Il Partito comunista

Concezione marxista del partito politico

Il termine “partito” deriva dal latino “pars” (parte). Ogni partito è parte di una classe sociale, ha un carattere di classe e rappresenta dunque gli interessi di una determinata classe sociale, o di una sua frazione.

Nel corso della lotta di classe, le diverse classi sociali costruiscono il loro gruppo dirigente, ossia proprio il partito. Ciò significa che non esistono partiti al di sopra delle classi sociali (anche i partiti cosiddetti “interclassisti”, fanno in ultima analisi gli interessi fondamentali di una sola classe, quella dominante).

La teoria del partito comunista fu cominciata ad essere elaborata da Marx e Engels, e poi sviluppata in modo completo da Lenin.

Il partito comunista è dunque una parte della classe operaia, è il partito politico reparto d’avanguardia, organizzato e cosciente del proletariato, il solo capace di unificare i tre fronti della lotta del proletariato contro il capitalismo: la lotta economica, la lotta politica, e la lotta ideologica.

Come la borghesia, anche il proletariato è classe internazionale. Questo significa che sul piano internazionale, il partito è un reparto, una sezione nazionale (anche dal punto di vista organizzativo) di un partito internazionale (legami di internazionalismo proletario, unità e collaborazione con i partiti fratelli). Il partito comunista è dunque un partito internazionalista.

Il partito comunista è il partito politico indipendente e rivoluzionario della classe operaia. Esso è basato sul marxismo-leninismo, è l’elemento soggettivo fondamentale, la forma suprema di organizzazione di classe che si da la classe operaia. E’ lo strumento indispensabile e insostituibile della classe operaia per la sua vittoria sul capitale. Il partito comunista è un P. di militanti politici attivi (dirigenti, quadri e base) e non un gruppo di opinione e di liberi pensatori.

 

Basi del partito

Il partito comunista ha come propria concezione del mondo, come basi ideologiche, come propri principi costitutivi e come guida per la sua azione politica i principi e i valori del Marxismo-Leninismo applicato alla situazione concreta.

La concezione del mondo e il metodo scientifico del partito è il materialismo dialettico e storico.

Il partito è prima di tutto i suoi principi ideologici. Un partito che non riconosce queste basi, o accetta solo alcuno di questi principi, non è un vero partito comunista, proprio perché essi rappresentano un tuttuno, non possono essere separati l’uno dall’altro.

Il partito comunista ha come sue caratteristiche la consapevolezza del ruolo storico del proletariato (“L’essenziale nella dottrina di Marx è la spiegazione del ruolo storico mondiale del proletariato, quale creatore della società socialista”, Lenin) e l’analisi concreta della realtà concreta.

 

Carattere di classe e composizione di classe del partito:

Il Partito comunista è prima di tutto il reparto di avanguardia, organizzato e cosciente di una sola classe, la classe operaia. Esso è dunque composto dagli elementi del proletariato più avanzati.

Il Partito non è un organo esterno alla classe, ma il suo distaccamento più avanzato, intimamente legato alla classe, in modo da non perderne il contatto.

Non è un partito “eterogeneo”, cioè sintesi di elementi di diverse classi sociali e dei loro intellettuali. Non è un gruppo di individui che si sono messi d’accorso su una comune ideologia.

E’ un partito proletario da un punto di vista “fisico”, politico, ideologico e programmatico.

Questo significa che il partito comunista deve essere formato solo da elementi proletari? No. La proletarizzazione è il carattere di classe del partito, è fondamentale che l’elemento proletario si preponderante, che il partito sia formato in larghissima parte da operai e proletari. La composizione eminentemente proletaria è un mezzo sicuro per salvaguardare il carattere proletario e determinare al meglio la funzione del Partito.

Uno dei motivi fondamentali della degenerazione del PCdI in partito revisionista è stato proprio la eliminazione dei quadri operai dalle istanze direttive del partito.

Ovviamente, la forte prevalenza operaia deve avere un posto decisivo in particolare nella direzione del partito.

Questo però non significa che esponenti che provengono da altre classi non possano entrare nel partito, se essi sapranno legarsi nel modo più stretto alla classe operaia, concepire essa come classe dirigente della rivoluzione proletaria, ecc..

Anche se all’interno del partito vi possono essere e di regola vi sono appartenenti a diverse classi sociali, in ultima istanza, il partito rappresenta sempre e comunque gli interessi di una sola e determinata classe, il proletariato.

Partiti operai borghesi: composizione proletaria, ma programma, linea politica e gruppo dirigente borghese.

Non vi è sostanziale coincidenza fra partito e classe, ma un rapporto dialettico. Vi è differenza fra il reparto avanzato del proletariato e la massa della classe operaia. Il partito conosce le leggi dello sviluppo della vita sociale e della lotta di classe, per questo motivo esso dirige la classe operaia.

 

Membri del partito:

Può essere membro del partito chi accetta lo statuto e il programma politico del partito, milita attivamente in una delle sue organizzazioni e versi le quote.

 

I principi organizzativi

Partito come reparto centralizzato e organizzato della classe operaia, con una propria disciplina.

