Il governo sottrae al giudizio Don Reverberi, accusato di torture

Corrispondenza da Parma

Non c’è settimana che non passi senza che il governo di estrema destra tenga a rimarcare, nelle parole e nei fatti, l’ancoraggio alla propria ideologia o militanza fascista, passata e/o presente, di alcuni dei suoi massimi esponenti.

Non solo si fa identificare in teatro chi richiama il carattere antifascista della Repubblica mentre si tollerano, spesso con compiacenza, manifestazioni squadristiche (Acca Larenzia e non solo).

Non solo si arrestano ambientalisti che bloccano per 10 minuti una strada o lanciano innocua vernice lavabile, mentre si lasciano in balia del clima sconvolto dal capitalismo monumenti importanti, invano protetti da barriere di protezione che al momento dell’uso nessuno attiva (Venezia, piazza e basilica di San Marco).

Non solo si picchiano e denunciano studenti e operai in lotta per i propri diritti che bloccano un cancello, e via elencando …

Ma, quando è il caso, si va per le spicce per salvare dai processi personaggi vicini alla propria parte politica.

È il caso di Don Reverberi, prete fascista accusato di omicidi e torture in Argentina ai tempi della giunta militare presieduta da Videla, dove esercitava la sua missione ecclesiastica e di “riconciliazione” nei centri segreti di detenzione in cui si organizzava lo sterminio di rivoluzionari, democratici,  militanti sindacali e popolari, all’interno del più ampio “Piano Condor” (in cui operavano anche fascisti italiani implicati nelle stragi di Stato).

L’ex-giudice Nordio, ora ministro, ne ha infatti negato l’estradizione reclamata dalla Corte di Giustizia di quel paese, dove il prete sarebbe dovuto andare in giudizio, e questo per “motivi umanitari”.

Quando si tratta di sottrarre alla giustizia un prete o un camerata ci si attiva o si chiudono entrambi gli occhi per “necessità”. Nell’Italia borghese non è una novità. Ci sovvengono i casi di Kappler e Reder, per non parlare di Graziani al quale è stato addirittura eretto un monumento e degli altri criminali fascisti sciaguratamente amnistiati da Togliatti.

In questo caso entra anche l’opportunità di compiacere al Vaticano (l’argentino Bergoglio, non ha nulla da dire oltre alle storielle sulle sue dimissioni?): prima o poi il favore potrebbe essere restituito. Oltre Tevere non si sono mai fatti scrupoli, memori dei bei tempi andati in cui con la missione “umanitaria” Odessa si facevano riparare proprio in Argentina (in quel di Bariloche) i criminali nazisti attraverso il porto di Genova. E di compiacere al nuovo “caudillo” argentino Milei,  quello della motosega.

Un “umanitarismo” governativo che non si sa perché (anzi, lo sappiamo benissimo) si arresta nelle carceri sovraffollate, nei CPR, nei luoghi degradati dove vivono i senzatetto…

E la magistratura? E la c.d. “opposizione parlamentare”? Nulla da dire? Nossignore. Ma diciamo noi da comunisti qualcosa.

Tutto ciò si riassume in un fondamentale concetto: in una società classista la giustizia non può non avere un carattere di classe, borghese. La musica potrà cambiare solo nel socialismo, dove i fascisti e i nemici del popolo non avranno più scampo.

Lettera firmata, gennaio 2024

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