La guerra in Ucraina e l’unità delle forze che vi si oppongono

Sviluppi della guerra di spartizione e scopi dell’imperialismo russo

Con la fine dell’inverno la guerra in Ucraina è entrata in una fase più acuta. L’offensiva di terra dell’imperialismo russo ha accelerato i ritmi su diverse aree (Bakhmut, Svatove, Kreminna, Avdiivka, etc.) con l’obiettivo di controllare gli interi oblast di Donetsk e Lugansk, per poi continuare l’offensiva verso Kharkhiv.

A sud l’obiettivo è mantenere le posizioni e assicurare le retrovie che sono sotto la pressione della controffensiva ucraina specie su Mariupol, Melitopol e Zaporizhzhia. Mosca cerca di consolidare il controllo amministrativo nelle aree ufficialmente annesse.

Il fronte di guerra è lungo circa 1000 km. Il costo umano e materiale della guerra è elevato e contribuisce a degradare la forza militare che la Russia utilizza per conseguire i suoi scopi: conquistare il Donbass e unirlo alla Crimea, distruggere buona parte dell’apparato militare e delle infrastrutture di Kiev, rovesciare il regime ucraino filo-Usa per impedire che quel paese sia la punta di lancia della NATO sul suo fianco.

C’è contraddizione fra questi scopi e i mezzi militari per ottenerli. L’anticomunista Putin usa le riserve, mobilita l’industria bellica, continua a reprimere la resistenza interna alla guerra con l’appoggio dei revisionisti del PCFR, ma ha difficoltà nell’ordinare la mobilitazione generale (punta ad ampliare la fascia di età del servizio militare obbligatorio fra i 18 e i 30 anni).

Escalation militare ed estensione del conflitto

I carri armati tedeschi e britannici sono arrivati in Ucraina. Dopo la Polonia, anche la Slovacchia ha annunciato l’invio di 13 Mig all’Ucraina: non sono ancora i caccia di fabbricazione occidentali chiesti dal regime di Kiev, ma è un passo che prelude l’entrata in guerra diretta dei paesi fornitori, come ha minacciato di fare la Polonia in caso di disfatta ucraina (con il malcelato scopo di mettere le mani sulla Galizia). Il Regno Unito si prepara a fornire munizioni per i carri armati con uranio impoverito. La Finlandia è entrata nella NATO.

Come risposta all’accumulo di forze militari nei paesi NATO vicini ai confini russi, il Cremlino dispiegherà missili nucleari tattici in Bielorussia. L’escalation e l’estensione della guerra procedono a passo di lupo.

Intanto, l’imperialismo italiano guidato dal governo Meloni, vassallo di quello USA, è sempre più coinvolto nella guerra, gettando nel fango l’articolo 11 della Costituzione democratica-borghese del 1948. Oltre alle sanzioni, agli invii di armi pesanti e a un miliardo di fondi per  “aiuti” (sottratti alle spese sanitarie e sociali) ai corrotti oligarchi di Kiev, ora anche i militari ucraini vengono addestrati nel nostro paese per usare il sistema antimissile Samp-T. Sul popolo italiano crescono i rischi di ritorsione militare.

Il carattere imperialista della guerra è sempre più evidente

Non solo la lotta politica che ha creato le premesse della guerra in Ucraina, i motivi per cui è scoppiata e le classi che effettivamente la conducono hanno un carattere imperialista, ma anche il coinvolgimento diretto dei paesi NATO nel conflitto armato con la Russia, così come il mandato di arresto per Putin della Corte penale internazionale, dimostrano chiaramente il carattere della guerra interimperialista in corso (negato da socialdemocratici, trozkisti e maoisti sostenitori dell’invio di armi al regime ucraino e dai revisionisti che negano la natura imperialista della Russa e della sua aggressione all’Ucraina).

Il fattore nazionale in questa guerra di spartizione imperialista è del tutto secondario e non ha, nelle condizioni attuali, alcun contenuto progressista o antimperialista (ma solo antirusso).

Di conseguenza, non cambia minimamente il carattere fondamentale di scontro fra briganti imperialisti combattuto soprattutto sulla pelle del popolo ucraino. Uno scontro di cui il proletariato deve servirsi non per aiutare uno o l’altro dei gruppi di sfruttatori, ma per abbatterli tutti.

L’imperialismo USA e la NATO non fanno la guerra per l’Ucraina ma, attraverso il regime borghese nazionalista ucraino (che inganna e tradisce il suo popolo), conducono una guerra contro la Russia imperialista, per isolarla, indebolirla e privarla delle sue sfere di influenza.

Al contempo, la guerra ha per scopo quello di fiaccare le potenze imperialiste della UE, in primo luogo la Germania.

Perciò per Biden e soci deve continuare più a lungo possibile e quindi rifiutano ogni ipotesi di cessate il fuoco.

