Il “multilateralismo”, strumento chiave della politica estera dell’imperialismo cinese
- LA CONVERSIONE CINESE AL MULTILATERALISMO
I revisionisti cinesi, fin dal 1986 hanno indicato la “diplomazia multilaterale” come parte integrante della loro politica estera.
Il tema del multilateralismo fece il suo ingresso ufficiale nel discorso politico cinese con il rapporto sul lavoro del governo presentato da Zhao Ziyang in occasione del lancio del VII piano quinquennale (1986-90).
Durante gli anni ’80 dello scorso secolo furono le “riforme” capitalistiche e l’apertura al mercato le forze motrici dello spostamento della Cina verso le istituzioni multilaterali e del suo crescente attivismo diplomatico.
Negli anni ’90 la “conversione” cinese al multilateralismo si sviluppò con una progressiva partecipazione a organismi e forum internazionali, specialmente di tipo economico. La nuova strategia cinese infatti richiedeva una partecipazione più estesa e diversificata a diversi consessi multilaterali, per evitare l’isolamento e la condanna internazionale. In questo modo la Cina, sempre più legata nel mercato capitalistico internazionale, fu attirata nella tela di ragno dell’imperialismo, come sua parte integrante.
Questa strategia si è sviluppata specialmente dopo i fatti di piazza Tienanmen (1989), anche per promuovere un’immagine di “potenza responsabile” e cominciare a ridisegnare un ordine globale più favorevole alla superpotenza cinese in ascesa.
Di qui la rivalutazione del multilateralismo, tradizionalmente visto come veicolo di pressioni e ingerenze esterne, e l’avvio di un processo di graduale di sviluppo di questa politica.
Negli anni successivi il crescente potere economico del dragone cinese ha messo Pechino nelle condizioni di perseguire un maggiore attivismo diplomatico e di politica estera.
A partire dal 15° congresso del PCC (1997), i capi revisionisti del PCC in nome del pragmatismo hanno formalmente adottato il “multilateralismo” come principio-guida e strumento operativo nell’ambito delle loro relazioni e iniziative sul piano degli affari internazionali.
Le nuove tesi sul multilateralismo sono state elaborate ulteriormente durante il 16° Congresso del PCC (2002) al fine di espandere l’attivismo negli affari internazionali e far accettare la Cina come la sfidante del potere globale USA.
Allo stesso tempo, il multilateralismo è divenuto un requisito essenziale per assicurare lo sviluppo economico, la stabilità politica e la pace sociale nel lungo periodo, sia all’interno della Cina che ai suoi confini.
- LO SVILUPPO DEL MULTILATERALISMO CINESE
Negli ultimi decenni lo sviluppo della lotta per l’egemonia mondiale fra l’imperialismo nordamericano in declino economico e culturale e quello cinese in rapida ascesa (economicamente potrebbe raggiungere e superare gli USA in pochi anni, militarmente si sta rafforzando continuamente), ha rimodellato l’utilizzo pragmatico del multilateralismo da parte della dirigenza revisionista di Pechino. Di conseguenza il multilateralismo cinese si è costantemente evoluto, con proprie caratteristiche, sotto la spinta dei suoi monopoli e dei gruppi dominanti che vogliono trasformare la forza economica in forza politico-militare per conquistare posizioni più favorevoli nella lotta per la ripartizione del mondo.
La politica multilaterale cinese è così passata da una concezione focalizzata soprattutto nella cruciale regione asiatica (l’Apec, la Shanghai Cooperation Organization, la creazione dell’area di libero scambio con i paesi Asean, il Boao Forum, il dialogo delle Sei Nazioni sulla Corea del Nord, la creazione della Banca Asiatica per gli investimenti di supporto a progetti enormi come la “Belt and Road Initiative” (BRI), la cooperazione fra i BRICS, i numerosi accordi bilaterali molto vantaggiosi data la potenza economica cinese) a espressioni con una base più ampia, caratterizzate dall’ingresso della Cina in forum e istituzioni globali tradizionali ritrovi dei caporioni imperialisti (es. WTO, G-20 come paese membro, G-8 come osservatore) Anche in ambito ONU, la Cina ha sviluppato la sua partecipazione nelle “missioni di pace” in decine di paesi (Afghanistan, Haiti, Kosovo, Libano, Liberia, Sudan, etc.).