Il partito marxista si costruisce dal vertice alla base, dal CC alle singole organizzazioni del P.

La base organizzativa del partito comunista sono le cellule di fabbrica, di luogo di lavoro.

 

Il centralismo democratico

Il CD è il principio organizzativo fondamentale del partito leninista.

Il partito è strutturato sulla base dei principi del centralismo democratico, e al suo interno vige una unica volontà e una rigorosa disciplina proletaria. Attenzione: centralismo democratico e non “centralismo organico” e burocratico (di  stampo bordighista).

Cosa significa in sostanza? Significa che il partito, anche se centralizzato, non deve essere retto dall’alto con sistemi autocratici. Significa che le decisioni che riguardano la linea politica sono caratterizzate dalla più ampia partecipazione e responsabilizzazione dei membri del partito. Le decisioni, una volta prese, vanno applicate con fermezza, escludendo ogni forma di frazionismo e di spirito di corrente.

Centralismo democratico significa:

– elettività di tutti gli organismi dirigenti dal basso in alto,

– rapporto periodico degli organi di partito davanti alle proprie organizzazioni di base

– severa disciplina di partito e sottomissione della minoranza alla maggioranza

– incondizionata obbligatorietà delle decisioni degli organi superiori per quelli inferiori.

Il principio del centralismo democratico sta alla base dello statuto di ogni partito comunista; lo statuto determina la struttura e le regole di vita interna, i metodi di attività pratica delle sue organizzazioni, i doveri e i diritti dei suoi membri.

 

La cellula, base organizzativa del partito comunista

Il partito, essendo il partito della classe operaia, si costituisce sulla base della produzione, ha la sua base organizzativa nel luogo della produzione, nel luogo di lavoro. Esso è un sistema unico che ha la propria organizzazione di base nelle cellule d’impresa.

Cellula di fabbrica, di cantiere, di ufficio, insomma di posto di lavoro, è una struttura snella, con un numero limitato di componenti, in cui ogni militante ha un compito specifico, e  che permette ai suoi membri la possibilità di partecipazione attiva alla vita del partito.

Anche se la cellula di produzione, di posto di lavoro è la struttura organizzativa base del partito, il partito leninista ha anche le cellule delle organizzazioni di massa, e di territorio.

La cellula di territorio in particolare, può assumere una funzione sostanzialmente ausiliaria (mentre nei partiti socialdemocratici e revisionisti assume, insieme con le sezioni, una funzione fondamentale, a scapito delle cellule di fabbrica, ecc.).

Ovviamente: la composizione eminentemente operaia, così come la base organizzativa per cellule e la strutturazione basata sul centralismo democratico di per se stesse non sono condizioni e garanzia assoluta dell’esistenza di un vero  partito comunista.

Gramsci sostiene che per giudicare un partito, occorre verificare: “l’indirizzo, il programma, la politica del partito”, in sostanza l’ideologia proletaria, la linea politica, il programma.

 

Obiettivi strategici del partito

Il partito ha come obiettivi strategici quelli di guidare la classe operaia e i suoi alleati alla rivoluzione proletaria, alla conquista del potere politico e all’abolizione del capitalismo, di instaurare la dittatura del proletariato, per la edificazione del socialismo e del comunismo.

All’interno della questione della strategia, una delle questioni fondamentali, e baricentro della politica leninista, è la questione dell’egemonia, dunque la questione della politica delle alleanze tra la classe operaia (con la classe operaia classe  dirigente) e le altre masse lavoratrici e sfruttate.

 

La tattica del partito

La strategia rivoluzionaria del partito non può essere scissa ne confusa con le tattiche rivoluzionarie. Le tattiche sono attengono ad un periodo relativo, sono al servizio della strategia rivoluzionaria, possono cambiare  a seconda dei flussi e dei riflussi della lotta di classe, delle circostanze e delle condizioni. Esse, però,  devono rimanere in ogni caso dentro i confini della strategia rivoluzionaria e dei principi marxisti-leninisti. Insomma le giuste esigenze della malleabilità tattica non possono essere poste davanti alla fedeltà ai principi marxisti-leninisti.

Anzi, per il partito comunista, soltanto la fedeltà assoluta ai principi rivoluzionari permette ed è garanzia della più grande e malleabile capacità politica tattica. Questa è una delle grandi differenze fra comunisti e revisionisti ed opportunisti vari.

 

Il lavoro politico del partito

Il partito è l’elemento coordinatore e dirigente degli organismi di massa. Suo compito fondamentale è far acquistare al proletariato una completa indipendenza politica, una coscienza di classe rivoluzionaria precisa alla classe operaia.

Il partito è il fattore fondamentale che permette, attraverso la sua partecipazione allo scontro di classe, di accumulare le forze rivoluzionarie per portare fino in fondo la lotta contro il sistema capitalista.

La rivoluzione è sempre opera delle grandi masse, guidate dal partito, avanguardia rivoluzionaria. Il partito dedica dunque una grande attenzione all’organizzazione rivoluzionaria delle masse, alla creazione di forti legami organizzati con le masse.

