I blocchi imperialisti e la realtà
Partito Comunista Marxista-Leninista del Venezuela
La lotta tra potenze imperialiste per una nuova re-divisione del mondo appare oggi così chiaramente che nessuno può negare la sua esistenza; sebbene il conflitto maggiore stia avvenendo, per ora, nell’Europa orientale, possiamo vedere la sua avanzata in altri territori.
In una storica zona di conflitto, situata tra l’Ucraina e la penisola di Crimea, la guerra è iniziata di nuovo, lì gli scontri tra NATO e Federazione Russa prendono come casus belli il conflitto tra l’Ucraina e le autoproclamate Repubbliche Popolari, che sono ora state incorporate nella Federazione Russa, e la conducono a livelli di violenza, espressione dell’ineguale sviluppo delle contraddizioni.
In questa guerra, e nei tentativi di conflitto che avvengono in altre aree del pianeta, spicca la contraddizione tra la Cina e gli Stati Uniti, riguardo la situazione a Taiwan.
Possiamo vedere due punti caldi che mostrano questo: l’esistenza di una lotta per una nuova divisione del mondo, la partecipazione diretta di grandi potenze imperialiste, in aggiunta al fatto che queste si agglutinano in blocchi sempre più definiti, ciascuno dei quali si basa sullo sfruttamento del proletariato e la ricerca del massimo profitto per mezzo del consolidamento di grandi raggruppamenti che vanno attraendo altre potenze nella loro sfera, così come paesi dipendenti che per alcune ragioni sono nella loro orbita d’influenza.
Questa lotta si sta anche intensificando a livello militare di scontro tra grandi eserciti, perché non possiamo dubitare che da una parte vi sono i generali della NATO e dall’altra la Russia e la Cina che stanno misurando le loro capacità e stanno mobilitando le loro forze sulla grande scacchiera mondiale delle risorse, della vita e della morte della classe operaia.
L’analisi delle contraddizioni fondamentali ci permette di vedere che sta avanzando quotidianamente una lotta inter-imperialista negli scenari di guerra, dove gli operai stanno morendo per raggiungere gli obiettivi fissati dai grandi monopoli, mentre c’è una parte della popolazione che lotta contro l’aggressione imperialista che minaccia di sparizione i paesi dipendenti e le nazionalità oppresse.
Indubbiamente, vi sono altre espressioni della lotta di classe, di lotta diretta tra operai e borghesi sotto forma di scioperi e proteste che indicano come si evolvono le tre contraddizioni fondamentali.
COSA POSSIAMO ASPETTARCI
La crisi economica che è stata esacerbata dalla pandemia del Covid-19 ha aperto le porte alla recessione in molte economie mondiali. Questa può trasformarsi in una grande depressione economica di carattere mondiale, che le potenze imperialiste cercano di prevenire appropriandosi di fonti di materie prime, aree vitali per la guerra e zone strategiche. Ciò porta a passi ancora più violenti nel tentativo di controllare le risorse alimentari ed energetiche per svolgere una guerra di maggiore portata, probabilmente di una guerra di dimensioni mondiali come fin’ora non è stata conosciuta, non solo per la sua estensione ma anche per la sua intensità e i suoi mezzi.
Non invano il blocco USA-UE dai primi anni 2000 è iniziato i suoi movimenti politici per il controllo delle ricche regioni dell’Ucraina, storicamente controllate dalla Russia. Ha successivamente espanso il suo apparato militare concentrato nella NATO per garantirsi questa regione e anche per “agganciare” la Russia, limitandone la capacità di movimento che ha dimostrato supportando la Siria con tecnologie militari e truppe.
Il blocco imperialista USA-UE sta usando la tattica militare di “agganciare” il suo nemico e limitare i movimenti del suo grande esercito per mezzo di uno più piccolo che, attraverso una provocazione, lo spinge ad entrare in combattimento, per logorarlo nel suo territorio riducendone la mobilità. Inoltre lo guida verso un progressivo indebolimento, mentre il grosso dell’esercito che combatterà veramente si prepara e studiando il suo comportamento sul campo per decifrarne tattiche e strategie.
La stessa tattica di provocazione e agganciamento viene applicata dal blocco imperialista USA-UE alla Cina, ma sembra che i leader cinesi ne abbiano nozione e siano riusciti a schivare questo stratagemma evitando di entrare in una guerra ai suoi confini. Questi stanno continuando ad avanzare con la loro offensiva della Via della Seta che è allo stesso tempo un piano di espansione economico, politico e militare, senza escludere l’uso della forza. Ovviamente la useranno quando vedranno condizioni più favorevoli per i loro interessi espansionistici.
È chiaro che i cinesi valorizzano più la loro visione strategica dell’espansione globale di tipo offensivo, piuttosto che impegnarsi in una guerra difensiva, che oltre a cercare di bloccarli nei loro territori li logorerebbe molto, costringendoli a modificare i loro piani a lungo termine.