Il multilateralismo è divenuto così un elemento centrale delle ambizioni cinesi per continuare un rapido sviluppo e costruire in alcuni decenni un nuovo ordine internazionale in cui la Cina non sia più dentro una “camicia di forza” ma rivesta una posizione decisiva e predominante.
Lo sviluppo dell’isolazionismo di Trump e la crisi del multilateralismo americano hanno offerto alla Cina imperialista nuove opportunità strategiche per accreditarsi come sostenitrice della globalizzazione economica “inclusiva”, dell’ordine internazionale e dell’architettura multilaterale, in opposizione al protezionismo.
In effetti la Cina ha sviluppato la rivalità con gli USA usando gli stessi organismi internazionali finora gestiti dagli yankees, ma allo stesso tempo ha lavorato per cambiare i rapporti di forza dentro di essi, minando norme e accordi che favoriscono la superpotenza attualmente diretta da Biden.
Il concetto e la pratica del multilateralismo cinese si sono sviluppati dentro il contrasto di interessi e di valori fra le potenze occidentali guidate dagli USA e le medie e grandi potenze in ascesa (BRICS e altri stati capitalisti) che vogliono sottrarsi al dominio nordamericano e conquistare nella gerarchia internazionale uno status adeguato al loro crescente peso economico, politico e militare.
Il multilateralismo perseguito dalla Cina cerca dunque di farsi largo nelle tensioni che scuotono il sistema di relazioni internazionali vigenti; la sua retorica nasconde la lotta per l’egemonia fra potenze imperialiste, e dietro la sua maschera diplomatica c’è la vecchia strategia delle alleanze e
dei blocchi.
- LA FASE ATTUALE DEL MULTILATERALISMO CINESE
Con l’ascesa al potere di Xi Jinping nel 2013, la Cina è passata ad una maggiore iniziativa sul piano estero, di cui la BRI è la manifestazione più evidente. La fase attuale del multilateralismo cinese, più attivo e assertivo del passato, è stata espressa da Xi Jinping durante il World Economic Forum nel gennaio 2021, il quale criticando l’egemonismo e l’unilateralismo ha enfatizzato un sistema di governance mondiale consensuale, basato su consultazione e regole universali. Un mondo imperialista utopico, in cui le differenze “non siano pretesto per l’antagonismo e lo scontro, ma piuttosto un incentivo per la cooperazione”.
La propaganda cinese si basa sulla retorica revisionista secondo cui il vecchio ordine internazionale del secondo dopoguerra guidato dagli USA è divenuto sempre più insostenibile, mentre la tendenza è al mondo multipolare e alla globalizzazione. Di qui la spinta allo “sviluppo di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità” (Xi Jinping, rapporto al XIX Congresso del PCC) da conseguire riformando le istituzioni liberal-democratiche per creare un ambiente più favorevole agli interessi e alle ambizioni dell’imperialismo cinese.
Nonostante la narrativa ufficiale, il “vero multilateralismo” con caratteristiche cinesi è al tempo stesso strategico e opportunista, parte di un disegno contro-egemonico.
USA e Cina lottano costantemente per estendere la propria influenza in campo internazionale, la tensione nel Mar del sud della Cina e su Taiwan si accresce, anche se per ora le due superpotenze non vogliono entrare in una guerra diretta (la Cina ha bisogno di tempo per rafforzarsi, ha interesse che in questo periodo i conflitti armati si svolgano in altre regioni del mondo). Questa lotta si sviluppa anche dentro gli organismi multilaterali in cui la Cina difende risolutamente i propri interessi decisivi.
Il multilateralismo cinese che è emerso negli ultimi venti anni va compreso in combinazione con il discorso sul “multipolarismo”. Entrambi fanno parte della strategia per estendere l’influenza e il dominio cinese soprattutto fra i paesi “in via di sviluppo”, creando un’immagine della Cina come potenza mondiale benigna in ascesa.
