La disputa sul Mes e le sue conseguenze

La bocciatura parlamentare della ratifica della riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) – che serve a contenere e circoscrivere la propagazione delle crisi nelle finanze pubbliche e negli enti creditizi dell’area monetaria comune – va compresa nel contesto del conflitto di interessi fra il proletariato e la borghesia, secondo una prospettiva di classe.

Va inoltre analizzata come un aspetto della lotta di ciascun imperialismo per non avvantaggiare i propri rivali in nessun ambito, dato che le rivalità fra briganti imperialisti sono inestinguibili anche all’interno di un’unione economica e politica interstatale come la UE.

I contrasti fra l’imperialismo italiano e altri paesi imperialisti europei (Germania, Francia, Olanda…) sono alla base della disputa sul Mes, in un periodo caratterizzato a livello economico dal rallentamento del PIL e a livello politico dall’ascesa del nazionalismo borghese.

L’estrema destra al governo di Meloni e Salvini ha bocciato la ratifica del Mes come ritorsione successiva all’approvazione del nuovo Patto di stabilità, blindato dai governi di Macron e Scholz.

La ritorsione è stata decisa dai capi di FdI e Lega sulla base di meschini calcoli elettoralistici per continuare a irretire la piccola borghesia, quell’oscillante “popolo delle scimmie” senza alcuna funzione storica, schiacciato dal grande capitale, malcontento e inferocito.

Ora, le destre demagogiche che hanno legato al Mes diversi slogan “antieuropei”, esultano. Si tratta di una vittoria di Pirro, perché le altre borghesie europee, forti della loro potenza economica e con grande esperienza in fatto di intrighi finanziari, prima o poi restituiranno il colpo con gli interessi.

Salvini sostiene che “l’Italia avrebbe dovuto mettere dei miliardi di euro per salvare le banche tedesche in difficoltà”. Ma non è difficile prevedere che nelle prossime crisi saranno proprio le banche italiane, fra le più vulnerabili nella UE in quanto zeppe di “crediti deteriorati” e “debito pubblico domestico”, altamente dipendenti dai fondi raccolti dalla BCE, a subire le maggiori ripercussioni.

Quando il presidente dei banchieri italiani afferma che “useremo risorse nazionali”, non meglio specificate, in caso di shock finanziari, imbroglia di brutto, sapendo che con i crolli di borsa e i fallimenti verrà dato l’assalto ai salari, alle pensioni, alle sempre più esigue spese per sanità e istruzione pubblica, aumentando le tasse antipopolari. Patuelli vuol anche dire che il salvataggio delle banche italiane ricadrà sui piccoli risparmiatori.

Sul piano economico-finanziario sono da attendersi, sotto l’azione della legge dello sviluppo ineguale e nel quadro di un inasprimento delle contraddizioni interimperialiste, diversi fenomeni a seguito della bocciatura del Mes: restrizioni sull’uso dei fondi del PNRR, inasprimento dei criteri e delle regole per l’uso di fondi pubblici con apertura di procedure sanzionatorie, maggiori difficoltà nel rifinanziamento dell’enorme debito pubblico italiano (giunto a circa 3 mila miliardi), fra i più appetibili degli attacchi del capitale speculativo e usuraio internazionale.

Nemmeno si possono escludere nei prossimi mesi l’aumento dello spread e una valutazione al ribasso del debito pubblico italiano, con i titoli di stato ridotti a spazzatura. Nel qual caso, dal momento che le banche estere detengono un 30 % di tale debito, l’UE potrebbe intervenire “alla greca”, salvaguardando in primo luogo la sua finanza e lasciando Roma in “brache di tela”, costretta a chiedere assistenza in cambio di manovre economiche draconiane da far pagare alle masse.

Sul piano politico interno la mancata ratifica del Mes ha due conseguenze principali: sul piano interno la frattura della maggioranza che sostiene il governo Meloni, destinata ad approfondirsi (il tentativo di stabilizzazione reazionaria delle destre produce il suo contrario); su quello estero, un notevole calo di reputazione e affidabilità della borghesia italiana, con esclusione dai tavoli europei che contano e altra perdita di influenza.

La classe dominante esce da questa vicenda più debole e isolata, probabilmente sarà costretta a fare dietro-front dopo le elezioni europee. La bocciatura del Mes ha anche dimostrato che l’ala “sinistra” della borghesia non ha alcuna prospettiva: il “campo largo” è uno camposanto di cadaveri politici in cerca di gloria sul palcoscenico UE, sulla cui nullità si regge l’esecutivo meloniano.

Le conseguenze più significative della politica governativa riguardano i rapporti di classe. Come abbiamo visto nella recente legge finanziaria approvata dal governo Meloni, il taglio delle spese sociali (pensioni, sanità, scuola, trasporti) rappresenta la via privilegiata per uscire dalla crisi addossandone brutalmente tutto il peso ai lavoratori.

Il demagogico governo di estrema destra fa finta di criticare l’austerità in Europa, per poi applicarla duramente nel nostro paese. Con i “sacrifici senza fine” per pagare il debito e la crisi, le condizioni di vita e di lavoro della classe operaia peggioreranno ulteriormente, mentre banchieri, finanzieri e speculatori si arricchiranno, si rafforzeranno i privilegi e il potere di una minoranza famelica sempre pronta a reprimere la protesta sociale, a finanziare le missioni di guerra, a devastare l’ambiente.

Le contraddizioni interimperialiste e le sceneggiate che avvengono in un parlamento corrotto e asservito al potere politico non devono distrarre i lavoratori sfruttati dalla lotta indipendente contro la “propria borghesia” e contro tutti gli imperialisti.

La battaglia di classe per cacciare il governo Meloni, per far pagare crisi e debito ai padroni, alle banche, ai ricchi, ai parassiti va sviluppata con la linea di fronte unico, oggi ha condizioni migliori per affermarsi poichè i capi riformisti  e opportunisti si rivelano sempre meno in grado di controllare il movimento del proletariato.

L’alternativa che dobbiamo sforzarci di presentare nelle lotte proletarie e popolari non è quella del ritorno al passato, al periodo della lira e delle partecipazioni statali borghesi, e nemmeno l’impossibile riforma del presente (il modo di produzione capitalista-imperialista) per tentare di risolvere la sua profonda crisi.

L’alternativa è una profonda e radicale rottura con un sistema che ci riserva solo aumento dello sfruttamento e regressione sociale, soppressione di diritti, impoverimento e guerre banditesche.

È compito dei comunisti sollevare con risolutezza davanti alle masse sfruttate e oppresse la prospettiva della via rivoluzionaria d’uscita dalla crisi del capitalismo, per il socialismo.

Lo strumento indispensabile per realizzare questo compito è il Partito comunista. A tale scopo va portato avanti con risolutezza, su salde basi marxiste-leniniste, il processo di raggruppamento e unificazione dei comunisti e dei proletari rivoluzionari.

Dicembre 2023

Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia

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