IL RUOLO DELL’AMERICA LATINA
In questa lotta per la ridefinizione delle forze imperialiste, oggi raggruppate in due blocchi imperialisti principali, si verificano anche cambiamenti nelle altre contraddizioni e regioni del mondo, incluso l’America Latina.
È chiaro che il blocco imperialista Cina-Russia ha compiuto grandi passi in America Latina da diversi decenni, incrementando la sua presenza, il che non è stato visto come qualcosa di positivo dal blocco imperialista USA-UE.
Quando valutiamo il livello di sviluppo delle contraddizioni fondamentali, in particolare nel territorio dell’America Latina, possiamo vedere chiaramente che la lotta si sta sviluppando in campo economico, politico ed ideologico, con una impostazione che pone al primo posto il discorso di affrontare l’egemonia degli Stati Uniti attraverso il “multipolarismo”, il quale non è nient’altro che un eufemismo per cambiare padrone imperialista. Cosa che può essere attrattiva per una sezione della borghesia, della piccola borghesia e anche di settori popolari motivati dal desiderio di superare lo status di “cortile sul retro” ed avanzare. Il problema riguardo a ciò è che le potenze imperialiste emergenti non hanno interesse alla liberazione nazionale né allo sviluppo indipendente dei popoli, ma piuttosto a un cambio di padroni, perché il modello economico di entrambi i blocchi si basa sullo sfruttamento del lavoro salariato e l’appropriazione di materie prime, il che implica l’esistenza del modo di produzione capitalista che richiede una maggioranza sfruttata e oppressa per realizzare gli obiettivi del grande capitale, indipendentemente dal colore della sua bandiera.
Riteniamo che si stiano sviluppando diverse possibilità nella regione e che in generale si osserva un’avanzata delle idee progressiste, sotto la direzione riformista, socialdemocratica e piccolo-borghese. Questa non può portare verso la liberazione nazionale, e tanto meno al socialismo, ma apre possibilità per approfondire l’organizzazione e la mobilitazione popolare.
È chiaro che non c’è alcuna unità d’opinione, e ancor meno di ideologia o di classe nell’ampio raggruppamento progressista anti-yankee e che possiamo trovare proposte contraddittorie. Tuttavia, è importante valutare come in Colombia e Cile vi è stata una rimozione della destra più estrema dal governo, nello stesso modo che può accadere in Brasile.
Se aggiungiamo Argentina, Bolivia, Venezuela, Nicaragua, Honduras, Messico, Perù e valutiamo ciò che vi era in questi paesi un decennio fa, possiamo vedere un distanziamento dagli USA. Allo stesso modo, si nota una maggiore influenza di Cuba e del blocco Cina-Russia insieme a incipienti espressioni di lotta per l’indipendenza che dobbiamo organizzare al fine di avanzare verso la liberazione nazionale e il socialismo. Ciò può accadere solo se i marxisti-leninisti sono capaci di adempiere al proprio ruolo storico e concretizzare la funzione di avanguardia organizzata a partire da un agire basato sull’analisi materialista dialettica della realtà e delle sue prospettive.
Come dichiarava Lenin, l’imperialismo è la fase suprema del capitalismo, è un’epoca di guerre e di rivoluzioni; la realtà attuale ci fa vedere che queste premesse si mantengono e che la lotta per la ripartizione del mondo già ripartito condurrà a guerre, che sono presenti come conflitti locali, portandole a una dimensione più violenta e globale.
DOVE SONO LE RIVOLUZIONI?
Possiamo affermare che i processi rivoluzionari sono a un livello preparatorio, quindi spetta a noi marxisti-leninisti organizzarci assieme alle ampie masse sfruttate.
In America Latina ci sono processi molto interessanti di crescita della coscienza anti-imperialista e anti-fascista del popolo. Dobbiamo approfittare di tali fenomeni per consolidare i nostri partiti e assumere il nostro ruolo storico; per questo lo studio e l’applicazione della teoria e della pratica sono un dovere per i veri comunisti marxisti-leninisti.
Le analisi della realtà concreta alla luce dei principi dei nostri classici, la valutazione delle esperienze rivoluzionarie, includendo le pietre miliari come la Comune di Parigi, la Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre assieme ai contributi dell’Internazionale Comunista ed altre esperienze, possono aiutarci a chiarire la rotta e superare le debolezze che pesano sul movimento rivoluzionario.
Chiamiamo tutti i partiti e i loro militanti a studiare la realtà concreta e adeguare la tattica, sempre mantenendo una linea aderente agli insegnamenti del marxismo-leninismo, corrispondente agli interessi della classe operaia, dei contadini, dei comuneros rivoluzionari e degli sfruttati in generale
Il socialismo si costruisce solo con l’alleanza operai-contadini al potere e il popolo in armi.
Ufficio Politico del PCMLV
Ottobre 2022
Pubblicato su “Unità e Lotta”, n. 45 – organo della CIPOML
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