La debolezza della UE nella contesa imperialista

La grande borghesia della UE, pur inserita nel contesto della guerra NATO-Russia e partecipante in altri conflitti per difendere ed espandere le proprie sfere di influenza, si trova in una posizione di debolezza strategica.

La vicenda della Groenlandia, dove gli USA si sono insediati come sfruttatori delle sue risorse, è emblematica.

Eppure la stazza continentale e la presenza di un poderoso apparato industriale, compreso quello bellico in sviluppo (specie in Germania),  costituiscono una grande risorsa per la trasformazione della UE in superpotenza imperialista.

Da dove derivano allora le difficoltà?

Diciamo pure che amplificare le difficoltà della UE, sfruttandone le divisioni interne, è un obiettivo strategico delle altre potenze imperialiste, in primo luogo gli USA.

Ma diversi elementi di  debolezza interni, fra loro interconnessi, contribuiscono all’impasse della UE.

-Una crescita economica diseguale e vicina alla stagnazione (1%) che riduce la capacità degli Stati membri di finanziare la spesa pubblica senza aumentare le tasse e l’enorme debito.

-La frammentazione finanziaria (l’euro non si basa su un’unione fiscale, bancaria e dei capitali).

-Un ritardo di investimenti in tecnologie digitali e R&S, che determinano minori produttività e competitività. Pochissimi monopoli europei sono nella IA, nei data center, nel software, nei semiconduttori, nelle piattaforme digitali, nella comunicazione e nel commercio elettronico globale.

-La scarsità di idrocarburi e di minerali metallici e critici (terre rare, litio, cobalto, nichel, etc.).

-Il retaggio della guerra fredda dove la sudditanza agli USA, fatta di pesantissime ingerenze e di dominio nella NATO in Europa, è difficile da scalfire, stante i rapporti di forza.

-Sul piano politico,  il contrasto fra gruppi dirigenti dei diversi paesi che non si sono mai amalgamati e che sono in continuo ricambio e conflittualità interna. Ciò riflette l’ineguale sviluppo economico e il tentativo dei briganti più forti di assicurarsi posizioni di predominio.

-Per ultimo, ma non per importanza, le masse lavoratrici che sono in grande maggioranza contrarie al riarmo, all’interventismo militare e alle politiche di austerità.

Di fatto l’UE in Ucraina non ha azzardato l’invio di proprie truppe sul campo a fronteggiare direttamente quelle russe. Solo finanziamenti, invio di attrezzature belliche e di specialisti. Tanta propaganda a reti unificate e altrettanti boomerang economici e politici.

Intanto Trump ha deciso di sospendere per 6 mesi il divieto di importare carburanti dalla Russia.

Le cifre sulla modesta quantità di carburanti che gli USA potrebbero importare per calmierare i loro prezzi, in vista delle vicine elezioni di mezzo termine, non sono affidabili.

Di certo la UE non ne avrà alcun beneficio, anzi verrà spinta ad acquistare prodotti energetici USA, specialmente GNL, nell’ambito dell’accordo commerciale sui dazi.

Al contempo, la crisi in MO ha ridotto le scorte e fatto salire i prezzi; la UE si trova così più esposta alle decisioni USA.

Non è finita, perché Trump ha scaricato Zelensky, auspicando un cambio di regime con un nuovo leader di suo gradimento che possa sedersi al tavolo per la spartizione del paese.

Ma a quanto vediamo i dirigenti imperialisti della UE non trovano di meglio che proseguire nella loro politica di accodamento a Trump, del sostegno a Zelensky e a Israele, che è il loro miserevole collante.

Ragione di più per continuare e lottare contro il governo e la UE dei monopoli, le politiche antipopolari e reazionarie che si applicano contro i lavoratori e le grandi masse.

Da Scintilla n. 163, ottobre 2026

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