La causa del socialismo e il Partito che la difende

Articolo pubblicato su “Unità e Lotta” n. 51, organo della Conferenza Internazionale di Partiti e Organizzazioni Marxisti-Leninisti (CIPOML).

Questo articolo è una Dichiarazione approvata dal X Congresso Partito Comunista degli Operai di Danimarca, (APK), tenuto nel settembre 2024.

Benché possa sembrare scontata la descrizione del capitalismo e delle sue contraddizioni, lo presentiamo per illustrare il reiterato sforzo volto a rafforzare il socialismo come parte del lavoro del Partito oltre ad offrire un approfondimento circa alcuni gruppi revisionisti e riformisti in Danimarca.

Innalzare il vessillo del socialismo non ci è nuovo, è stato parte del Partito sin dalla sua fondazione e anche il programma del partito “Manifesto per una Danimarca Socialista” adottato dal congresso fondatore lo mostra, così come il fatto che APK è divenuto inoltre membro della CIPOML dal congresso di fondazione nell’anno 2000.

Pertanto, il seguente dovrebbe essere letto ancor più come il rinnovato impegno sul programma del Partito e per la CIPOML, assieme allo sforzo di porre il socialismo come alternativa al capitalismo, quale reale contrapposizione agli orrori del capitalismo, in molti campi della lotta di classe.

Dal X Congresso del Partito Comunista degli Operai, tenutosi a metà settembre 2024, innalziamo il socialismo come soluzione  alla crisi altrimenti irrisolvibile che il capitalismo genera e che attualmente attraversa.

Il socialismo è la società dove sia il profitto, sia i meccanismi quanto i cimenti dell’economia di mercato non determinano più lo sviluppo, ed è la società ove un mondo può essere pianificato e costruito dalla volontà umana e dal lavoro collettivo.

Il socialismo è la società ove la classe operaia si è appropriata del potere statale e guida la società verso una società  senza classi, il comunismo.

Il capitalismo è un mostro errante, con povertà, disoccupazione, declino, tagli dei salarî reali, guerre, occupazioni, persecuzioni, inquinamento e cambiamento climatico.

Con uno strato marcio di politici, burocrazia, con discriminazione, repressione e, in generale, un aggravamento della crisi generale del capitalismo. La classe operaia  sta pagando il prezzo tanto per la crisi generale quanto per le molteplici crisi del presente; proprio come le future generazioni di operai e la masse lavoratrici pagheranno fino all’abolizione del capitalismo.

Il socialismo è criticato, calunniato e vilipeso precisamente dagli stessi gruppi, personaggi e dalla classe borghese che governano nel capitalismo, i quali non solo non vogliono risolvere alcun problema centrale della società, ma piuttosto continuano lungo un cammino di cui solo beneficia solo una piccola élite.

Queste sono menzogne che vengono a galla quando la borghesia e i suoi servi descrivono il socialismo, menzogne atte a coprire i limiti evidenti e gli sviluppi catastrofici del loro stesso sistema.

Parallela a una simile e aperta lotta contro il socialismo, emergono e si diffondono le idee circa le differenti versioni di socialismo e le transizioni ad esso. Ci sono teorie dei partiti riformisti e revisionisti che cancellano la rivoluzione e la classe operaia, e ci sono fandonie sul socialismo in una Cina imperialista. La Cina sta offrendo in pratica una re-distribuzione del bottino imperialista dalle mani di un imperialista a quelle di un altro, ma continueranno ad essere le mani lavoratrici a creare le ricchezze che sono rubate.

Non ci sono paesi socialisti oggi nel mondo, non c’è nessun paese che si basi, o che semplicemente affermi di basarsi, sul socialismo scientifico ‒ il marxismo-leninismo; nessun paese dove la classe operaia sia al potere o in cui i mezzi di produzione siano centralizzati sotto il controllo della medesima; nessun paese in cui l’una o l’altra politica socialista ufficiale sia basata sul socialismo reale. Ci sono paesi nel mondo ove i c.d. governi socialisti decorano i proprî palazzi di governo, uffici, etc.. con ondeggianti bandiere rosse, ma si trova più verità nel vento che soffia piuttosto che nella loro svolazzante invocazione di socialismo.