Attraverso il multilateralismo la Cina acquisisce gradualmente potere a livello regionale e globale, persegue la penetrazione dei suoi capitali attraverso accordi bilaterali nei paesi dipendenti dell’Africa, dell’Asia e del Sud America (in cui Pechino ottiene la “parte del dragone”) mentre si sforza di formare la struttura politica mondiale che corrisponde alle sue mire strategiche.
Nonostante l’ingannevole propaganda sulle relazioni diplomatiche eque, trasparenti, democratiche, sul “reciproco vantaggio”, la “cooperazione win-win”, etc., nei fatti si va affermando un modello “bipolare” esclusivo e competitivo, basato su istituzioni regionali o internazionali imperniate su due grandi potenze imperialiste, USA e Cina, che si sfidano: la prima per mantenere l’egemonia, la seconda per conquistarla. Si tratta di una lotta interimperialista per la supremazia all’interno del moribondo sistema imperialista.
- VISIONE DI CLASSE DEL MULTILATERALISMO
Da un punto di vista rivoluzionario di classe cosa è il “multilateralismo” sostenuto dai revisionisti cinesi e i loro seguaci?
Alla radice del multilateralismo e del multipolarismo c’è la teoria reazionaria del superimperialismo di Kaustky, che inganna le masse con la speranza della possibilità di una pace permanente nel regime del capitalismo (ovvero della spartizione pacifica delle sfere di influenza e delle colonie), che nasconde le profonde contraddizioni insite nell’imperialismo, in nome del perfezionamento borghese dell’imperialismo, della piena integrazione con esso.
Il multilateralismo cinese è l’ulteriore sviluppo dei “Cinque principi” della coesistenza pacifica promossi da Zhou Enlai fin dal 1954, che hanno completamente sostituito i principi dell’internazionalismo proletario comprendendo la coesistenza fra sfruttati e sfruttatori, fra oppressi e oppressori, l’abbandono delle lotte rivoluzionarie, i rapporti con regimi fascisti e reazionari (nel corso degli anni, il Cile di Pinochet, la Spagna di Franco, l’Angola razzista, l’Afghanistan dei talebani, etc.), l’incoraggiamento al libero mercato mondiale.
Il multilateralismo cinese, inoltre, prosegue e approfondisce la teoria antimarxista e reazionaria dei “tre mondi”, che era volta ad attenuare le contraddizioni fra proletariato e borghesia, ad eliminare il ruolo guida del proletariato nella rivoluzione, a soffocare la lotta di classe e le lotte di liberazione nazionale dei popoli contro il giogo imperialista per realizzare gli obiettivi di cooperare con gli USA nella lotta contro l’URSS revisionista e di mettere la Cina alla testa degli stati del “terzo mondo” facendola passare come loro principale difensore.
Il multilateralismo si basa su concetti e pratiche tipicamente borghesi che riflettono la filosofia politica e giuridica di un progetto di ordine internazionale liberale. Esso è completamente estraneo e opposto alla concezione marxista-leninista del mondo e della società.
Le fondamenta del moderno multilateralismo a direzione nordamericana furono poste a Bretton
Wood nel 1944, dando origine alle principali organizzazioni internazionali, tra queste le Nazioni Unite (ONU), la Banca Mondiale (BM) e il Fondo Monetario Internazionale (FMI), organismi che hanno rafforzato lo sfruttamento e l’oppressione dei popoli e dei paesi dipendenti, semicoloniali e coloniali.
Dal momento in cui la Cina di Mao orientò il suo corso verso gli Stati Uniti d’America, definendo l’Unione Sovietica come suo nemico principale, essa cominciò anche ad entrare o sostenere apertamente molti ingranaggi del gioco politico imperialista.
