilla n. 132, marzo 2023

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