Il governo Meloni usa il pretesto dei rave per attaccare le lotte proletarie

Il primo decreto legge emanato dalle forze reazionarie assunte al governo del paese indica nel modo più chiaro che queste forze non possono essere altro che repressori delle lotte proletarie e mistificatori dell’opinione pubblica.

In particolare, l’articolo 5 di questo decreto legge “anti rave” contiene “norme in materia di occupazioni abusive e organizzazione di raduni illegali”.

Per l’invenzione di un reato per il quale viene sancita una pena da tre a sei anni di reclusione – che corrisponde al limite previsto per procedere alle cosiddette intercettazioni preventive telefoniche e informatiche – la multa da 1.000 a 10.000 euro, la confisca obbligatoria dei veicoli e degli strumenti utilizzati, la possibilità di applicare la sorveglianza speciale, il governo ha preso a pretesto i raduni rave che si svolgono nei terreni o edifici abbandonati.

Persone che invece di lottare per trasformare il mondo, si fanno sedurre ossessivamente dalla musica e dalle droghe, non hanno mai rappresentato un pericolo per il dominio di classe degli sfruttatori.

Il vero obiettivo del decreto è un altro: la protesta organizzate della classe operaia, degli studenti, dei settori popolari oppressi e sfruttati. Non a caso la norma “anti rave” non cita mai i rave, ma i raduni “da cui possa derivare un pericolo per l’ordine pubblico”, ovvero manifestazioni, picchetti, occupazioni e altre forme della lotta di classe.

Le forze reazionarie entrate a Palazzo Chigi sanno di essere una nuova patina di vernice che ricopre il dominio del grande capitale.

Ai democratici che si scandalizzano per i metodi usati dal governo, vogliamo ricordare che in tutti i governi di cui hanno fatto parte, essi stessi hanno concepito leggi in difesa della sicurezza del cittadino che ad altro non sono servite se non ad alimentare il clima d’incertezza e di sospetto diffuso e a facilitare la rivendita della stessa paccottaglia sociale, sotto mutata insegna, alla piccola e media borghesia, giungendo a lambire strati arretrati di lavoratori.

La vera questione non è se questa norma resisterà o meno all’esame parlamentare o al giudizio costituzionale o se sarà riscritta in una forma più sofisticata, ma piuttosto ciò che leggi di tal fatta sottendono.

La borghesia si sta preparando per tempi burrascosi.

L’invenzione di nuovi reati segna la preparazione dell’attacco che i capitalisti intendono sferrare contro lo sviluppo di un movimento dei lavoratori contro la “moderazione salariale” e per un risarcimento per l’inflazione, senza nessuna cogestione, contro le ingiustizie sociali sempre più marcate e sfacciate.

Non c’è dubbio che il futuro della classe operaia dipende dalla sua organizzazione nella grande industria, nelle principali imprese, nell’industria pesante e nel ramo dei servizi ausiliari della produzione.

Dobbiamo propagandare tra i lavoratori l’idea di organizzarsi in una saldo fronte di classe che possa dispiegare tutta la sua forza nella lotta contro i capitalisti e portare quest’idea in seno alle organizzazioni sindacali nelle quali si associano i lavoratori.

Novembre 2022

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia 

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