Il nuovo socialismo nordico – la socialdemocrazia cooperativa
Dorte Grenaa
Partito Comunista degli Operai, APK (Danimarca)
C’è un crescente interesse per il socialismo, nella comprensione che il capitalismo e l’imperialismo non sono in grado di risolvere gli attuali ed enormi problemi odierni; e c’è la ricerca di alternative e dei modi per realizzarle. Vediamo di conseguenza anche il rilancio, a un ritmo crescente, di nuove teorie opportunistiche sul socialismo, ostili al socialismo scientifico del marxismo-leninismo.
L’APK sta prendendo parte al dibattito, basandosi sui fondamenti del socialismo scientifico, con una strategia e un programma per la rivoluzione della classe operaia, con la classe operaia come forza principale e dirigente nell’odierna lotta di classe e nella rivoluzione, come nuova classe dirigente sotto il socialismo – il tutto elaborato e concretizzato nel nostro programma “Manifesto per una Danimarca Socialista” e nei principali documenti della CIPOML.
La continua rinascita del riformismo
Nei paesi scandinavi come la Danimarca, in generazioni di operai è stata instillata la politica riformista di collaborazione di classe del Partito Socialdemocratico, che ha coperto le loro vite letteralmente dalla culla alla tomba.
Per molti decenni, nelle cosiddette società del benessere nordiche, furono create condizioni di vita sempre migliori per larga parte della classe operaia e della popolazione. Con l’esistenza dell’allora Unione Sovietica socialista come realtà vivente dal 1917-1952, e con una fortissima e ampia organizzazione sindacale di allora, che lottava per richieste di riforme, la borghesia e gli imprenditori decisero di unire le loro forze a quelle del Partito Socialdemocratico e dell’aristocrazia operaia dell’epoca, realizzando un “accordo di collaborazione di classe” che assicurasse la pace sociale al fine di garantire loro un intensissimo sfruttamento del lavoro. Solo una piccola parte del valore creato andava al welfare pubblico. Il modello del welfare si è rivelato una parentesi di breve durata storica.
I socialdemocratici sono oggi una crisi di lunga durata. Essa si è accelerata da quando la borghesia ha posto fine all’ ”accordo di collaborazione di classe” sul finire del XX secolo, in seguito al collasso del revisionismo sovietico, alla caduta del muro di Berlino e al “nuovo ordine mondiale” dell’imperialismo USA nel quale il partito socialdemocratico adottò posizioni apertamente neoliberiste. Ma il Partito socialdemocratico possiede una camaleontica abilità di reinventarsi come difensore e protettore delle masse lavoratrici. I socialdemocratici stanno di nuovo cercando di presentarsi come un bastione contro l’aumento della diseguaglianza, dello sfruttamento e del crescente sviluppo di una crisi economica e sociale. Essi non possono, tuttavia, farlo da soli, senza un valido aiuto dei partiti opportunisti che svolgono un ruolo attivo nella costante rinascita del riformismo.
Nella sinistra politica in Danimarca, in particolare l’appoggio parlamentare al governo socialdemocratico, la “Lista Unità” e le forze politiche intorno ad essa stanno lanciando una serie di teorie socialiste come “Europa Socialista Rosso-Verde”, “Socialismo Nordico”, “Controcrescita comunista ed eco-socialista”, e “Comunismo per il XXI Secolo”.
Queste correnti politiche parlano radicalmente della necessità di una rottura con il capitalismo prima che le catastrofi climatiche abbiano spazzato via il pianeta e l’intera umanità. Ma ciò che offrono in pratica è, ed è stato, di fornire uno scudo alle vecchie socialdemocrazie e ai loro governi come “migliori dei governi borghesi” e di deviare tutti i passaggi della lotta di classe su vie puramente parlamentari.
Nel movimento sindacale, essi hanno riesumato il vecchio ruolo e le posizioni dei revisionisti in quanto pompieri al servizio dei vertici sindacali e dell’aristocrazia operaia.
Fin dalla sua fondazione nel 1989, la “Lista Unità” non è stata capace di concordare un programma per il socialismo, a causa dell’esistenza di varie principali correnti e fazioni all’interno di questo partito: la piattaforma di democrazia a-classista dei Socialisti di Sinistra (VS), la democrazia antimonopolistica del revisionista Partito Comunista di Danimarca (DKP) e l’indefinito socialismo mondiale e l’anticomunismo delle correnti trotzkiste.
La teoria di uno speciale “Socialismo Nordico” è un tentativo di creare una piattaforma teorica comune per una terza via fra capitalismo e socialismo, fra una via riformistica socialdemocratica e la via rivoluzionaria per la rivoluzione socialista.
