Il carattere razzista e fascista del Ddl 1660

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la seguente corrispondenza di un gruppo di compagne/i

Il Ddl 1660 è una norma voluta dai padroni per colpire soprattutto alcune forme di lotte patrimonio storico della classe operaia, come i blocchi stradali e ferroviari, i picchetti, etc.

Questo Ddl, fortemente voluto dal governo di estrema destra di Meloni e dalla sua maggioranza, però non si ferma qui, poiché criminalizza e reprime altre forme della lotta e della protesta sociale, come le occupazioni di case sfitte, le mobilitazioni contro le grandi opere, quelle in difesa dell’ambiente, etc.

Vi sono taluni aspetti di questa legge, non sufficientemente denunciati e criticati, che esprimono a pieno il suo carattere razzista e fascista, rivolto soprattutto contro minoranze sociali vittime  della demagogia sociale e della politica securitaria con cui l’estrema destra inganna e mobilita in senso reazionario settori più arretrati e/o ricattabili delle masse popolari.

Ci riferiamo a due articoli in particolare.

Il primo articolo, il 15, prevede la non obbligatorietà del rinvio della pena per le donne incinte e le madri di bambini fino a un anno di età. Con questa norma, il Governo riesce a peggiorare persino il codice fascista Rocco, nonostante le leggi vigenti si esprimano a favore della tutela della maternità e dell’infanzia e nonostante i pronunciamenti nello stesso senso della Corte costituzionale e delle convenzioni internazionali.

Quali donne vengono punite da questo scempio giuridico? Soprattutto le donne nomadi, oppresse da un regime patriarcale, sottoposte a violenze e obbligate a utilizzare la propria gravidanza e a fare figli per commettere piccoli reati contro il patrimonio. Le forze reazionarie fanno di queste donne e dei loro figli il capro espiatorio delle tensioni e del malcontento sociale, creando una falsa “emergenza sociale”, mentre distruggono i servizi sociali, educativi e sanitari pubblici.

L’articolo 15 ha quindi un innegabile contenuto razzista e fascista, che fa il paio con le norme dello stesso Ddl che vietano il possesso di una scheda telefonica agli immigrati senza permesso di soggiorno e che ricorda non poco la repressione nazista nei confronti delle minoranze.

Il secondo articolo, il 18, è una delle espressioni più evidenti della pericolosità reazionaria del governo in carica: si introduce il reato di rivolta nelle carceri e nei centri di rimpatrio e di accoglienza, dunque anche per i minori non accompagnati, che punisce persino la cosiddetta “resistenza passiva agli ordini impartiti” (ad es. la prosecuzione di uno sciopero della fame) con pene estremamente elevate, sino a 20 anni di carcere. I bersagli sono detenuti e migranti che saranno colpiti per esprimere l’insofferenza per le condizioni bestiali e disumane che li affliggono.

È notizia di questi giorni del 77° suicidio in carcere: un italiano di 50 anni.

Si moltiplicano i casi di denunce di violenze e vere e proprie torture dentro le carceri e il caso di Trapani con 11 agenti penitenziari arrestati e 14 sospesi è solo l’ultimo.

Per citare un sindacalista degli agenti penitenziari: “Non si può parlare di mele marce, ma è la cesta marcia che fa imputridire ciò che contiene”.

Con questa norma il governo Meloni stravolge il modello penitenziario costituzionale, ricollegandosi al regolamento fascista del 1931. L’inserimento della resistenza passiva, ovvero del diritto alla protesta pacifica, tra le condotte punibili, è in flagrante contrasto con gli stessi principi costituzionali che riconoscono il diritto al dissenso.

Il reato di rivolta carceraria è un’arma puntata contro tutta la popolazione detenuta che vive condizioni insopportabili e non ha altri mezzi per denunciarle se non la protesta. Se poi si guarda a chi finisce in carcere si comprende come questo reato sia anche contro tutte le masse sfruttate e oppresse a cui vengono giorno dopo giorno eliminate libertà e diritti.

Il governo e le forze reazionarie e fasciste stanno di nuovo portando il nostro paese alla rovina e alla barbarie, liquidando le libertà conquistate con il sangue dalla classe operaia.

E gli opportunisti della sedicente sinistra oggi gridano allo scandalo dopo aver aperto la porta a questi signori. La realtà è che la crisi generale del capitalismo sta travolgendo tutti e sempre più svela la sua vera natura: sfruttamento, guerra, distruzione dell’ambiente e ignoranza sono i frutti del profitto di pochi su chi deve vivere del proprio lavoro.

Ma la crescente repressione e violenza esercitata contro la classe operaia, le masse lavoratrici, le donne e i giovani degli strati popolari, determina d’altra parte l’ascesa della lotta degli sfruttati e degli oppressi.

Spetta ai comunisti, agli operai d’avanguardia, ai proletari rivoluzionari, unirsi e organizzarsi in Partito comunista per unificare, mobilitare e guidare le masse lavoratrici oggi alla lotta contro la reazione e la fascistizzazione, e domani alla conquista del potere per recidere definitivamente le radici del fascismo e della reazione.

Novembre 2024

 

Enquire here

Give us a call or fill in the form below and we'll contact you. We endeavor to answer all inquiries within 24 hours on business days.
[contact-form-7 id="5208"]
Organizzazione per il partito comunista del proletariato