I marxisti-leninisti e la guerra

Partito Comunista Marxista-Leninista del Venezuela – PCMLV

Storicamente, il marxismo ha preso posizione rispetto a tutte le questioni sociali; non è mai stato neutrale o indifferente, poiché lo studio dei problemi con il metodo marxista porta sempre a risposte di classe a qualsiasi questione e conduce necessariamente a schierarsi, perché il marxismo implica l’assunzione della posizione del proletariato. La sua analisi fa sempre “prendere partito”, per quante complessità debbano essere valutate e risolte.

Una questione di grande importanza e rilevanza nel mondo di oggi, che richiede quindi di avanzare nelle valutazioni e nelle analisi per giungere a conclusioni pratiche e orientarsi in un mondo convulso, è quella della guerra.

“In realtà, la guerra è un fenomeno storico-sociale, che sorge in una certa fase dello sviluppo della società umana ed è legato a condizioni transitorie e passeggere della vita sociale.

“Con l’avvento della proprietà privata, delle classi e dello Stato è nata la necessità di distaccamenti speciali di uomini armati, cioè di un esercito. La guerra divenne un mezzo per conquistare terre altrui e sottomettere i popoli più deboli.

“Sulla base dello studio della storia delle guerre, in particolare delle guerre dell’epoca imperialista, Lenin giunse alla classificazione scientifica delle guerre. La teoria marxista-leninista parte dal fatto che esistono due tipi di guerre: le guerre giuste, liberatrici, che non perseguono fini di conquista, e le guerre ingiuste, di conquista. Gli obiettivi delle guerre giuste sono: la difesa del Paese dall’aggressione esterna, la liberazione del popolo dalla schiavitù capitalista, la liberazione delle colonie e dei Paesi dipendenti dal giogo imperialista. Le guerre ingiuste perseguono la conquista e la sottomissione di Paesi e popoli stranieri.”[1].

Marx, Engels, Lenin e Stalin ci hanno lasciato numerosi documenti di approfondimento sulla guerra, nei quali vengono approfonditi le basi e i riferimenti per i marxisti-leninisti e sui quali dobbiamo poggiare le nostre analisi.

Lenin ci dice nella sua opera “Il socialismo e la guerra”:

“I socialisti hanno sempre condannato le guerre fra i popoli come cosa barbara e bestiale. Ma il nostro atteggiamento di fronte alla guerra è fondamentalmente diverso da quello dei pacifisti borghesi (fautori e predicatori della pace) e degli anarchici. Dai primi ci distinguiamo in quanto comprendiamo l’inevitabile legame delle guerre con la lotta delle classi nell’interno di ogni paese, comprendiamo l’impossibilità di distruggere le guerre senza distruggere le classi ed edificare il socialismo, come pure in quanto riconosciamo pienamente la legittimità, il carattere progressivo e la necessità delle guerre civili, cioè delle guerre della classe oppressa contro quella che opprime, degli schiavi contro i padroni di schiavi, dei servi della gleba contro i proprietari fondiari, degli operai salariati contro la borghesia. E dai pacifisti e dagli anarchici noi marxisti ci distinguiamo in quanto riconosciamo la necessità dell’esame storico (dal punto di vista del materialismo dialettico di Marx) di ogni singola guerra. Nella storia sono più volte avvenute delle guerre che, nonostante tutti gli orrori, le brutalità, le miserie ed i tormenti inevitabilmente connessi con ogni guerra, sono state progressive; che, cioè, sono state utili all’evoluzione dell’umanità, contribuendo a distruggere istituzioni particolarmente nocive e reazionarie (per esempio l’autocrazia o la servitù della gleba), i più barbari dispotismi dell’Europa (quello turco e quello russo). Perciò bisogna prendere in esame le particolarità storiche proprie di questa guerra.”[2]

Questa affermazione sostiene la posizione storica dei comunisti marxisti-leninisti sul fenomeno della guerra e la colloca nella sua piena dimensione. Dopo aver analizzato e applicato nella pratica le premesse definite teoricamente, Lenin fornisce esempi inequivocabili di ciò che significa il metodo marxista contro l’opportunismo compiacente della socialdemocrazia e gli errori dell’anarchismo e pone un parametro di riferimento: le guerre legittime, progressiste e le guerre reazionarie.