È un tentativo di giustificare teoricamente e di fornire argomenti per la politica che la direzione della “Lista Unità” ha sviluppato e portato avanti per molti anni. Al tempo stesso, è un tentativo di intervenire contro la crescente consapevolezza, nella sinistra e nella classe operaia, del fatto che la “Lista Unità” non è la riposta e non sa rispondere a una rottura col capitalismo e alla costruzione del socialismo, ma è soltanto una forma moderna di socialdemocrazia.
Sebbene questa teoria anti marxista-leninista sia lanciata come un fenomeno scandinavo, dovuto a specifiche caratteristiche storiche e alle condizioni attuali, essa fa parte di una tendenza internazionale di moda: quella delle imprese cooperative e della proprietà pubblica democratica come nuova forma di via pacifica al socialismo. Essa contiene elementi propri degli ideologi della sinistra statunitense facenti parte del “think thank “ di Bernie Sanders, come il proposito di addomesticare il capitalismo monopolistico e l’introduzione del vecchio modello nordico socialdemocratico di welfare crollato alcuni decenni fa.
Contiene anche elementi propri di tendenze come quella della Democrazia Collaborativa (riformismo socialista) che troviamo anche in alcune sezioni del Partito Laburista in Inghilterra. Prende elementi dell’anticapitalismo rosso/verde del Partito della Sinistra Europea, che fondamentalmente vuol creare un capitalismo più democraticamente competitivo, ecologicamente e socialmente giusto, per trasformare dall’interno l’Unione europea in un’Europa socialista libera dall’imperialismo USA.
La “Lista Unità” è membro del Partito della Sinistra Europea insieme con altri partiti europei fra cui Die Linke in Germania, Podemos in Spagna e Syriza in Grecia. La bancarotta di questa politica fu interamente dimostrata dal governo Syriza in Grecia, che, in opposizione a un referendum, capitolò di fronte alle pressioni dei monopoli EU, seguì i loro diktat sull’austerità e tradì completamente la classe operaia e il popolo.
Il socialismo come società di transizione
Secondo il Socialismo Nordico la società danese oggi è un ibrido fra capitalismo e socialismo. Entrambi coesisterebbero in Danimarca! La forma capitalistica di produzione e la proprietà privata dei mezzi di produzione rimangono dominanti, ma essi coesistono con la proprietà socialista nelle società cooperative e nelle forme democratico-socialiste di produzione. Esso afferma che è possibile – nel quadro del sistema capitalistico – fare in modo che i due cambino di posto in una nuova forma di socialismo senza l’eliminazione e l’abolizione del capitalismo, della proprietà private, della classe dominante e del suo Stato. Che ciò può esser fatto attraverso riforme sociali e controlli democratici, in cui il socialismo diventa gradualmente prevalente attraverso la pressione di movimenti popolari di base, del movimento sindacale e della rivoluzione elettorale, con la quale si intende che i partiti che promettono tutto questo vengano portati al potere e garantiscano che si realizzerà.
Si tratta di un esperimento e di una teoria che sono già stati messi in pratica, con conseguenze e fallimenti disastrosi, dall’eurocomunismo nell’ex Jugoslavia, dal moderno revisionismo nell’Unione Sovietica e nelle ex “democrazie popolari” dell’Est europeo.
Marx ed Engels hanno mostrato come differenti modi di produzione e rapporti di proprietà siano espressione delle diverse classi che esistono in una società di classe. Ciò che importa è quale classe sia la classe dominante e quindi il fattore determinante dello sviluppo sociale in un determinato periodo, poiché viviamo in società di classe, fino alla società senza classi, il comunismo.
Il socialismo stesso è una società di transizione nella quale classi e strati sociali esistono ancora, con una lotta di classe per uno sviluppo rivoluzionario e un processo verso il comunismo. Le esperienze storiche dimostrano che ciò può essere realizzato solo se la classe operaia è al potere; se c’è uno stato socialista con una natura completamente differente da quello capitalista attraverso il quale questo sviluppo può essere organizzato e che schiacci la precedente classe sfruttatrice e la elimini in quanto classe dominanti.
Centrale è la questione del potere e di quale classe sia al potere. Dopo che Krusciov riuscì, alla testa del moderno revisionismo, a impadronirsi del potere nell’Unione Sovietica e nel Partito bolscevico, e la classe operaia non fu più al potere, esistevano sia la proprietà capitalista che la proprietà socialista, rapporti di produzione capitalistici e rapporti di produzione socialisti. Ma solo per il tempo che ci volle per eliminare il socialismo e restaurare il capitalismo. La società cambiò carattere, non fu più socialista, ma una società di capitalismo monopolistico di Stato, finché crollò e fu interamente restaurato un capitalismo di libero mercato.
