Gli sviluppi della guerra all’Iran e i compiti del momento  

A dieci giorni dall’inizio della guerra contro l’Iran la situazione in tutta la regione mediorientale si va aggravando.

I bombardamenti USA/Israele sull’Iran continuano intensi. Il numero delle vittime aumenta di giorno in giorno, assieme alle distruzioni, alla violenza e alla barbarie che una guerra di carattere imperialista e reazionario, generata dalle contraddizioni della nostra epoca, porta inevitabilmente con sé.

Gli sviluppi dimostrano che le conseguenze di questo conflitto armato, condotto principalmente dalla borghesia imperialista statunitense, non si limitano all’Iran.

L’aggressione all’Iran si sta infatti trasformando in una guerra di logoramento a lungo termine, coinvolgendo nel conflitto i paesi della regione, dagli stati del Golfo al Libano, dall’Iraq a Cipro, dall’Azerbaijan alla Turchia.

I pericoli di una guerra generalizzata per una nuova spartizione del mondo minacciano sempre più da vicino i lavoratori e i popoli.

Per quali motivi si combatte questa guerra? Quali fini ha?

La guerra in corso è la continuazione con mezzi violenti della politica imperialistica USA di ridefinizione del Medio Oriente, che procede in linea con i suoi interessi e obiettivi strategici.

L’imperialismo statunitense, principale fomentatore di guerra, mira a indebolire e accerchiare il suo maggiore rivale, la Cina imperialista.

Attaccare il ruolo della Cina da posizioni di forza, escluderla dal Medio Oriente e contenerla nell’Indio-Pacifico, colpire la sua produzione, i suoi mercati, la sua esportazione di capitali, la sua influenza crescente, è l’obiettivo principale della politica statunitense finalizzata al mantenimento dell’egemonia mondiale, scossa dalla legge capitalistica dello sviluppo ineguale.

L’Iran è un paese dipendente alleato della Cina, che lo ha inglobato nei Brics+. Se gli Stati Uniti dovessero acquisire il controllo delle riserve di gas e petrolio dell’Iran, ciò rappresenterebbe un duro colpo all’approvvigionamento energetico della Cina, dopo quello sferrato in Venezuela. L’economia cinese, in rallentamento, ne soffrirebbe, così come quella di diversi paesi UE.

In Iran passa la rotta della “Nuova via della Seta” cinese che collega l’Asia centrale al Mediterraneo. Interromperla per impedire l’espansione dell’influenza economica e politica cinese, offrendo alternative come il corridoio Imec, è un aspetto cruciale della strategia statunitense.

L’Iran é anche il paese che raduna e dirige diverse forze anti-USA e antisioniste della regione, fornendo loro logistica, etc. Gli obiettivi di dominio statunitensi richiedono la rottura dei questa resistenza e di conseguenza, l’eliminazione del regime dei mullah, la sottomissione e il saccheggio dell’Iran, che rappresenta un tassello fondamentale per la riorganizzazione della regione secondo i piani di Washington.

Lo Stato sionista genocida di Israele funge da punta di lancia nell’attuazione di questo disegno,  perseguendo propri scopi di rafforzamento e controllo dell’area. Approfitta quindi della guerra per intensificare l’aggressione contro i palestinesi a Gaza e in Cisgiordania.

Contraddizioni fra briganti

La guerra con l’Iran sta mettendo alla prova non solo il Medio Oriente, ma anche gli stessi Stati Uniti. Trump si trova in grande difficoltà in casa propria, gode di uno scarso consenso. Con il protrarsi della guerra, l’aumento dei costi e dei rischi, la “solidità” del “fronte interno” diventerà più evidente.

La guerra contro l’Iran é iniziata come un’operazione militare. Ma politicamente, ha un altro significato: è lo specchio delle crepe istituzionali e politiche interne agli Stati Uniti. Anche nell’UE, stretta fra due fronti di guerra, stanno emergendo profonde divisioni, che rendono difficile la formazione di un blocco unito bellicista.

