Il furto del TFR

È chiaramente stata fatta passare sotto traccia, ma la data del 1° luglio passerà alla storia come il giorno in cui il moribondo capitale monopolistico si è appropriato del Trattamento di fine rapporto (Tfr) dei lavoratori neoassunti del settore “privato”.

In automatico i lavoratori alla prima occupazione saranno iscritti a una forma di previdenza complementare privata di categoria, e il Tfr verrà versato al relativo fondo pensione.

Avranno appena 60 giorni per optare di trattenere il Tfr in azienda, dopodiché la procedura sarà irreversibile.

I giovani proletari saranno stuzzicati a lasciar correre da un miglior trattamento fiscale, dalla possibilità di ottenere, a fronte di un ulteriore versamento dalla busta paga, un contributo aggiuntivo del padrone, da garanzie antifrode e dalla fluttuazione dei mercati.

I più ignoreranno il fatto che stanno affidando una parte del loro salario e il loro futuro a un gigantesco “schema Ponzi” che sta alla base dell’attuale bolla finanziaria destinata ad esplodere presto o tardi.

Stavolta, a prescindere dagli indici di Wall Street, oltre ai lavoratori ci sono anche altre vittime: sono le piccole imprese sotto i 60 dipendenti che non versavano il Tfr nelle casse dell’Inps, ma lo trattenevano in azienda come liquidità e autofinanziamento; ora esse sono a un tempo sfruttatrici dei lavoratori in nome del profitto e prede più facili del grande capitale finanziario.

Vergognosa è la posizione degli strati burocratizzati di quei sindacati che dietro il pretesto della “tutela del risparmio“ spingono i lavoratori ad affidare il loro salario ai vampiri dell’alta finanza che lo “piazzano” in titoli e azioni (compresi quelli delle aziende belliche) sui mercati borsistici internazionali, con enormi rendite per gli speculatori e grandi rischi per i lavoratori.

I quadri dirigenti dei sindacati collaborazionisti, gli opportunisti e i capi riformisti sono i puntelli dell’imperialismo: sacrificano gli interessi fondamentali delle masse lavoratrici per favorire i parassiti dell’oligarchia finanziaria e mantenere i propri privilegi e la propria alleanza con i capitalisti.

Sia come Organizzazione comunista che come lavoratori e delegati combattivi ci attiviamo sin da subito sui luoghi di lavoro per esortare i lavoratori neoassunti a non affidare al libero mercato capitalistico il loro futuro, a prendere coscienza dell’irriducibile antagonismo fra gli interessi dei proletari e quelli della borghesia, della possibilità e della necessità della rottura rivoluzionaria con il sistema che ci sfrutta e ci opprime, dell’indispensabilità di un partito politico indipendente e contrapposto a tutti i difensori del capitalismo: il partito comunista.

Luglio 2026

Organizzazione per  il partito comunista del proletariato

 

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