Engels, che si è occupato direttamente degli scontri armati, ha offerto contributi teorici e pratici alla comprensione del fenomeno della lotta armata, fornendo i seguenti criteri sul rapporto tra economia e sviluppo della guerra.

“…in una parola, la vittoria della violenza poggia sulla produzione di armi, e questa poggia a sua volta sulla produzione in generale, quindi sulla “potenza economica”, sull'”ordine economico”, sui mezzi materiali che stanno a disposizione della violenza”[3].

Questi elementi, visti come base generale per un’analisi scientifica, ci mostrano il rapporto dialettico tra il livello di sviluppo economico e le forme di guerra, e ci permettono anche di valutare le particolarità dell’avanzamento dell’economia capitalista verso l’imperialismo e le inevitabili guerre imperialiste con le loro espressioni tecniche e operative, conseguenza dell’espansione economica, delle crisi e della necessità dei monopoli di impadronirsi di nuove aree, che portano al confronto inter-imperialista per una nuova divisione del mondo già diviso, all’oppressione economica, politica e militare delle nazioni dipendenti e deboli da parte delle grandi potenze e all’aumento dello sfruttamento del proletariato da parte della borghesia e delle sue corporazioni monopolistiche a livello globale per garantire l’aumento della ricchezza degli strati più elevati della grande borghesia monopolista internazionale e il finanziamento delle guerre, con perdita di diritti e benefici storici per le maggioranze, alle quali viene tolta persino la vita, generando tutta una serie di fenomeni violenti più sofisticati come conclusione della generalizzazione dell’uso del progresso scientifico ed economico per risolvere le contraddizioni fondamentali. Per questo motivo, Lenin, seguendo le orme di Marx ed Engels, ha affermato:

“‘La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi’ (e precisamente con mezzi violenti). Questa celebre espressione appartiene ad uno dei più profondi scrittori di problemi militari, Clausewitz. Giustamente i marxisti hanno sempre ritenuto questa tesi come la base teorica per intendere il significato di ogni guerra concreta. Marx ed Engels hanno sempre considerato le varie guerre precisamente da questo punto di vista”.[4] Per noi, quindi, i legami tra politica e guerra sono chiaramente determinati, così come il loro rapporto con l’economia di una data epoca.

PERCHÉ AFFRONTARE IL TEMA DELLA GUERRA?

I processi di espansione della guerra aperta nel mondo, come meccanismo di risoluzione delle contraddizioni fondamentali dell’epoca e della lotta tra blocchi imperialisti, aumentano la minaccia di nuovi scenari violenti. Questi possono colpire i nostri paesi con le loro conseguenze, per cui riteniamo necessario ristudiare queste questioni, prepararci all’imminente approfondimento delle guerre e lavorare per consolidare le linee tattiche dell’azione unitaria dei marxisti-leninisti di tutto il mondo, approfondendo la prospettiva internazionalista per cercare di avanzare in mezzo a scenari attivi, mutevoli e violenti. La guerra imperialista, la guerra di aggressione; la guerra antimperialista, la guerra di liberazione nazionale; la guerra civile, la guerra tra classi, sono una realtà crescente nel mondo di oggi e lo saranno ancora di più in futuro. Dobbiamo quindi studiare come trasformarle in senso progressivo, secondo la definizione di Lenin, attuando azioni rivoluzionarie per cercare di dare loro un contenuto avanzato con i nostri contributi.

Un punto importante da tenere in considerazione è l’evoluzione della concezione militare: dalle guerre di barricate, moderne, di guerriglia, di trincea e insurrezionali, alle guerre per procura, o guerre “intelligenti”, guerre dell’informazione; con l’uso di droni e robot, aggressioni che si svolgono generalmente sul territorio di paesi dipendenti, come Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Somalia, Siria, Ucraina, ecc. Queste tendono a continuare come guerre per procura tra potenze, essendo in generale guerre imperialiste che ogni giorno accorciano le distanze tra i principali contendenti, finanziatori e promotori, come il blocco statunitense, militarmente rappresentato dalla NATO, e il blocco Cina-Russia, i blocchi imperialisti che si stanno combattendo oggi, o si preparano a farlo.