Mettiamo in risalto la nostra solidarietà con i popoli di tutti i paesi minacciati dal potere dell’imperialismo. Respingiamo in ogni modo che la guerra imperialista e l’invasione in qualsiasi paese possa essere o sarà lanciata dagli imperialisti per migliorare le vite della popolazione.

Ci schieriamo a sostegno della classe operaia mondiale, e la sosteniamo nella sua lotta contro l’aggressione imperialista.

Difendiamo i miglioramenti nelle condizioni di vita per cui la classe operaia e la popolazione danesi hanno lottato per decennî, e solleviamo la lotta per le rivendicazioni della classe operaia; questo mentre combattiamo il potere capitalista statale danese e lavoriamo per la rivoluzione e la costruzione del potere statale della classe operaia.

Affermiamo inoltre che il miglioramento delle condizioni di vita e i diritti che sono stati conseguiti nella multiformi battaglie della classe operaia sono stati ottenuti quando la lotta è stata supportata dal socialismo e dall’idea del socialismo, che hanno messo sotto pressione la classe borghese spingendola a concessioni.

Rifiutiamo le favole piccolo-borghesi secondo cui l’una o l’altra, presente o futura, sedicente potenza socialista possa liberare la classe operaia danese, e diciamo che la liberazione della classe operaia danese deve essere opera degli operai stessi, esattamente come vale per la classe operaia di tutti i paesi.

Rigettiamo inoltre le favole secondo cui l’uno o l’altro avanzamento scientifico o tecnologico dovrebbe condurci a una resa dei conti coi meccanismi del capitalismo e gli effetti dell’economia di mercato ‒ e dunque questi progressi non possono abolire neppure abolire i mali del capitalismo. Inoltre, ricordiamo che il potenziale reale dei progressi scientifici e tecnologici potrà essere liberato quando sono usati dal e per il potere statale della classe operaia nell’interesse della maggioranza piuttosto che ora, quando esso non è altro che un prodotto sul mercato, con il profitto come fulcro.

Continuiamo pertanto la lotta per il socialismo dal nostro X Congresso, con il corso del socialismo scientifico che è stato posto fin dal nostro Congresso di fondazione nel programma socialista “Manifesto per una Danimarca Socialista”, e con le vittorie e le esperienze con le quali noi e l’intera classe operaia siamo divenuti più ricchi in questo periodo, assieme alle nuove generazioni che sono venute.

Osserviamo in relazione ai c.d. “socialismi” che nel periodo dal nostro congresso fondatore, tra le altre cose, è avvenuto quanto segue:

– l’Unione Sovietica revisionista e social-imperialista (approssimativamente 1956-1991) si colloca sempre più indietro nel tempo e i trucchi della borghesia per incolpare il socialismo per gli atti del social-imperialismo, così come per definire le politiche revisioniste come socialiste, stanno largamente sparendo dalla visione del mondo delle nuove generazioni, e ciò sta in tal modo ponendo rimedio ad una contraddizione così falsa, assieme al nostro continuo e cosciente lavoro di chiarimento;

-il social-imperialismo cinese si è sviluppato in un maggiore potere economico e militare, che conduce taluni autoproclamati comunisti dalle gambe tremolanti a rimanere ancorati alla potente espressione così da confermare una falsa contraddizione e narrativa ‒ trascurando del tutto il fatto  che la nuova “Via della Seta” sia una via all’imperialismo, uno sviamento, e non una strada per il socialismo.

-Il “socialismo del XXI secolo”, il c.d. percorso di Chavez, è in parte messo a nudo al punto che i revisionisti e i trotzkisti, a cui prima piacque enfatizzare fortemente la “rivoluzione bolivariana” come una via al socialismo, si sta ora ritirando. Alcuni di essi si stanno persino girando contro il Venezuela e il suo popolo, ma dimenticando di ripudiare il percorso di Chavez, che loro stessi proclamarono come socialista. A prescindere dalla nostra visione del socialismo dichiarato, noi ci schieriamo in solidarietà col popolo venezuelano e rigettiamo qualsiasi interferenza imperialista in quel paese.

