Il nostro appello di lotta agli operai e ai lavoratori europei

Noi sottoscritti membri della regione europea della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML) ci siamo riuniti nelle condizioni della pandemia da Coronavirus per esaminare il lavoro dei nostri partiti nel periodo iniziale della pandemia e abbiamo discusso in special modo i particolari della nostra attività nelle attuali condizioni di cosiddetta “nuova normalità”.

E’ ovvio che non siamo di fronte a un “nemico sconosciuto”. E’ evidente che il coronavirus non fa distinzione fra le classi sociali, ma nelle condizioni dell’egemonia della borghesia internazionale e del capitale finanziario, la pandemia, che ha avuto una notevole estensione, le politiche adottate per contenerla e il livello del contagio, hanno tutti avuto a che fare con le classi.

Questo aspetto classista è dimostrato anche dal fatto che i capitalisti e le classi medie hanno ricevuto in una certa misura un aiuto finanziario di fronte alla pandemia, e l’appello a “restare a casa” può essere accolto solo da loro, mentre alla classe operaia sono state gettate solo briciole. L’autoprotezione vale solo per i capitalisti. I capitalisti monopolisti si sono rifugiati nei loro chalet di montagna e in isole appartate, mentre i lavoratori non hanno la possibilità di restare a casa e di non lavorare.

Una riprova sta nel fatto che nel periodo iniziale della pandemia gli operai e i lavoratori che lavorano in settori essenziali come la sanità, la ristorazione, la logistica, le poste, i trasporti pubblici, hanno continuato la loro attività e i loro servizi e sono stati esposti al rischio; nel periodo della “nuova normalità”, tutte le fabbriche e i luoghi di lavoro hanno operato nella loro piena capacità al massimo del possibile, e gli operai e i lavoratori sono diventati ancor più suscettibili di contagio da coronavirus. Inoltre, nonostante il fatto che i lavoratori che operano nei servizi essenziali come la sanità, la pulizia e i supermercati, che in maggioranza sono donne, sono quelli più gravemente colpiti dalla pandemia essendo costretti a lavorare nelle condizioni più difficili e avverse, essi non hanno ricevuto ciò che a loro occorre, neanche sotto forma di un aumento di salario. Senza considerare che mentre i capitalisti possono giovarsi di tutte le cure possibili negli ospedali privati, i lavoratori si considerano fortunati se possono stare in un angolo dei corridoi degli ospedali pubblici – divenuti disfunzionali a causa delle politiche neoliberiste di privatizzazione e di austerità e nei quali i lavoratori della sanità non possono ottenere neppure le necessarie attrezzature protettive. In molti casi sono mandati a casa per l’isolamento o completamente trascurati.

Gli anziani e i più vulnerabili sono stati abbandonati a se stessi, anziché essere messi sotto una speciale protezione, e il triste stato delle cure domiciliari durante la pandemia è ben documentato.

La pandemia, con il lockdown e la disoccupazione che ne sono conseguiti, ha colpito soprattutto le donne. Sono principalmente le donne che hanno perso il lavoro; i carichi di lavoro domestici hanno gravato soprattutto sulle loro spalle; esse sono state in prima linea nella lotta contro la pandemia poiché chi è occupato nei settori della sanità, delle pulizie e dei supermercati sono principalmente le donne.

Le condizioni in cui ci troviamo oggi ci hanno mostrato ancora una volta che la pandemia, che è costata tante vite, così come la mancanza di letti negli ospedale, di attrezzature e dispositivi di protezione, sono tutte legate alle politiche governative di privatizzazione di ospedali e delle altre istituzioni sanitarie, così come alle misure di austerità.

E’ evidente che queste politiche neoliberiste puntano a smantellare i diritti conquistati dai lavoratori come la salute, la pubblica istruzione e la casa, eliminando il loro carattere di diritti sociali e aprendoli alle società private a fini di profitto e di sfruttamento. Abbiamo tutti assistito alle conseguenze del capitalismo neoliberista, cioè alle privatizzazioni e ai tagli ai servizi pubblici, ritenuti non necessari se non portano profitto, che hanno prodotto sentenze di morte per centinaia di migliaia di esseri umani, molti dei quali erano lavoratori. Ciò di cui ci siamo resi conto è il fatto che la lotta contro la pandemia è inseparabile dalla lotta contro il capitalismo.