Vediamo nella Danimarca e nel mondo capitalistico odierni degli aspetti che contengano i semi di nuovi modi di produzione e di organizzazione socialisti? Sì. C’è una crescente internalizzazione della classe operaia, della socializzazione della produzione, del processo di sviluppo tecnico, del controllo – da parte dei monopoli globali – di una coerente catena di lavoro, di materie prime, di trasporti, di logistica e di mercati. Uno sviluppo che Lenin descrive nella sua opera “L’imperialismo, fase suprema del capitalismo”, sottolineando che trascina i capitalisti, contro la loro volontà e la loro consapevolezza, in un nuovo ordinamento sociale che costituisce la transizione da una concorrenza completamente libera a una socializzazione completa.
L’alto grado di socializzazione sarà in grado anche di sostenere la costruzione del socialismo dopo la rivoluzione socialista della classe operaia. Essa è in crescente contrasto con i rapporti di produzione sotto il capitalismo, nel quale la ricchezza e la proprietà private sono concentrate in un numero di mani sempre minore. Essa è frenata dalle leggi di sviluppo del capitalismo e dall’anarchia del profitto a breve termine, e non è perciò in grado di facilitare le soluzioni di crescenti problemi come le attuali crisi: crisi climatica, crisi energetica, inflazione, spostamenti di popolazioni e fame dovute alla carestia, disastri naturali, guerre imperialiste e povertà crescente. Ciò fa parte di una delle principali contraddizioni del capitalismo e della contraddizione fondamentale fra lavoro e capitale.
Gli aspetti nordici dei movimenti cooperativistici
La classe operaia ha le sue tradizioni e le sue esperienze rivoluzionarie da costruire, ma sono passati molti decenni da quando esse coincisero con le idee del Partito socialdemocratico, che è rivissuto nella teoria del socialismo nordico – secondo cui la classe operaia può acquistare e/o votare la sua via al socialismo. In particolare gli aspetti nordici e la via da seguire oggi sono affermati come l‘ampio movimento cooperativo e l’esistenza di un’economia cooperativistica. Essi furono progressisti nel loro contesto storico quando emersero all’inizio del secolo scorso. Significarono prosperità per i piccoli contadini individuali e i lavoratori delle campagne con un piccolo appezzamento di terreno col quale mantenere le loro famiglie nelle aree rurali e anche per gruppi di operai urbani. Essi diventarono importanti per lo sviluppo da una società coltivatrice e agricola a una moderna società industriale. Ma non furono mai socialisti, ed oggi viviamo in un tempo completamente diverso, nel quale il vecchio movimento cooperativo si è sviluppato in gruppi monopolistici come l’ARLA (l’Arla Foods è una cooperativa multinazionale danese-svedese con base in Danimarca) o la Danish Crown. Oggi essi non sono piccole fattorie, ma grandi imprese agroindustriali con gruppi di capitali dietro di loro e latifondisti che sono sbucati fuori dal nascondiglio.
Il movimento cooperativo, che fu una delle bandiere del movimento socialdemocratico, non è stato in grado di esistere, come un’isola solitaria, al di fuori dello sviluppo capitalistico. Si sostiene che nella Danimarca odierna esistono, nel settore privato, larghe sacche di proprietà democratica nelle quali ingenti gruppi di popolazione posseggono e gestiscono società. Oltre ai grandi monopoli agricoli e alimentari, vi sono società cooperative per le forniture energetiche, compagnie immobiliari e assicurative.
Nel settore finanziario si fa riferimento a istituti di credito cooperativo e banche e, non da ultimo, ai fondi pensione miliardari che servono da copertura a una macchina statale redistributiva di capitali e a gigantesche rapine ai danni della classe operaia e della popolazione. Oggi queste cooperative sono intrecciate con fondi di investimento globali; funzionano e operano secondo i principi dell’economia di mercato capitalista e come parte integrante dell’economia capitalista, nonostante un’assemblea generale annuale come copertura democratica in cui tutti i “proprietari comuni” possono presentarsi per qualche spuntino e discorsi a ruota libera.