Nell’Europa orientale si combattono per l’area della Crimea e del Donbass in Ucraina, più a est aumentano i preparativi nel Mar della Cina, nel conflitto per Taiwan; in Africa, dove le potenze imperialiste tradizionali che controllavano questi territori stanno perdendo terreno e le potenze imperialiste emergenti stanno avanzando su di essi, l’una affidandosi principalmente a metodi militari, l’altra a metodi economici, ma senza escludere la combinazione di entrambi.

Per quanto riguarda la base umana della guerra, possiamo vedere che ogni giorno gli imperialisti rafforzano gli eserciti di mercenari, altamente qualificati, con armi moderne, con stipendi allettanti, reclutati in tutto il mondo attraverso “compagnie di sicurezza”. Questa è una chiara espressione di un’altra branca del monopolio imperialista per imporre guerre reazionarie di ridivisione del mondo. In futuro, queste dovranno essere contrastate da guerre giuste, condotte dagli immensi eserciti dei popoli in armi che difendono la loro sovranità e i loro interessi di classe. Ci sono abbastanza esempi nel mondo, alcuni dei quali stanno ancora resistendo e combattendo con il sostegno popolare, senza arrendersi all’imperialismo, soprattutto quello yankee, che non è stato in grado di distruggerli durante decenni di aggressioni.

La distruzione causata dalla guerra è visibile in modo drastico nel territorio dell’Ucraina, che sta subendo attacchi altamente distruttivi da parte di due avversari imperialisti che lottano per spartirsi le spoglie di un paese portato al caos da una leadership con concezioni reazionarie e che si vanta persino della sua affiliazione fascista. Tuttavia, questa violenza colossale non finisce qui: le minacce si sono estese ad altri territori. Oltre ai continui preparativi in altri paesi europei, sta avanzando in Africa e in Asia, esprimendosi anche nella sfera diplomatica, politica, comunicativa, economica e psicologica.

Nella sfera politica e diplomatica, questa contraddizione si è manifestata in modo preminente nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dove la lotta per la nuova suddivisione del mondo tra le potenze imperialiste ha già raggiunto una forma aperta con gli scontri verbali all’ONU, per cui è importante analizzare il significato della proposta di eliminare il potere di veto della Russia nel Consiglio di Sicurezza.

La lotta per una nuova suddivisione del mondo già diviso durante la seconda guerra mondiale si manifesta, come abbiamo detto, nel tentativo di riconfigurare la mappa delle influenze imperialiste attraverso la guerra e anche in campo diplomatico e politico. Ciò si concretizza nella proposta di togliere il potere di veto al successore di una delle tre potenze che nella conferenza di Jalta si incontrarono per discutere il futuro del mondo, creando la stessa ONU, le aree di influenza e le sanzioni per i perdenti, che oggi sono anche la prima e la seconda potenza nucleare.

Vale la pena di rifarsi a Lenin per spiegare la validità e l’attualità dell’analisi marxista-leninista dell’imperialismo e delle guerre:

“Quasi tutti riconoscono che la guerra attuale è imperialista, ma i più deformano questo concetto o lo applicano unilateralmente o cercano di far credere alla possibilità che questa guerra abbia un significato borghese-progressivo di liberazione nazionale. L’imperialismo è il più alto grado di sviluppo del capitalismo, ed è stato raggiunto soltanto nel XX secolo. […] Da progressivo, il capitalismo è divenuto reazionario; ha sviluppato a tal punto le forze produttive, che l’umanità deve o passare al socialismo o sopportare per anni, e magari per decenni, la lotta armata tra le “grandi” potenze per la conservazione artificiosa del capitalismo mediante le colonie, i monopoli, i privilegi e le oppressioni nazionali di ogni specie.”[5].

La politica dei marxisti-leninisti in relazione alla guerra imperialista ha le stesse basi che portarono Lenin a proporre una rottura con la Seconda Internazionale a causa del suo atteggiamento incoerente nel dire che era contro la guerra, ma approvava i crediti per mantenerla. La Seconda Internazionale ha portato a un atteggiamento social-sciovinista e non comunista, che ha portato la sinistra di Zimmerwald a proporre ai lavoratori l’opzione rivoluzionaria di rivolgere le armi contro la propria borghesia. Rompendo con la socialdemocrazia della Seconda Internazionale, che approvava il finanziamento della guerra nei parlamenti, essa assunse un atteggiamento veramente comunista che portò alla grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre e alle rivolte dei rivoluzionari contro gli eserciti imperialisti in diversi paesi.