Alla base del multilateralismo c’è la conciliazione di classe, il tentativo di attenuare la lotta di classe, di ingannare la classe operaia e i popoli oppressi con formule accattivante. Dietro la demagogia sulla “ricerca di soluzioni adatte” in una fase di mutamenti internazionali, il multilateralismo predica la collaborazione e la pace sociale fra classi sfruttatrici e classi sfruttate, fra paesi oppressi e paesi oppressori, fra nazioni oppresse e nazioni che opprimono.
La concezione marxista-leninista delle differenziazione sociale poggia sulla teoria delle classi e
della lotta di classe, sino al riconoscimento della dittatura del proletariato.
Il multilateralismo invece si basa sulla relazione fra Stati, ovvero apparati della dittatura delle classi dominanti, la cui esistenza dimostra che gli antagonismi di classe sono inconciliabili.
I revisionisti cinesi sostenendo il multilateralismo negano il carattere oggettivo dell’esistenza delle contraddizioni di classe (a partire da quelli esistenti in Cina), tentano di conciliare classi antagoniste, accreditano l’idea che l’imperialismo e il capitalismo siano fattori di progresso e di pace nel mondo.
Per i revisionisti di Pechino – che da decenni hanno sostituito l’essenza della teoria rivoluzionaria delle classi e della lotta di classe con concetti e pratiche borghesi – non sono le masse popolari, le classi, ad essere il soggetto del processo e dell’azione storica; la lotta di classe non è più la forza motrice dello sviluppo della società antagonistica.
La loro posizione non è casuale: devono cercare con ogni mezzo di convincere il proletariato e i popoli che le contraddizioni di classe e quelle fra potenze imperialiste e capitaliste sono compatibili nel quadro del regime borghese, che la soluzione dei drammatici problemi esistenti va trovata nella maggiore comprensione reciproca e una migliore cooperazione fra le classi dominanti, nella coalizione con la borghesia imperialista.
Il multilateralismo non mette in discussione i rapporti sociali di produzione capitalistici, oggi predominanti in Cina, ma li difende. Esso riflette pertanto gli interessi delle classi sfruttatrici che sono inevitabilmente in contrasto con le esigenze del progresso sociale; si tratta di una metodologia liberale che ha il proposito evidente di convincere il proletariato a rassegnarsi alla sua condizione di classe oppressa, a diventare un docile strumento della politica borghese.
Allo stesso tempo, il multilateralismo è la negazione più flagrante del principio e della pratica dell’internazionalismo proletario, che viene sostituito con il nazionalismo cinese e la solidarietà con gli oppressori dei popoli. In particolare la funzione del multilateralismo è di promuovere e sostenere il processo di integrazione dei paesi dipendenti negli organismi e nei meccanismi dominati dai paesi imperialisti.
Dietro queste concezioni tipiche della politica estera e dell’azione cinese vi è l’oligarchia finanziaria del gigante asiatico che è alla ricerca affannosa di sbocchi all’estero per i capitali, che si sforza di conquistare mercati e sfere di influenza, che cerca di instaurare ovunque la sua egemonia. Una politica che non può andare avanti senza l’intensificazione dello sfruttamento della classe operaie e delle masse lavoratrici cinesi.
- LA MASCHERA DELLE AMBIZIONI IMPERIALISTE E DEI PREPARATIVI DI GUERRA
Da decenni la Cina ha abbandonato la sua fraseologia da “potenza rivoluzionaria” e adottato una posizione da potenza che difende il sistema capitalista-imperialista. La sua politica internazionale, così come quella interna, è un mezzo per consolidare il potere delle classi sfruttatrici.
Se il revisionismo kruscioviano dichiarò la fine della lotta all’imperialismo e l ’”integrazione mondiale”, il multilateralismo cinese è la maschera dell’ambizione sfrenata degli imperialisti cinesi che vogliono sostituirsi agli Stati Uniti nel dominio politico ed economico del mondo.
Esso illude pericolosamente i popoli sugli obiettivi dell’imperialismo cinese e cerca di attrarre sotto questa bandiera le cricche al potere dei paesi dipendenti.
