Il dramma dei migranti e la cinica politica  del governo italiano e dell’Unione europea

Dopo la strage di Cutro i leader dell’Unione europea hanno indossato la maschera della compassione nel tentativo di tacitare la riprovazione della pubblica opinione.

Un esempio per tutti, il twit della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen: «Sono profondamente addolorata per il terribile naufragio al largo delle coste calabresi. La conseguente perdita di vite umane di migranti innocenti è una tragedia. Tutti insieme, dobbiamo raddoppiare i nostri sforzi per il Patto sulla migrazione e l’asilo e per il Piano d’azione sul Mediterraneo centrale».

Bisogna ricordare come si tentò di trovare la causa della strage tra i naufraghi caduti in mare dal barcone che si era spezzato dinanzi alle acque di Crotone, in “una tragedia del Mediterraneo” – come affermato dal presidente della Repubblica accorrendo in soccorso della presidente del consiglio – o nel cinismo dei “trafficanti di esseri umani”.

La falsa pietà e lo sdegno di circostanza durano quel tanto che basta ad acquietare l’opinione pubblica, nel mentre nuove recinzioni e muri vengono eretti intorno alla “Fortezza d’Europa” per la “regolamentazione dell’immigrazione”, come così ipocritamente viene chiamata.

In quel frangente, proprio su quegli organi di stampa che più inneggiano alla civiltà d’Europa, con un tono trionfalistico si mostrava il muro in costruzione lungo i confini tra Finlandia e Russia.

Ricordiamo come il ministro dell’Interno, in un accesso rabbioso di superiorità di razza, aveva così tuonato contro l’immoralità di barbari: «La disperazione non può mai giustificare condizioni di viaggio che mettono in pericolo la vita dei propri figli».

Lo stesso ministro che si immedesimava nella parte dello stratega della lotta ai trafficanti dell’immigrazione, a due giorni dalla strage di Crotone si rivolgeva al Corriere della Sera per lanciare i suoi fulmini contro i maligni di professione che lo accusavano di disumanità: «vuote strumentalizzazioni di chi non è riuscito finora a offrire reali alternative a illusori viaggi della speranza che mettono in pericolo vite umane».

Le sue informative svolte alla Camera e successivamente al Senato il 7 marzo, non potevano risultare più idonee a svelare che l’ennesimo arrivo di migranti era stato considerato dalle autorità governative come l’occasione di una dimostrazione di forza a scapito della vita degli innocenti.

Il governo tricolore con la rappresentazione dell’Italia come il paese di frontiera ed il bastione dei confini meridionali dell’Unione europea ha cercato di attingere il favore della pubblica opinione che rimane schiava dei propri pregiudizi.

Così si assiste nel nostro paese da un lato all’utilizzazione massiccia di manodopera immigrata a prezzo stracciato in settori come l’agricoltura, e dall’altro alla creazione del mito dell’invasione straniera su cui prospera l’estrema destra.

Dietro tutto il baccano degli ipocriti al governo nel nostro paese c’è un solo scopo: giustificare le spese militari in bilancio e assolvere la politica dell’imperialismo.

È necessario immergere in strepiti la massa popolare fino alle orecchie, per fargli dimenticare che dell’emigrazione massiva è responsabile primo l’imperialismo, i suoi briganteschi prestiti e le sue guerre per la ridefinizione delle zone d’influenza nei continenti.

Il vantaggio assicurato all’Italia dalla «geografia» è il refrain dell’estrema destra al governo che accompagna l’altra frase secondo cui l’imperialismo italiano non prende l’oro all’Africa, ma glielo lascia. Questo oro viene rappresentato come il presunto aiuto e i crediti che i briganti nostrani concedono all’unico scopo di esportare capitale quale fonte di profitti e arma nella lotta contro i loro rivali internazionali.

Un esempio di questa rivalità è il rapporto franco-italiano. Nell’Africa settentrionale, nell’Asia minore, nei Balcani, nella questione del dominio del Mediterraneo, gli interessi dell’imperialismo italiano e di quello francese sono in urto reciproco.

L’incrinatura dei rapporti diplomatici con la Francia è stata una polemica condotta sulla stampa per mostrare una forza che non si possiede. La megalomania è quanto rimane alla borghesia sulla strada del suo tramonto.

Dal recente incontro dei ministri dell’interno di Italia e Francia, il governo traeva la forte volontà della Francia di cooperare con l’Italia su questioni di comune interesse, tra le quali la realizzazione di missioni congiunte in paesi “di fondamentale importanza” come la Tunisia e la Libia.

“La Libia è l’ultimo argine contro la transumanza dell’Africa in Europa” continua ad essere il grido dei politicanti della borghesia italiana che armano le bande di Tripoli.

La “cooperazione della Francia” suggerisce che è stato raggiunto un accordo affinché anche la Tunisia continui a svolgere il ruolo di gendarme al fine di proteggere i confini dei paesi dell’Europa meridionale.

In quel paese, il vacillante governo populista sta diffondendo una retorica xenofoba che ricorda la teoria complottista della “grande sostituzione” delle popolazioni bianche e di fede cristiana con quelle provenienti da altri continenti, segnatamente di fede musulmana, che è propria dell’estrema destra in Francia e in altri paesi occidentali.

Questi rigurgiti razzisti, accolti con favore dall’estrema destra italiana, sono stati lanciati dal presidente tunisino Kaïs Saïed dopo la visita, poche settimane orsono, del ministro dell’interno italiano.

La strumentalizzazione dei migranti a fini politici ormai è stabilmente parte integrante dell’armamentario delle corrotte classi dominanti per legittimare il loro potere.

Intanto, dopo l’insistente sequela di accuse alle ONG che salvando i migranti in difficoltà in mare sarebbero “complici degli scafisti” (la “cooperazione antitrafficanti” è l’ennesima escogitazione utilizzata dei governi borghesi UE),  si ripetono i naufragi nelle acque nel Mediterraneo.

Il minuto di silenzio del partito in putredine dei socialdemocratici è stata la dimostrazione della volontà dei servitori del capitale di collaborare con la borghesia affinché la voce rivoluzionaria della classe operaia non si sollevi per il riconoscimento urgente ed immediato dei diritti dei migranti.

L’antidoto allo sciovinismo è l’internazionalismo proletario. Ogni altra concezione di sinistra che non di fonda sull’internazionalismo del movimento operaio, sulla necessità per la classe operaia di sviluppare la propria lotta sul piano internazionale, sulla necessità della solidarietà internazionale, rivela la soggezione alla borghesia.

L’internazionalismo è la lotta per lo sviluppo del movimento rivoluzionario e della lotta rivoluzionaria nel proprio paese, l’appoggio, mediante la propaganda, la simpatia, l’aiuto materiale, a questa lotta e a questa linea, in tutti i paesi del mondo. Il resto non è che inganno e opportunismo.

Da Scintilla n. 133 – aprile 2023

 

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