I briganti imperialisti stanno entrando in una guerra di vaste dimensioni con serie di contrasti interni che si approfondiranno. Non è possibile prevedere oggi quali sviluppi rivoluzionari determineranno la guerra e le crisi ad essa legate, ma sappiamo che dobbiamo lavorare in tale direzione servendoci della lotta fra briganti nella prospettiva di  abbatterli e aprire la via al socialismo.

Il governo Meloni trascina l’Italia in guerra

Il governo Meloni, per giustificare l’attacco USA/Israele ha utilizzato il pretesto della minaccia atomica dell’Iran. É un falso clamoroso. L’Iran non ha armi nucleari (in Medio Oriente le ha solo Israele), non minaccia il nostro paese, ma si sta difendendo.

Meloni “offre aiuto” a Trump permettendo di utilizzare le basi USA e NATO presenti in Italia, mettendo a disposizione anche infrastrutture, porti, scali, reti informatiche, il nostro territorio, il nostro spazio aereo per aggredire un paese sovrano, in spregio all’art. 11 della Costituzione.

La risoluzione approvata al Senato mostra che il governo non solo dimostra servilismo verso gli USA, ma sta anche rafforzando il dispositivo militare in Medio Oriente. Ha infatti deciso di inviare una fregata a Cipro e sta accelerando sull’invio di aiuti e armi (Samp-T, antidroni, aerei spia, sistemi satellitari, etc.) a Emirati Arabi, Kuwait e Qatar.

Tutto ciò rende il governo pienamente complice dei massacri e della guerra di rapina voluta dagli USA di Trump, esponendo la popolazione a gravi rischi e mettendola alla mercé di una conflagrazione su larga scala.

Al contempo, le destre al potere e i loro collaboratori rafforzano le retrovie con le misure repressive contro il “nemico interno” contenute nei “decreti sicurezza” e nella legge che equipara antisionismo e antisemitismo.

Dietro e dentro il governo Meloni, agiscono potenti monopoli del settore energetico, bellico e manifatturiero che vogliono riarmare rapidamente e portare il paese in guerra per i loro famelici interessi in aree definite di “rilevanza strategica”.

La lotta contro il governo Meloni è la lotta contro il capitale finanziario che ci sfrutta, opprime e ci getta in miseria!

L’imperialismo e la libertà dei popoli

Le forze dl governo e l’opposizione borghese non mettono in discussione l’appartenenza dell’Italia alla NATO e la presenza di basi USA/NATO che sono utilizzate nella guerra.

Tra le forze della sinistra liberale e populista l’attacco statunitense-israeliano viene blandamente criticato. Il biasimo è controbilanciato dall’accusa rivolta all’Iran per il suo governo reazionario. “L’aggressione imperialista è contraria al diritto internazionale, ma l’Iran non può essere difeso dai mullah tirannici che opprimono il loro popolo con la violenza”. Questo ripetono le ipocrite opposizioni parlamentari.

È un dato di fatto che il regime teocratico dei mullah domina in Iran e che i lavoratori e il popolo iraniano sono repressi. Ma il predominio dei reazionari non dà a nessuno il diritto di violare la sovranità dei paesi e di compiere aggressioni, ingerenze e assassinii.

La natura reazionaria del regime è un problema del popolo iraniano; i regimi possono essere rovesciati solo attraverso le lotte di massa operaie e popolari.

L’imperialismo non porta libertà o democrazia ai popoli. Quello che l’imperialismo porta sono sfruttamento, negazione dei diritti dei popoli, massacri, saccheggio e devastazione della natura, oppressione delle donne e schiavitù.

È responsabilità e compito di tutti i proletari e di tutti gli oppressi solidarizzare con i lavoratori e le masse iraniani, che pagano il prezzo più alto nella guerra, opporsi frontalmente alla guerra imperialista e allo sciovinismo borghese, sostenendo la fratellanza degli operai e dei popoli.

Per avanzare su questa strada occorre la completa separazione dai sostenitori dell’imperialismo e dagli opportunisti.

La lotta per la pace e le rivendicazioni urgenti da sostenere

Il modo in cui la classe operaia e le masse popolari possono agire in difesa della pace e scongiurare una nuova guerra mondiale è oggi dare priorità alla rivendicazione di chiusura delle basi statunitensi e NATO esistenti nel paese e intensificare la lotta contro la politica guerrafondaia del governo Meloni che fa ricadere i costi del riarmo e delle spedizioni belliche sulle masse lavoratrici.