Oggi sta emergendo un nuovo movimento cooperativo, con nuovi piccoli borghesi che uniscono le loro aziende in cooperative per sopravvivere ad una concorrenza sempre più agguerrita. Lo stato sovvenziona gli imprenditori per avviare nuove attività, ma essi hanno solo due opzioni: crescere oppure morire. La “Lista Unità” ha sviluppato un importante programma di riforma per promuovere questo sviluppo, sostenendo che le società controllate democraticamente e di proprietà collettiva sono più forti nella concorrenza capitalista rispetto alle società tradizionali. Un altro sviluppo, soprattutto tra i giovani, sono i lavoratori assunti con condizioni di lavoro a giornata in quanto “società individuali” in grandi aziende globali come i corrieri Wolt o Uber. Qui la lotta è per diventare occupati e per organizzarsi come parte della classe operaia.
Il settore pubblico, relativamente ampio (nel quale è ancora occupato circa un terzo della forza lavoro danese, svedese e norvegese) si suppone che sia un’altra caratteristica specificamente nordica e una prova della validità del Socialismo Nordico. Le dimensioni del settore pubblico sono una caratteristica storica, ma oggi – dopo decenni di privatizzazioni – la politica della partnership pubblico-privato, con un settore sanitario che è sull’orlo del collasso – è piena di buchi. Non è mai stata socialista e non potrà mai esserlo in una società capitalistica sotto un potere capitalistico di Stato. Quando il Socialismo Nordico afferma che il settore pubblico è posseduto e controllato da organi eletti democraticamente – parlamento, comuni e regioni, e quindi indirettamente da tutti i cittadini della società – non fa altro che scimmiottare la demagogia borghese sulla democrazia borghese e sul carattere di classe dello Stato.
Questa teoria è un semplice rifacimento del riformismo socialdemocratico e del socialismo utopistico, i quali affermano di sollevare i problemi e le sfide del nostro tempo in modo nuovo. Essa si presenta in opposizione al moderno revisionismo , all’eurocomunismo e alla democrazia antimonopolistica, ma contiene e ripete i loro fallimentari elementi di base: la rivoluzione e la lotta di classe sono sostituite dalla transizione pacifica; l’economia socialista e la lotta di classe sostituite dalla competizione fra capitalismo e socialismo; la democrazia socialista con la classe operaia come classe dominante e il suo partito comunista sostituiti dalla democrazia pluralistica di base di tutte le classi.
Dobbiamo lottare contro il riformismo e l’opportunismo
Come marxisti-leninisti sappiamo che le situazioni rivoluzionarie non hanno esito positivo spontaneamente; esse sono come una finestra aperta, che può essere sbattuta all’indietro dalla reazione o svilupparsi in una rivoluzione socialista. Ciò dipende dalla coscienza, dall’organizzazione e dalla capacità della classe operaia di svolgere un ruolo dirigente e di mettersi alla testa di un’ampia alleanza di classi e di strati sociali; dalla sua capacità di vedere attraverso le manovre e dalla preparazione della stessa classe operaia per respingere i violenti colpi della borghesia.
Perché una rivoluzione socialista abbia luogo la classe operaia deve avere il suo forte Partito comunista che abbia la forza e la capacità di portare la sua coscienza rivoluzionaria alla classe operaia, di raccogliere una maggioranza della classe operaia intorno ad essa e, non da ultimo, di riuscire a isolare i riformisti, i revisionisti e gli opportunisti e rimuovere la loro base di massa. In Danimarca ciò si applica anche in misura significativa allo strato superiore dell’aristocrazia operaia, che siede ai vertici della direzione del movimento sindacale.
Indubbiamente la classe operaia e la gioventù operaia hanno bisogno di una reale alternativa che alimenti la loro convinzione, la loro speranza e i loro sogni di un futuro diverso, che possa creare energia rivoluzionaria e chiarezza ideologica. I comunisti marxisti-leninisti danesi hanno il compito permanente di lavorare con determinazione per diffondere sempre più la conoscenza e la comprensione del socialismo scientifico. Il nostro partito deve assicurare che la teoria, la politica e l’esperienza storica rivoluzionarie siano accessibili in lingua danese, di portare avanti il socialismo nella nostra agitazione, propaganda e nel lavoro politico quotidiano, di combinarlo con le nostre piattaforme e parole d’ordine politiche, indicando una via rivoluzionaria. Come comunisti danesi, non dobbiamo trovare un nuovo specifico comunismo danese; al contrario, il marxismo-leninismo è una teoria internazionale sulla quale dobbiamo lavorare e sviluppare i compiti di una via rivoluzionaria, della rivoluzione proletaria e del socialismo nel nostro paese nelle esistenti condizioni e specifici sviluppi.
30 Luglio 2022
Pubblicato sulla rivista “Unità e Lotta”, n. 45 – Organo della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML)
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