Il sistema di super-sfruttamento dei ciclofattorini
Nei mesi scorsi la società italiana Foodinho, la quale gestisce la piattaforma di consegne a domicilio Glovo, è stata posta sotto controllo giudiziario per caporalato dalla Procura di Milano con l’accusa di avere sfruttato i propri rider, cioè i ciclofattorini, per lo più lavoratori immigrati.
La stessa condanna l’ha avuta Deliveroo, altra piattaforma di “caporalato digitale”. Non è la prima volta che vi sono queste inchieste. Nel 2020 successe ad Uber Eats.
Secondo gli accertamenti effettuati, a circa 40mila lavoratori di Glovo sarebbero state corrisposte retribuzioni “sotto la soglia di povertà”, con una tariffa media per consegna compresa tra i 2 e i 3,5 euro. I ciclofattorini sono sottomessi ad un’app che assegna gli incarichi, tenendo traccia della posizione, misurando performance e disponibilità e collegando tali parametri alla misera retribuzione.
Quasi il 40% dei lavoratori intervistati dichiara di aver subito almeno un infortunio durante il lavoro; soltanto una minoranza ha scelto di denunciare l’accaduto per paura di ritorsioni economiche.
Viste le paghe basse circa la metà dei ciclofattorini è costretto a lavorare per più aziende, impegnando 6-7 giorni a settimana anche per 10 ore al giorno.
Situazione pressoché uguale in Deliveroo dove, secondo le indagini, i lavoratori percepiscono paghe sotto i 4 euro a consegna; l’86,5% di essi risulterebbe sottopagato in relazione al CCNL a cui dovrebbe afferire.
Da aggiungere che molti costi vengono trasferiti sui lavoratori (i mezzi propri, i costi di manutenzione, le assicurazioni incomplete, i tempi di attesa non pagati, le incertezza sui turni etc.).
In tutto questo, i ciclofattorini devono correre contro il tempo per fare quante più consegne possibili ed essere retribuiti meglio. Questo si traduce in una maggiore probabilità di incidenti stradali.
Secondo i dati dell’Inail, tra il 2021 e il 2023 sono stati denunciati 1.337 incidenti sul lavoro che hanno coinvolto rider con 6 di questi che hanno perso la vita. Secondo gli stessi dati, il 60% degli infortunati aveva meno di 35 anni al momento dell’incidente.
Rimane tristemente nota la morte di Sebastian Galassi, rider 26enne di Firenze morto in un incidente stradale nel 2022, dove il giorno dopo la scomparsa arriverà un messaggio dall’app di Glovo con un licenziamento post-mortem per una mancata consegna.
Con in mente tutti i dati riportati va da sé che la conclusione da trarre è che stiamo assistendo ad un nuovo sistema salariale di super-sfruttamento a cottimo ultra-precario, nonché faticoso, pericoloso, mascherato dalla partita IVA e spacciato come lavoro autonomo per i ciclofattorini.
Importante sottolineare che recentemente, i rider di Glovo e Deliveroo sono scesi in oltre 30 piazze italiane per una mobilitazione nazionale denunciando la condizione di semi-schiavitù che subiscono dopo anni di soprusi e sfruttamento bestiale.
Le rivendicazioni al grido di “Basta cottimo, basta sfruttamento!” devono continuare e farsi più forti.
Contro ogni forma di sfruttamento si sciopera e si scende in piazza, prendendo coscienza che le condizioni di oppressione economica e politica dei proletari potranno essere eliminate solo con la liquidazione del modo di produzione capitalistico, attraverso la lotta politica rivoluzionaria.
Da Scintilla n.159, aprile 2026
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