Allo stesso tempo, osserviamo che per quanto riguarda la lotta di classe e i partiti politici danesi, tra le altre cose, può essere detto che:

-La Lista dell’Unità (Enhedslisten)[1], che è stata fondata per tirare i “socialdemocratici a sinistra”, ha ora traslocato completamente e in modo assoluto nel campo UE e NATO, e che il partito ha trascinato molti dei proprî membri e simpatizzanti dietro ad esso. Al di là dello specifico appoggio di Enhedslisten per la guerra in Libia, l’appartenenza alla UE e il supporto alla NATO, questo partito è diventato un entusiastico partito bellicista europeista che ha visto un drammatico spostamento a destra.

-Il Partito Socialista del Popolo, e il suo populismo sono stati ulteriormente denunciati, anche per la sua lotta contro gli insegnanti[2] e il continuo supporto all’appartenenza a UE e NATO. Dall’apparente ragion d’essere di questo partito, ossia “spingere la socialdemocrazia a sinistra”, la sua apparente giustificazione ora ironicamente dipende per intero dal continuo spostamento a destra dei socialdemocratici grazie al quale guadagna qualche appoggio quando un simile spostamento si verifica, benché solo temporaneamente.

-Il Partito Comunista (Kommunistisk Parti)[3] sta percorrendo la Nuova Via della Seta con gambe di burro. Dall’altro lato, bisogna sempre ricordare che le suole delle sue scarpe si sono consumate per il suo revisionismo errante e senza fine per il socialismo fra Cuba, Venezuela, e Cina. Essere risoluti su un punto di vista circa il socialismo non è un’abilità che posseggono.

-Il Partito Comunista Danese (D.K.P.)[4] e il Partito Comunista in Danimarca (K.P.i.D.)[5], dopo 30 anni di scissione, di recente si sono uniti nel D.K.P. e i precedenti dissidî circa il supporto della Lista dell’Unità sono stati messi da parte. Il partito continua a collocarsi sul terreno del moderno revisionismo, sul ripudio della rivoluzione, e ha anche una debolezza nostalgica per la Russia che è stata espressa di più negli anni recenti.

Nel 2024, noi dell’APK siamo sulle spalle dei combattenti della Comune di Parigi, della Rivoluzione d’Ottobre, della costruzione del socialismo, della lotta anti-nazista, dei movimenti di liberazione, delle emergenza delle democrazie popolari, della rivoluzione albanese. Confidiamo  nella forza e nelle capacità della classe operaia e abbracciamo la causa della rivoluzione e del socialismo.

Proletari di tutto il mondo, unitevi!

Partito Comunista degli Operai – APK (Danimarca)

NOTE:

[1] La Lista dell’Unità, un partito di sinistra riformista della tipologia di ‘Die Linke’ in Germania, ‘Izquierda Unida’ in Spagna, ecc., ma tende ad essere più di destra degli altri.

[2] Il Partito Socialista Popolare, partito di sinistra riformista, costituito nel 1959 dall’ex presidente del Partito Comunista, dopo le contraddizioni inter-revisioniste post XX congresso del P.C.U.S. Inizialmente ispirato dal “titoismo”. Il partito era parte del governo che ha lottato contro gli insegnanti, i quali hanno avuto grande supporto tra la popolazione.

[3] Il Partito Comunista, partito revisionista che è stato fondato da coloro che hanno usurpato il partito Marxista-Leninista nel 1997, una scissione che alla fine ha portato alla creazione di APK.

[4] Il Partito Comunista di Danimarca, che è stato sul solco del moderno revisionismo, Krusciov, Breznev, etc. dal 1956.

[5] Una scissione temporanea del D.K.P.

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