Il partito lavora fra le grandi masse non solo attraverso le sue cellule, ma anche attraverso organizzazioni di massa create da esso (creare organizzazioni rivoluzionarie di massa sotto la propria direzione è uno dei compiti irrinunciabili per il partito comunista), attraverso le sue  varie “cinghie di trasmissione”, e il lavoro dei suoi membri dentro gli organismi di varia natura.

Quest’ultimo aspetto è anch’esso fondamentale. La classe operaia e le masse popolari stanno spesso dentro organizzazioni di massa che si trovano sotto la direzione e l’influenza della borghesia, dei revisionisti, ecc. (sindacati e cooperative, organizzazioni giovanili e femminili, democratiche, ambientaliste, ecc.).

Prendiamo ad esempio i sindacati (e la diatriba fra sindacati confederali e sindacati di base.

Per il partito, i comunisti devono entrare e lavorare ovunque siano le masse, in particolar modo le masse operaie. Quindi il partito lavora anche dentro i sindacati collaborazionisti, per smascherare i dirigenti filo-padronali, strappare la classe operaia all’influenza e alla direzione della borghesia, etc, per portarli dunque sulla via della rivoluzione proletaria.

Il partito comunista si dimostra vero partito di avanguardia se è effettivamente capace di radicarsi, dirigere e collegarsi con il proletariato. Il partito comunista è un partito di quadri con una politica di massa, con una composizione di classe predominante, che punta alla costante e piena bolscevizzazione dei suoi membri.

Il partito leninista è Partito di quadri che fa una politica di massa (i revisionisti dicono il contrario).

E’ insomma non di massa ma delle masse (operaie).

Il partito non si batte per dare alla lotta economica un carattere politico (cioè non tende a ridurre la lotta rivoluzionaria al livello della lotta sindacale e per le riforme, ma, al contrario, a portare la lotta e l’impostazione rivoluzionaria dentro le lotte quotidiane.

 

Movimento spontaneo e teoria rivoluzionaria.

Il Partito comunista è il principale fattore soggettivo della rivoluzione.

Senza un vero Partito comunista non è possibile educare i proletari nello spirito della lotta rivoluzionaria, non è possibile riorganizzare le fila della classe sfruttata, ne portare a compimento delle vere battaglie contro il capitale monopolistico-finanziario.

Ruolo essenziale del partito comunista è essere il portatore della coscienza di classe nel proletariato, elevarne costantemente la coscienza di classe.

L’abolizione del capitalismo non avviene semplicemente perché esso è un sistema che non ormai più niente da offrire alle masse, perché esso è storicamente superato. Il capitalismo non muore spontaneamente, ma con il contributo determinante del fattore soggettivo: la teoria, il partito, ecc.

Perché la classe operaia, nonostante la sua volontà di lotta, ecc. non riesce in questa fase storica a realizzare delle vittorie decisive sulle classi capitaliste? E perché esse sono oggi distanti dall’ideale socialista?

Scrive Lenin: “La classe operaia, con le sue sole forze è in grado di elaborare soltanto una coscienza tradeunionistica, cioè la convinzione della necessità di unirsi in sindacati, di condurre la lotta contro i padroni, ecc.”

Gli operai, in condizioni di schiavitù capitalista, non sono in grado di elaborare in sé come classe la coscienza socialista. Questa non è prodotta semplicemente dalla appartenenza alla classe operaia, dalle condizioni materiali di esistenza e dalla partecipazione alla lotta di classe.

La vera coscienza di classe, ossia il socialismo scientifico, può essere portata agli operai dall’esterno della lotta economica, solo dal partito, e solo il partito può dare al movimento operaio spontaneo un carattere socialista. Questo perché solo i comunisti hanno “il vantaggio di conoscere le condizioni, l’andamento e i risultati generali del movimento proletario”.

I singoli operai (o gruppi ristretti di essi) possono arrivare al socialismo? Certo, ma vi arrivano non come “operai di mestiere”, “operai in lotta”, ecc., ma in quanto “operai comunisti”, cioè politici e teorici del socialismo, in quanto operai rivoluzionari, in quanto comunisti. La maggioranza della classe possa arrivare spontaneamente al socialismo, senza alcuna preparazione ideologica adeguata, senza il partito.

Sostenere il contrario, significa, di fatto, sottovalutare la coscienza rivoluzionaria e subordinare il movimento allo spontaneismo.

Il partito è l’unione dialettica del socialismo scientifico con il movimento spontaneo degli operai sfruttati “avanzati”. Suo compito non consiste nell’abbassare il proprio livello al livello di coscienza dell’operaio arretrato, ma nell’elevare l’operaio ad un superiore livello di coscienza (e di organizzazione).

 

Un elemento fondamentale per la costruzione del partito

Il partito comunista è il partito della rivoluzione proletaria. Questo significa che il partito deve caratterizzarsi per la lotta di principio ed instancabile ad ogni deviazione, ad ogni tendenza e posizione borghese o piccolo-borghese dentro e fuori la sua organizzazione.

Da un corso di formazione organizzato da Piattaforma Comunista – 2015

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