Benché l’Europa non abbia un Trump e un Bolsonaro come esempi di politicanti che apertamente eludono la minaccia della pandemia, sui governi borghesi ricade la piena responsabilità, dinanzi a un intero continente, di essere stati colti impreparati dalla pandemia a causa delle privatizzazioni e delle misure di austerità, trascurando la salute pubblica e portando – nel campo sanitario – a gravi carenze; essi sono stati incapaci di fornire agli operatori sanitari di prima linea le necessarie protezioni, ed alcuni di essi hanno persino considerato l’“immunità di gregge” come una valida opzione. Non possiamo permettere che questi governi – che ora cercano di dare la colpa della crisi capitalistica unicamente alla pandemia e nascondono le responsabilità delle loro politiche neoliberiste che aggravano la crisi – facciano gravare il peso della pandemia sulle spalle degli operai e dei lavoratori. ll capitale e i suoi governi sono i soli responsabili di questa crisi, ed essi soli debbono portarne il peso.

Non sono solo la distruzione dei servizi sanitari e la lotta contro la pandemia ad avere un  evidente carattere di classe. Ciò è vero anche per il fatto che il capitalismo europeo –  che nel periodo pre-pandemia era entrato in stagnazione accumulando elementi di crisi – sta cercando di scaricare il peso della crisi, aggravata dalla pandemia, sulla classe operaia, specialmente con la crescita della disoccupazione e della povertà.

I capitalisti vogliono che gli operai e i lavoratori paghino il prezzo della pandemia e della loro crisi, ma, così facendo, ci spingono a unirci e a combattere l’una e l’altra.

Per esempio, la Commissione europea sta lavorando da tempo su una proposta per il salario minimo europeo. E’ necessaria la massima vigilanza su questo processo per non permettere alcuna regolamentazione a svantaggio degli operai.

No! Noi ci rifiutiamo di pagare il prezzo di pandemia e crisi!  Non siamo noi che abbiamo fatto le privatizzazioni! Non siamo noi che dobbiamo essere rimproverati per la mancanza di ospedali che ha indebolito la lotta contro la pandemia. Sono stati i capitalisti e i loro governi! Neppure la crisi è colpa nostra; essa è il risultato del capitalismo sfruttatore. Per noi lavoratori la lotta contro la pandemia e il capitalismo è diventata ancora più importante da quando le ruote del capitalismo hanno cominciato a girare più veloci per promuovere il massimo profitto del capitale senza alcuna preoccupazione per la pandemia e i rischi di contagio, da quando i licenziamenti crescono rapidamente mentre i luoghi di lavoro sono di nuovo aperti h24.

Stiamo inoltre assistendo a due conseguenze dell’inasprimento delle contraddizioni di classe nel quadro del peggioramento delle condizioni sociali dovuto alla pandemia e alla crisi capitalistica, che si accompagna all’acutizzazione delle contraddizioni interimperialiste, delle rivalità e della lotta per la ridivisione del mondo – come risultato dell’ineguale e incostante sviluppo del capitalismo in vari paesi e settori – che si manifestano soprattutto fra USA e Cina, così come fra Russia e Europa: 1) Il crescente bisogno della borghesia europea di nuove e più reazionarie politiche e forme di governo per tenere sotto controllo le classi sfruttate, il cui malcontento sta crescendo e che incontrano difficoltà nel vivere alla vecchia maniera: aumentano le tendenze nazionaliste e razziste, di estrema destra e neofasciste. 2) La crescita delle spese per la guerra, delle tendenze guerrafondaie e del riarmo.

In Europa le conseguenze della lotta per accrescere le quote di mercato mondiale e per l’egemonia sono ben visibili nel Mediterraneo, in Siria, in Libia, in Africa e in Ucraina, e più recentemente in Bielorussia.

Nonostante le gravi condizioni pandemiche e invece di dare appoggio alle masse lavoratrici e sostenere i servizi sanitari, i capitalisti e i loro governi usano le risorse pubbliche per aiutare le grandi imprese capitalistiche, per gli armamenti e per altre spese militari da destinare alla ridivisone del mondo, compreso il Nord Europa e l’Artico, ma specialmente nel Nord Africa e nel Medio Oriente, dove l’UE, sotto la guida della Germania e della Francia, sta lottando per accrescere la sua presenza. Questo è inaccettabile!

Noi marxisti-leninisti europei stiamo lavorando e lavoreremo per sviluppare la lotta unitaria del lavoro contro il capitale nelle fabbriche, nei luoghi di lavoro e nei quartieri, prendendo le necessarie misure contro la pandemia, come il distanziamento, le mascherine e le misure igieniche, ma senza isolarci nelle nostre case.

E’ solo attraverso la lotta della classe operaia e delle masse lavoratrici, una lotta di cui fanno parte giovani e donne, che possiamo evitare di portare sulle nostre spalle il fardello della pandemia e della crisi capitalistica, sfuggire a un futuro malsicuro che si sviluppa rapidamente con l’aumento della disoccupazione e della povertà, della distruzione causata dalle guerre e dalla devastazione dell’ambiente, un risultato a cui assistiamo attualmente a causa dei cambiamenti climatici. Noi classe operaia, lavoratori, giovani e donne, possiamo superare sia la pandemia che il capitalismo con le sue crisi distruttive. Solo noi possiamo assolvere questo compito!

