Il merito di essere nati avanti
Giuseppe Valditara è il nome scelto dal governo più reazionario della storia dell’Italia Repubblicana per il “Ministero dell’Istruzione”, da questa legislatura anche “del Merito”.
Un concetto che di certo non vuol dire “dare alle scuole infrastrutture e dotazioni di qualità, valorizzare gli operatori scolastici, sintonizzarsi con il mondo del lavoro, agire sulle competenze, fornire gli strumenti per sviluppare un percorso di crescita individuale e collettivo” come vorrebbe far credere il relatore della Riforma Gelmini, ma un ulteriore attacco a quello che rimane del welfare state, una espressione dell’autoritarismo e dell’esclusione sociale lanciato da uno dei massimi esponenti del neoliberismo.
È infatti noto che la Lega, partito di cui Valditara è membro, è la più ardente organizzazione politica a sostegno dell’estensione della flat tax a tutti i redditi e dell’autonomia differenziata; dunque le promesse di costui sono prive di contenuto a tal punto da poter ingannare ben pochi stolti.
In realtà con “merito” egli intende portare avanti chi è meritevole di essere nato avanti e lasciare indietro chi è colpevole di essere nato indietro, amplificando il divario sociale, la ripidità della scala sociale e la trasformazione della scuola in un’azienda per i profitti.
Il neo ministro tenta di trincerarsi dietro l’articolo 34 della Costituzione che recita al terzo comma “i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”, dimenticando però di dire che il quarto comma specifica che questi vantaggi andrebbero conferiti elargendo “borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze” e non già precludendo l’istruzione ai restanti offrendo loro un servizio sempre più carente.
Tuttavia ciò pone in risalto quanto la Costituzione democratico-borghese del 1948 non sia per nulla una garanzia, nemmeno dal punto di vista del “capitalismo dal volto umano”, se può essere così interpretata dal primo “salvatore della patria” che passa, autore del libro “L’impero romano distrutto dagli immigrati” che vorrebbe presentare la storia come un corso predeterminato che si concluderebbe con la salita al potere dei sovranisti a contrastare l’arcinota “iattura autrice di ogni male”.
Intanto i suoi colleghi, come il ministro di polizia, si sono impegnati per svelare il prima possibile il proprio carattere repressivo, riuscendo nell’intento, scagliandosi contro studenti antifascisti che protestavano contro un convegno tenutosi nella Facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza” di Roma organizzato da Azione Universitaria che ha invitato esponenti di FdI, manganellandoli e ferendone uno.
Ironia della sorte, sia Conte che Letta hanno condannato le manganellate, gli stessi che puntellavano il governo Draghi autore di analoghi misfatti sugli studenti in lotta contro l’alternanza scuola-lavoro, mentre il più “coerente” liberista Calenda ha dato dei fascisti agli studenti.
In questa situazione è necessario che i comunisti (marxisti-leninisti), assieme a tutti i giovani rivoluzionari e antifascisti, partecipino in prima fila a manifestazioni e occupazioni contro il governo d’estrema destra della Meloni e lottino per creare organizzazioni di massa studentesche e giovanili, tasselli importanti per la lotta contro il capitalismo e per il socialismo, la sola società in cui coloro che sono nati indietro avranno tutte le condizioni per trovarsi avanti.
“Gioventù marxista-leninista”
Da Scintilla n. 128 – novembre 2022
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