Sotto l’aspetto ideologico così come sotto l’aspetto pratico il multilateralismo è in contrasto flagrante con gli interessi del proletariato e con i principi scientifici che esprimono la tendenze oggettive dell’evoluzione storica. Tende a mantenere l’imperialismo, non ad abbatterlo per sopprimere ogni sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano, ogni oppressione dei popoli.
I punti di vista e le posizioni dei revisionisti cinesi sono controrivoluzionari e si allineano con quelli della borghesia degli stati imperialisti e capitalisti occidentali, con cui collaborano e competono.
Ma nonostante gli sforzi dei revisionisti, il multilateralismo non elimina le contraddizioni di classe, né quelle fra potenze imperialiste e tanto meno quelle fra imperialismo e popoli oppressi.
Il mondo capitalista-imperialista odierno è obiettivamente sempre più frammentato, diviso, conflittuale. Il fatto che vi siano paesi emergenti e altri declinanti, data l’ineguaglianza di sviluppo economico e politico (e non per via della lotta per l’autodeterminazione e la sovranità, come sostengono i revisionisti) non significa che il mondo sia più sicuro.
Al contrario, questa stessa ineguaglianza di sviluppo rende inevitabili il riarmo, i conflitti e le guerre imperialiste per nuove ripartizioni del mondo e delle sfere di influenza, dei mercati, delle fonti di materie prime, delle rotte di trasporto, etc. I discorsi sul multilateralismo sono solo un paravento dietro cui le grandi potenze nascondono i preparativi di nuove guerre, ingannando i popoli.
- CONCLUSIONI E PROSPETTIVE
La concezione e la pratica del multilateralismo non hanno nulla di comunista, ma mirano a distogliere il proletariato e i popoli dalla lotta per la rivoluzione e il socialismo.
La battaglia ideologica e politica contro tutti coloro che promuovono e difendono le concezioni del multilateralismo, del “multipolarismo”, delle “regole del diritto internazionale” borghese, dell’interclassismo nel campo delle relazioni internazionali, è un aspetto importante della lotta contro il revisionismo e l’opportunismo in tutte le sue varianti che seri danni continuano a recare al Movimento Comunista Internazionale.
L’incomprensione del multilateralismo e della sua funzione ideologica e politica mette in luce l’incomprensione dell’imperialismo e delle sue attività in campo internazionale.
Vi sono forze e correnti che limitano l’analisi e la comprensione dell’imperialismo solo (o principalmente) alla sua politica estera aggressiva, militarista o apertamente egemonica, come quella degli USA.
Ve ne sono altre che sostengono che la Cina e la Russia hanno un ruolo antimperialista perché si scontrano con gli Stati Uniti d’America, e pertanto considerano queste potenze come alleati dei popoli e punti di appoggio per lo sviluppo dei paesi dipendenti.
Questi gravi errori di comprensione dell’imperialismo – fase suprema e ultima del capitalismo – che solitamente si accompagnano al sostegno delle tesi del mondo multipolare e della politica del multilateralismo, portano inevitabilmente a sottovalutare la capacità e il pericolo che costituiscono per i popoli potenze imperialiste come Cina e Russia; in altri casi portano a nascondere o giustificare le cause della guerra interimperialista, a giustificare il riarmo per mettersi al servizio delle potenze imperialiste avversarie degli USA con argomenti di carattere social-sciovinista per dividere i proletari e gettarli gli uni contro gli altri.
I partiti e le organizzazioni che si definiscono comunisti, ma che ritengono auspicabile e possibile una nuova “coesistenza pacifica” in un contesto di acutizzazione delle contraddizioni fra potenze imperialiste; che sognano un imperialismo “non aggressivo”, o la cui aggressività possa essere incanalata attraverso il multilateralismo; che predicano la teoria del “bilanciamento” fra potenze imperialiste e le relative “architetture di sicurezza” nel cosiddetto “mondo multipolare”; che si appoggiano su una potenza imperialista per combatterne un’altra, tradiscono la causa della rivoluzione proletaria e si trasformano in forze subordinate alla borghesia.