La politica di guerra dell’imperialismo USA

Il refrain dell’amministrazione nordamericana è quello del mantenimento dell’unità tra gli Stati membri della NATO, attorno e al seguito degli Stati Uniti. Gli USA stanno spingendo gli stati membri della NATO (la maggior parte dei quali sono anche membri della UE) al confronto diretto con la Russia, senza impegnare direttamente le forze militari statunitensi (se non in operazioni speciali, come il sabotaggio del gasdotto North Stream).

Intanto i militari USA in Europa hanno ormai superato le 100.000 unità, aumentando di oltre un quarto dall’inizio della guerra in Ucraina. La maggior parte delle truppe USA sono di stanza in Germania.

Il principale beneficiario delle sanzioni e delle conseguenze che hanno avuto sulle economie dei paesi europei, è l’imperialismo statunitense che sta vendendo agli “alleati” a caro prezzo il gas naturale liquefatto e grandi quantità di armi.

Gli USA vogliono far sobbarcare al capitalismo europeo le spese militari necessarie a indebolire la Russia, “amica” della Cina, cioè del rivale strategico.  Allo stesso tempo stringono  il cappio sulla UE dei monopoli, intralciando il processo di integrazione di un potente concorrente economico.

La politica di guerra dell’imperialismo statunitense comprende l’appoggio attivo alle forze reazionarie, antidemocratiche e fasciste in tutta Europa e dà impulso alla militarizzazione della società, alla continua restrizione dei diritti  e delle libertà dei lavoratori.

Questa politica, se da un canto ha rafforzato la dipendenza degli alleati dall’imperialismo statunitense, dall’altro non può cancellare gli interessi divergenti, le contraddizioni all’interno della fazione dell’imperialismo occidentale guidata dagli Stati Uniti che continuano a prodursi.

Gli effetti della politica estera statunitense su ciascuno stato sono causa di dissensi anche all’interno delle coalizioni governative, in Germania come in Italia.

Esistono anche monopoli che lavorano prevalentemente per il mercato interno e si volgono contro un rigonfiamento delle spese militari, dovendo questo essere realizzato attraverso la pressione fiscale e l’abbassamento dei salari, che diminuiscono il consumo interno.

Esprimere in massa l’opposizione alla guerra reazionaria

La propaganda imperialista si prefigge lo scopo di creare l’opinione rinunciataria e passiva secondo la quale nessuno stato e nessuna nazione possono esistere al di fuori del dominio e della tutela di questa o quell’altra grande potenza imperialista.

Bisogna uscire dal circolo vizioso dell’asservimento economico, politico e ideologico che è opera della borghesia imperialista e del sistema economico e politico da essa instaurato.

È arcinoto che la stragrande maggioranza dei lavoratori italiani, nonostante la massiccia operazione di guerra psicologica condotta sui media, nonostante la propaganda bellica del governo, è contraria alla partecipazione alla guerra, alle sanzioni e all’invio di armi e fondi in Ucraina, perché ne comprende la ricaduta in termini di sacrifici, aumenti, licenziamenti, tagli ai servizi pubblici, militarizzazione della società. Perciò vuole la fine della guerra.

Occorre fare in modo che il dissenso e il malcontento esistenti si esprimano apertamente, unendosi, organizzandosi, dando vita a manifestazioni, proteste e scioperi di massa, legando strettamente le parole d’ordine contro la guerra a quelle per il lavoro, per il pane, per i servizi sociali, per  la libertà!

Occorre sostenere ogni sforzo volto alla realizzazione della più grande unità delle forze che combattono contro chi vuole trascinare il nostro paese alla rovina in questa guerra imperialista. È questo un compito urgente e vitale!

Si tratta di mobilitarsi ampiamente e unitariamente contro il veleno del militarismo e dello sciovinismo, contro l’aumento delle spese militari, contro la militarizzazione dell’economia e della società, contro la consegna di armamenti e per l’interdizione totale delle armi  atomiche, contro il governo guerrafondaio e reazionario di Meloni, per la sua cacciata.

L’uscita del nostro paese dalla NATO, la dissoluzione di questa alleanza bellicista diretta dagli USA, lo stop al riarmo e alle spese militari devono diventare parole d’ordine fondamentali della lotta contro l’imperialismo e le sue guerre.

L’avversione alla guerra imperialista e il desiderio di pace delle masse lavoratrici è l’ostacolo più alto allo scatenamento di una guerra reazionaria più ampia che l’imminente crisi dell’economia capitalista, inasprendo i rapporti fra briganti imperialisti, rende avverabile.

Spetta alla classe operaia e ai popoli oppressi del mondo far sentire la propria voce potente in questa lotta contro l’imperialismo, per un mondo nuovo, in cui i popoli vivano in pace e collaborino fraternamente: il socialismo!

Da Scintilla n. 133 – aprile 2023

 

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