La borghesia si prepara alla guerra e aumenta le spese militari in ogni paese

Dal recente rapporto del Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) emerge che il 2022 è stato un anno da record per la spesa in armi dei governi borghesi di tutto il mondo: 2.240 miliardi di dollari, pari a un aumento del 3,7% in termini reali rispetto all’anno precedente.

La guerra interimperialista in Ucraina ha determinato un ulteriore aumento della spesa militare, che era già in crescita costante da anni.

Dal 2000 siamo giunti a un 35% in più rispetto alla fine della guerra fredda. Allora i politicanti della classe dominante promettevano un’epoca di pace e di prosperità!

L’imperialismo USA, che possiede la più vasta e micidiale forza militare del pianeta, con centinaia di basi all’estero, ricopre attualmente quasi il 40% della spesa militare globale, raggiungendo gli 877 miliardi di dollari.

La Cina imperialista è al secondo posto, con una spesa militare pari a circa un terzo di quella degli USA (circa 300 miliardi, pari al 13% della spesa mondiale).

Sono ormai tre decenni che i mandarini di Pechino incrementano il budget militare

Anche la Russia imperialista ha aumentato la spesa militare, con un +9,2% nell’ultimo anno, raggiungendo gli 86,4 miliardi di dollari e con ciò la posizione di terzo stato al mondo ad accrescere il proprio armamento.

Da parte sua l’Ucraina del fascistoide Zelensky è salita all’ 11° posto a causa di un enorme aumento del 640% della propria spesa militare (in gran parte finanziata dagli Stati Uniti e dai paesi NATO).

La spesa militare della NATO, pari a 1.232 miliardi di dollari, rappresenta il 55% della spesa complessiva, dunque è maggiore di quella di tutti gli altri paesi del mondo presi assieme.

Anche l’UE cammina sulla stessa strada militarista: nel 2022 la spesa in armamenti è aumentata del 13%, il più grande incremento annuale dal periodo successivo alla “guerra fredda”.

Chi beneficia di queste politiche guerrafondaie, appoggiate da tutte le ali della borghesia, quella di destra liberale, reazionaria e fascista, e quella di sinistra socialdemocratica e revisionista?

Non vi possono essere dubbi al riguardo: sono in primo luogo i monopoli bellici, che incrementano esponenzialmente i loro profitti.

E a discapito di chi va l’aumento delle spese militari?

Senza dubbio a danno delle spese sanitarie e sociali che vengono costantemente tagliate dai governi, delle pensioni, delle spese necessarie a salvaguardare l’ambiente.

Basti pensare che solo nel 2022 l’aumento globale delle spese militari è stato di ben 127 miliardi in un anno, cifra che supera di gran lunga i 100 miliardi annui che sarebbero necessari a mitigare gli effetti negativi del cambiamento climatico ma che gli Stati imperialisti e capitalisti del mondo non vogliono destinare a tale scopo, per precise scelte politiche.

Dunque le spese militari colpiscono la classe operaia e le masse popolari che soffrono in modo diretto e indiretto la corsa al riarmo e la politica di guerra dei governi borghesi, così come tutte le altre politiche volte a puntellare il sistema di sfruttamento e oppressione dei lavoratori e dei popoli.

Denunciamo la corsa alle armi, la loro vendita per i profitti dei monopoli, le crescenti spese militari.

Esigiamo fondi per le necessità di base dei lavoratori e delle masse popolari!

Sosteniamo gli scioperi dei lavoratori contro la militarizzazione e le crescenti spese militari, appoggiamo le mobilitazioni per l‘aumento dei salari, per i servizi pubblici (salute, istruzione, protezione sociale, pensioni…), per la difesa dei diritti operai.

La classe operaia e gli altri lavoratori sfruttati gridano: “Non vogliamo pagare per la vostra guerra!”.

Contro il militarismo e lo sciovinismo, alziamo dunque la bandiera della solidarietà internazionale tra gli operai e i popoli oppressi di tutti i paesi, la bandiera della rivoluzione socialista che seppellirà l’imperialismo.

Da Scintilla n. 134, maggio 2023

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