Il Congresso della CGIL e la lotta al suo interno

La Cgil, il maggiore sindacato italiano, va al XIX Congresso in uno scenario economico, sociale e politico che genera serie preoccupazioni tra i suoi iscritti e più in generale fra le masse lavoratrici.
La situazione vede l’aggravamento di ogni loro problema: dai licenziamenti alla Cig, dalla drammatica perdita di potere d’acquisto dei salari al precariato, dal dispotismo padronale all’insicurezza sui luoghi di lavoro, dalla devastazione ambientale alla politica di guerra della borghesia e dei suoi governi.
Come pensano di rispondere i capi della Cgil di fronte a questa situazione? Proseguendo nel collaborazionismo, in coerenza con le posizioni liberal-riformiste del PD.
Con la segreteria Landini non è avvenuto nessun cambio di linea della dirigenza Cgil. La politica di immobilizzazione e divisione della classe operaia sono proseguiti. Alle parolone di Landini non sono mai seguiti i fatti. Lo sciopero generale del 16 dicembre 2021 contro il  governo Draghi non ha avuto nessun seguito, al di fuori della smobilitazione.
Ma la disperata ricerca del “coinvolgimento”, ovvero della concertazione da parte della burocrazia sindacale, non ha avuto alcun esito: i governi dell’oligarchia non vanno oltre l’informazione.
Nonostante ciò la strategia della maggioranza CGIL continua ad essere quella
dell’integrazione nel processo di costruzione imperialista della UE, del supporto ai monopoli italiani nella concorrenza internazionale, della fallimentare concertazione, del “multilateralismo imperialista”, del Recovery plan e degli “eurobond”. Un sindacato filocapitalista sempre più virtuale e meno reale, sempre più simile al modello neocorporativo di Cisl e Uil.
Quali sono i compiti immediati in questa situazione?
Sgombriamo subito il campo da una nefasta posizione. Chi pensa di correggere la linea riformista della burocrazia sindacale, di cambiare il corso della Cgil o di conquistare l’apparato con la lotta congressuale sbaglia su tutta la linea, non capendo che in essi si riflette la posizione di strati di borghesia, dell’aristocrazia operaia e di segmenti imborghesiti delle masse lavoratrici.
Oggi il primo compito nell’ambito del movimento operaio e sindacale è quello della lotta per l’unità su una linea di classe, contro la politica di passivizzazione, scissionista e divisionista delle burocrazie sindacali.
Una lotta che ha il suo punto di partenza nelle fabbriche e negli altri luoghi di lavoro, dando vita ad organismi appositi (comitati) laddove possibile.
La lotta per l’unità del movimento operaio e sindacale è il modo migliore per conquistare i lavoratori sfruttati alla causa del socialismo proletario.
Questa lotta va portata avanti anche in ambito congressuale, specialmente nei congressi di posto di lavoro e delle istanze territoriali di base.
Il congresso Cgil può e deve essere un’occasione per valorizzare le lotte e gli scioperi, contro la pace sociale; per diffondere tra i lavoratori le rivendicazioni parziali da sostenere; per rivendicare la piena libertà di sciopero e la democrazia sindacale; per promuovere iniziative e campagne su questioni che interessano milioni di lavoratori e lavoratrici; per sviluppare un lavoro di raccordo e legami con realtà sindacali combattive, rappresentanti
di vertenze operaie, etc., creando laddove possibile comitati unitari, d’azione, o altri organismi di fronte unico.
Dobbiamo tenere presente che la lotta di classe si riflette e si accentuerà dentro i sindacati di massa, aprendo spazi all’intervento comunista in questo campo.
Quanto al documento “alternativo” presentato dall’ala sinistra della Cgil, esso non possiede alcun orientamento o spirito rivoluzionario, leninista. Si esprimono critiche e riserve sulla direzione Landini, ma sulle questioni di fondo esso rimane nell’ambito socialdemocratico (intervento pubblico e nazionalizzazioni capitalistiche); si diffondono molte illusioni sulla possibilità di rifondare la Cgil per via congressuale.
Non possiamo però ignorare l’esistenza di queste correnti di opposizione in Cgil così come negli altri sindacati aventi base di massa.
Con una tattica corretta sarà possibile rispondere alle esigenze e aspirazioni degli operai, per l’unità di lotta contro i padroni e collaborazionisti, stringendo accordi con queste opposizioni per azioni concrete su parole d’ordine chiare, adottando nei confronti dei compagni proletari che sostengono questi documenti un atteggiamento attento, corretto, da comunisti, per aiutarli a criticare ogni inganno riformista e avvicinarli alle nostre posizioni.
Infine un punto cruciale: se il tema centrale del XIX Congresso, a detta di Landini, è la questione della rappresentanza politica del lavoro, oggi inesistente, la risposta da dare su questo terreno si chiama Partito comunista del proletariato.
Con il Partito svilupperemo la formazione di frazioni e cellule comuniste capaci di lottare nei sindacati, così come in tutti gli organismi e associazioni operaie per combinare il socialismo proletario al movimento operaio, mettere in moto e dirigere la massa con una giusta politica rivoluzionaria, formare nuovi quadri proletari rivoluzionari.
Da Scintilla n. 126, settembre 2022

 

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