In queste guerre ingiuste, i proletari sono costretti, come animali da macello, a difendere gli interessi delle grandi imprese monopolistiche che vendono armi e ogni tipo di tecnologia distruttiva per soddisfare gli interessi di accumulazione del capitale e di controllo territoriale di due blocchi imperialisti.

Il primo è guidato dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, rappresentata dalla NATO, che mantiene il suo fantoccio Zelensky, approfondendo la distruzione dell’Ucraina e consegnando i suoi resti alle corporazioni statunitensi; l’altro è guidato dalla Russia e dalla Cina, espresso dalla Federazione Russa in questa guerra, che riceve il sostegno diretto o indiretto della Cina e di altri paesi.

Dal punto di vista di Lenin, si tratta di una guerra imperialista, non solo perché le parti che la causano sono imperialiste, ma perché serve gli interessi degli imperialisti a scapito del popolo ucraino, indipendentemente dalla sua posizione politica. Il suo paese viene distrutto e sarà poi ridistribuito a piacimento delle grandi imprese che oggi vendono nuove armi per sostituire quelle vecchie dell’era sovietica e introducono la dottrina NATO, incassando su tutto questo e domani incassando anche per la “ricostruzione” di ciò che loro stessi hanno distrutto.

Il proletariato deve anche ricordare che, durante la prima e la seconda guerra mondiale, lo Stato sovietico, con Lenin a capo e poi con Stalin, fu costretto a raggiungere accordi con i suoi nemici nei trattati di Brest-Litovsk e di Ribbentrop-Molotov. Stalin stesso si sedette a Jalta con Churchill e Roosevelt per raccogliere le forze per una successiva controffensiva, ma non dimenticò mai l’approccio centrale:

“Ciò di cui hanno bisogno, come hanno bisogno i lavoratori di tutte le altre nazioni, non sono frasi anarchiche sulla rivoluzione, ma un lavoro serio, lento, ostinato, perseverante e sistematico di propaganda clandestina e di agitazione, volto a preparare una rivolta di massa contro i loro governanti”[6].

Dato il carattere imperialista di queste guerre e quindi l’ingiustizia della loro base, dobbiamo sempre pensare a come trasformarle in guerre giuste, cioè rivoluzionarie.

In conclusione, dobbiamo cercare di individuare i possibili scenari futuri:

  1. Prolungamento delle guerre regionali ancora per qualche anno e progressiva incorporazione di nuovi paesi nella guerra senza che si arrivi a uno scontro diretto tra gli Stati leader dei blocchi imperialisti.
  2. Ripartizione del mondo attraverso un patto negoziato tra le potenze imperialiste dominanti.

Blocco Cina-Russia:

Cina: Asia

Russia: Eurasia.

Entrambi: Africa.

Blocco USA-UE:

USA: Americhe.

UE: Europa.

Entrambi: Oceania.

  1. Intervento rivoluzionario del proletariato, trasformando le proteste popolari e le guerre imperialiste in guerre rivoluzionarie, avanzando verso la democrazia popolare e il socialismo, attraverso la presa del potere politico e l’instaurazione della dittatura del proletariato.
  2. Inizio della terza guerra mondiale in tutte le regioni, uno scontro diretto tra blocchi e una risposta nucleare.

“…la violenza [ha] nella società ancora un’altra funzione, una funzione rivoluzionaria, che essa, seguendo le parole di Marx, [è] la levatrice della vecchia società gravida di una nuova, che essa [è] lo strumento con cui si compie il movimento della società, e che infrange forme politiche irrigidite e morte”[7] (F. Engels).

“Il socialismo può essere costruito solo con l’alleanza operaio-contadina al potere e il popolo in armi”.

PCMLV – Ufficio Politico

Venezuela, ottobre 2023.

[1]      Dizionario filosofico marxista.

[2]      Lenin. Il socialismo e la guerra.

[3]      Engels, Anti-Dühring.

[4]      Lenin. Il socialismo e la guerra.

[5]      Ibid.

[6]      Walter Gerard. Lenin

[7]      Engels, op. cit.

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