Il governo prepara l’attacco a pensioni e TFR
A fine anno terminerà “quota 103”. Cosa succederà non è difficile capirlo.
A giugno è entrato inoltre in vigore l’art. 1 comma 161 della finanziaria 2025, in cui si incoraggia a rinunciare all’uscita anticipata mettendo in busta paga il contributo previdenziale. Un modo per aumentare l’età media di uscita che crea disparità tra chi non ce la fa più e chi ce la fa ancora.
Ma si sta preparando il terreno a qualcosa di peggiore.
È del sottosegretario al Lavoro, il leghista Durigon la proposta (ripresa subito da FdI) di uscita anticipata a 64 anni, con 25 anni di contributi, e l’utilizzo di parte del Trattamento Fine Rapporto (TFR) per coprire l’assegno, qualora questo non arrivasse a superare il triplo dell’assegno sociale. Alla faccia della Lega che difende le pensioni!
Va subito precisato che il TFR non è un “elargizione benefica”. È salario differito, accantonato negli anni lavorativi, peraltro a interessi prossimi allo zero, quindi abbondantemente “mangiato” dall’inflazione.
Ma questa non è che la prima proposta. Durigon e soci ne stanno ventilando altre, tra cui la parziale cessione del TFR ai fondi pensione, non molto “amati” dai proletari italiani, che fiutano furti ed inganni da parte dei vampiri dell’alta finanza.
Durigon è stato mandato a fare da apripista dal governo Meloni che ha la volontà di tagliare ancora le pensioni in modo diversificato e di mettere le mani sul TFR, un rilevante fondo accantonato che fa gola a chi deve finanziare le crescenti spese militari, e agli speculatori privati.
Quelle sul TFR e sull’innalzamento dell’età pensionabile non sono le uniche manovre sulla previdenza in via di definizione con la legge di bilancio 2026.
È anche previsto un taglio alla quota retributiva delle pensioni dei dipendenti pubblici con meno di 15 anni di contributi al 31.12.1995. Ciò porterà negli anni a venire una riduzione dell’assegno per decine di miliardi di euro che interesserà una platea di centinaia di migliaia di lavoratori.
Se il governo non vedrà risposte di lotta adeguate è sicuro che alle parole seguiranno spediti i fatti.
La via da seguire non è quella dei ricorsi legali, ma quelle della denuncia, della mobilitazione, della lotta di massa!
E bene che gli operai prendano coscienza del nuovo furto che la borghesia sta preparando e che, direttamente e attraverso i propri delegati, nelle assemblee pongano il problema approvando mozioni che chiamino alla mobilitazione immediata.
No ai furti su salari, pensioni e TFR. No alle spese militari. La cassa si faccia sui profitti dei padroni e sulle fortune dei ricchi!
Da Scintilla n.154, settembre 2025
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