L’esperienza storica del movimento comunista dimostra che non ci può essere una linea o un terreno “intermedio” fra coloro che sostengono il marxismo leninismo e coloro che sostengono teorie, strategie e pratiche opportuniste e revisioniste; fra coloro che lottano per la rivoluzione e la dittatura del proletariato e coloro che sostengono il multilateralismo, la pace sociale e la falsa democrazia borghese.
Qualsiasi tentativo centrista di tenere insieme posizioni e tendenze diametralmente opposte, di stabilire una linea “intermedia” su questioni di principio non solo è inutile, ma porta anche alla degenerazione ideologica e a risultati reazionari in campo politico. Nei confronti dei socialimperialisti e dei social-sciovinisti non è possibile nessun altro atteggiamento che una lotta implacabile.
Il nuovo ordine internazionale per cui lottano i comunisti è fondato sull’alleanza rivoluzionaria fra la classe operaia e i popoli oppressi e ha come scopo il socialismo e il comunismo, la società senza classi.
L’unità per cui lottiamo è un’unità vera, leninista. E’ del tutto illusorio, pericoloso e fuorviante pensare di ricostituire un poderoso Movimento operaio e comunista internazionale, una nuova Internazionale comunista, senza una completa e definitiva separazione ideologica e organizzativa dal moderno revisionismo e dall’opportunismo che mirano a distogliere il proletariato dalla lotta rivoluzionaria.
Non si può combattere l’imperialismo, non si possono adempiere ai compiti rivoluzionari del socialismo proletario, non si può costruire l’unità rivoluzionaria del Movimento operaio e comunista, senza liberarsi dalla pressione e dalle influenze imperialiste e scioviniste, senza riconoscere e denunciare il fallimento revisionista e opportunista, senza rompere apertamente e nettamente con queste correnti e le loro organizzazioni nazionali e internazionali.
Tale doverosa separazione, favorita dall’acutizzarsi delle principali contraddizioni della nostra epoca, è storicamente inevitabile e necessaria per sviluppare la lotta rivoluzionaria del proletariato.
Oggi più che mai è necessario conservare la completa indipendenza teorica, politica e organizzativa, attenendosi saldamente ai principi del comunismo per stringere la più salda unione internazionale dei proletari rivoluzionari di tutti i paesi.
La difesa e lo sviluppo del marxismo-leninismo, lo smascheramento e la lotta senza quartiere ad ogni forma di revisionismo e opportunismo in seno al movimento comunista e operaio, la pratica vivente dell’internazionalismo proletario, sono aspetti fondamentali della lotta per far avanzare la cooperazione e la congiunzione dei partiti rivoluzionari del proletariato.
La CIPOML, che si basa su una chiara piattaforma marxista-leninista e da sempre si batte per l’unità internazionale dei comunisti, svolge una funzione essenziale per creare un forte centro di attrazione delle forze rivoluzionarie del proletariato.
Per questo invita i Partiti e le Organizzazioni di tutti i paesi che lottano per il socialismo e il comunismo ad unirsi con essa per la costituzione di un potente Movimento Comunista Internazionale, che si proietti nella ricostruzione dell’Internazionale Comunista.
Agosto 2022
Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia
Categorie
- AMBIENTE (41)
- ANTIFASCISMO (64)
- ATTUALITA' (442)
- CIPOML (123)
- DONNE IN LOTTA (36)
- ECONOMIA (44)
- ELEZIONI E REFERENDUM (22)
- FONDAZIONE PCdI (19)
- FORMAZIONE (1)
- GIOVENTU’ M-L (48)
- INTERNAZIONALE (336)
- LOTTA ALLA GUERRA (175)
- LOTTA PER IL PARTITO (72)
- MEMORIA STORICA (129)
- MOVIMENTO OPERAIO (240)
- POLITICA (209)
- PRIMO MAGGIO (1)
- QUESTIONI TEORICHE (59)
- RIVOLUZIONE D'OTTOBRE (26)
- SALUTE E SICUREZZA (52)
- SCINTILLA (38)
- SOCIETA' (55)
- TESTI M-L DIGITALIZZATI (19)