Uniamoci nel più ampio possibile fronte del lavoro per liberarci dall’egemonia del capitale con il suo sfruttamento e il suo irrazionale modo di agire sull’ambiente e sulla salute pubblica.

Il capitalismo, che non ha nulla da offrire alla classe operaia, non è il nostro avvenire; la rottura rivoluzionaria e la nuova società, la società socialista, sono necessarie e possibili.

Facciamo appello alla classe operaia e ai lavoratori di tutti i popoli d’Europa affinché lottino per le seguenti rivendicazioni immediate contro il capitalismo che non considera la pandemia come un problema di salute pubblica, contro i governi borghesi che non adottano misure che diano priorità alla salute pubblica

  • I governi non possono ritirarsi dalla lotta contro la pandemia da coronavirus e lasciare le masse a se stesse in nome della “normalizzazione”, mettendo a rischio la salute pubblica e lasciando ai popoli la responsabilità di adottare le misure necessarie. No ai governi che danno la priorità al benessere dell’economia capitalistica e al profitto dei capitalisti, sollecitando la “seconda ondata” per facilitare le restrizioni!
  • L’accesso ai servizi sanitari è un diritto pubblico, libero ed uguale per tutti! Le privatizzazioni e i tagli al settore sanitario debbono cessare. I servizi sanitari debbono essere migliorati con nuovi investimenti e con il dispiegamento di un maggior numero di medici e di operatori sanitari; tutti gli ospedali, istituti sanitari e società farmaceutiche, privati e non, debbono essere controllati dai lavoratori, dalle loro organizzazioni sindacali e dalle organizzazioni professionali del settore.
  • Le condizioni di lavoro dei medici e dei lavoratori della sanità, e quelle di coloro che sono in prima fila nella lotta conto la pandemia, come gli addetti alla pulizia, i lavoratori dei supermercati, i lavoratori della logistica, debbono essere migliorate, e i loro salari debbono essere elevati al livello degli standard medi di vita.
  • I test e le priorità di trattamento debbono essere dati ai lavoratori della sanità e ad altri gruppi a rischio, agli operai e ai lavoratori che lavorano in gran numero nelle officine i quali devono essere considerati come gruppi a rischio.
  • Senza condizioni di lavoro sicure, niente produzione! I luoghi di lavoro con infezioni da coronavirus debbono essere chiusi finché non siano state adottate le misure necessarie, e i  lavoratori debbono essere pagati integralmente.
  • Il lavoro da casa non deve essere utilizzato come un’opportunità per intensificare lo sfruttamento; no all’aumento dei carichi di lavoro sotto forma di lavoro obbligatorio!
  • Le ore straordinarie debbono essere vietate, i permessi di assenza retribuiti debbono continuare durante la pandemia.
  • L’assicurazione contro la disoccupazione e il sostegno ai lavoratori inabili al lavoro debbono essere estesi, senza precondizioni, ai migranti e ai rifugiati.
  • Il diritto di “respirare” è un diritto inalienabile dell’essere umano; no alle discriminazioni razziali e alla xenofobia! Diritti e opportunità uguali per tutti!
  • La pubblica istruzione dev’essere riorganizzata nelle scuole con misure adeguate e mezzi di trasporto in linea con le condizioni pandemiche, le classi con contagi debbono essere chiuse fino a quando non siano state prese le misure necessarie.
  • Di fronte alla “seconda ondata”, la scarsità di farmaci, vaccini, dispositivi di protezione e generi alimentari deve essere rapidamente superata; mascherine e prodotti igienici gratuiti per tutti!
  • No ai miliardi di euro in sussidi di Stato per i grandi monopoli!
  • Basta con le spese di guerra! Fondi per la sanità e la pubblica istruzione, e non per gli armamenti.
  • Scioperi e dimostrazioni non possono essere vietati, è inaccettabile che siano limitati i diritti di sciopero, di protesta, di associazione politica e sindacale e la libertà di stampa, con la scusa della pandemia. No alla repressione di Stato e allo Stato di polizia!
  • Gli esseri umani sono inseparabili dal loro ambiente; no alla distruzione della natura per la corsa al massimo profitto!

 

Partito Comunista degli Operai di Danimarca – APK

Partito Comunista degli Operai di Francia -PCOF

Organizzazione per la Costruzione di un Partito Comunista degli Operai di Germania

Organizzazione Revolusjon – Norvegia

Unione Rivoluzionaria del Lavoro di Serbia – RSRS

Partito Comunista di Spagna (marxista-leninista) – PCEML

Partito del Lavoro (EMEP) – Turchia

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

Sottoscrivono il documento il Coordinamento Comunista Lombardia – CCL e il Coordinamento comunista toscano – CCT (non aderenti alla CIPOML)

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