Nessun coinvolgimento italiano nella guerra all’Iran! Nessun sostegno alla guerra dal territorio italiano! Ritiro immediato delle truppe inviate all’estero!

Stop agli attacchi imperialisti contro l’Iran, la Palestina, Cuba e Venezuela!

Fuori l’Italia dalla NATO e dalla UE!

Fronte unito antimperialista antifascista, contro i fomentatori di guerra, il militarismo e il fascismo, in appoggio alle lotte di liberazione nazionale e sociale dei popoli oppressi!

Con la guerra in corso il rischio di recessione é reale con tutto quello che comporta: chiusure, cessioni, delocalizzazioni con licenziamenti, cassa integrazione, riduzioni salariali, aumento dei ritmi e dei carichi di lavoro per chi rimane in produzione.

La guerra in Medio Oriente avrà ripercussioni pesanti sulle tasche dei lavoratori, dal costo dei carburanti (la benzina ha già superato i 2 euro al litro) alle bollette di gas e luce, dagli aumenti di prezzo dei beni di largo consumo ai mutui.

I monopoli già speculano e speculeranno ai danni delle masse lavoratrici, ma il governo Meloni non interviene neanche per aiutare le fasce più povere e deboli della società.

Per respingere i nuovi attacchi imperialisti, reazionari e fascisti, è essenziale la scesa in campo e l’unità di azione della classe operaia e di tutti i lavoratori sfruttati a difesa intransigente dei propri interessi.

Nessun posto di lavoro deve essere perso, nessuna fabbrica deve essere chiusa!

Adeguamento automatico dei salari al carovita!  introduzione di un’imposta straordinaria che colpisca i patrimoni dei ricchi;  tassazione fortemente progressive su profitti ed extraprofitti, rendite, interessi, alti redditi.

Non bombe, armi e missili, ma ospedali, scuole, case popolari!

Mobilitiamoci per costringere alle dimissioni il governo guerrafondaio!

Contro il governo Meloni e le sue misure antioperaie, antidemocratiche e guerrafondaie, per la rottura del mostruoso asse con gli USA e Israele, occorre sviluppare la più ampia mobilitazione, utilizzando tutte le opportunità che la situazione offre.

La politica di guerra seguita da Meloni, che fa del nostro paese un’appendice degli USA di Trump, ci porta al precipizio. E’ l’ora di agire con chiare parole d’ordine.

Via il governo della miseria, della guerra e del tradimento! Via tutti i guerrafondai dal potere!

La protesta operaia e popolare va sviluppata nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei sindacati e nelle altre associazioni di massa, nei quartieri popolari, con scioperi e manifestazioni di massa, condannando l’infame militarismo capitalistico, l’attacco criminale perpetrato da USA e Israele, esigendo la fine della guerra, in difesa della pace e del diritto all’autodeterminazione dei popoli.

Il 14 e il 28 marzo scendiamo in piazza a Roma, esigendo una politica di pace, libertà e benessere, non una politica di guerra, miseria e repressione.

La protesta dovrà essere espressa anche votando NO al referendum del 22-23 marzo. Un NO alla svolta autoritaria, alla guerra e all’economia di guerra, alla criminalizzazione delle lotte operaie e sociali che viene portata avanti da un governo nero, al servizio esclusivo del grande capitale. Un NO che va proseguito con le lotte di fabbrica e di piazza.

La caduta del governo per mano della classe operaia e delle masse popolari aprirà il passo a nuove e più ampie battaglie per abolire il sistema dello sfruttamento e della guerra, a condizione che vi sia un autentico partito comunista che sappia organizzarle e dirigerle. Il periodo storico che viviamo rende più acuta la necessità di questo partito. Spetta ai comunisti e agli operai avanzati unirsi e lottare per costituirlo.

9 marzo 2026

Organizzazione per il partito comunista del proletariato

Enquire here

Give us a call or fill in the form below and we'll contact you. We endeavor to answer all inquiries within 24 hours on business days.
[contact-form-7 id="5208"]
Organizzazione per il partito comunista del proletariato