La guerra in Ucraina si prolunga, diviene più aspra e brutale
Nello scorso dicembre Biden ha utilizzato la visita di Zelensky per far passare al Congresso USA il suo piano di assistenza all’Ucraina, in una situazione in cui il peggioramento della situazione economica pone in discussione la necessità dell’appoggio massivo a Kiev.
Il nuovo pacchetto di aiuti comprende altri 2 miliardi di dollari e i missili Patriot, l’addestramento delle truppe ucraine al loro utilizzo (la Nato le addestra sin dal 2014).
Il senato yankee ha subito dopo approvato (con un terzo di voti contrari) una ulteriore assistenza urgente di 45 miliardi di dollari per non far collassare la linea del fronte ucraino.
La benzina sul fuoco versata da Biden dimostra che il coinvolgimento USA nel conflitto ha raggiunto un nuovo livello. Washington continuerà a supportare l’Ucraina con ogni mezzo, perché se dovesse crollare ciò costituirebbe un duro colpo per il loro dominio mondiale.
Man mano che si rafforza l’aiuto militare Usa al regime di Zelensky, e in risposta ad esso la crescente risposta militare russa, la guerra diviene sempre più intensa, brutale e prolungata, con crescenti rischi di estensione del conflitto nell’area Balcani, nel Caucaso, nel Baltico e altrove.
Secondo quanto ha fatto capire Biden la guerra proseguirà almeno per tutto il 2023 con nuovi finanziamenti e armi più sofisticate che non cambieranno le sorti del conflitto, ma allungheranno le sofferenze del popolo ucraino e dei soldati mandati al macello.
Di fatto il conflitto si allontana da una soluzione negoziale e in alcune aree di battaglia diverrà più aspro.
Se Biden presenterà un “piano di pace” a fine febbraio sarà per continuare ad appoggiare Zelensky e convincere i dubbiosi alleati europei a sostenere la strategia statunitense, malgrado i gravi problemi che crea (crisi energetica, inflazione, recessione, etc.).
Nei fatti la guerra assume da ambo le parti caratteristiche di lungo periodo e si rivela sempre più come uno scontro interimperialista fra USA e Russia per il controllo dell’Ucraina; uno scontro ancora indiretto in quanto il corrotto regime ultrareazionario ucraino agisce come vassallo per conto di Washington.
Per l’imperialismo USA, che con il suo espansionismo a est e l’accerchiamento strategico della Russia ha gettato le premesse della guerra in Ucraina, il conflitto bellico deve continuare a svilupparsi a un livello medio di intensità e il più a lungo possibile, ma senza escalation nucleare, in modo da indebolire la Russia imperialista il più possibile e minare l’UE dei monopoli in quanto concorrente economico, mentre si atteggia a difensore della “sicurezza” in Europa.
L’Ucraina è la pedina da sottrarre con ogni mezzo alla sfera di influenza russa, per limitare le ambizioni di Mosca.
Una pedina che rimarrà tale finchè su di essa si eserciterà l’intervento delle potenze imperialiste, o finchè subirà perdite irreparabili, per poi essere spartita.
Putin da parte sua è costretto dai fatti ad abbandonare la demagogia dell’”operazione speciale”: aumenta senza limite le spese militari , mobilita mezzo milione di soldati (oltre ai mercenari) con armi ed equipaggiamenti adeguati, mette in campo temibili missili di ultima generazione. Blocca le forniture di petrolio ai paesi, come l’Italia, che hanno introdotto un tetto al prezzo. Non saranno certo i missili Patriot a fermarlo. Il rischio di escalation si fa più concreto.
Gli USA, intanto che sostengono la guerra in Ucraina, rafforzano la presenza militare nell’Indo-Pacifico e attorno a Taiwan, alzando allo spasimo la tensione in questa regione che è al centro della loro strategia di “contenimento” del principale rivale: la Cina imperialista, che vuole strappare agli yankee l’egemonia mondiale in pochi decenni.
In questo quadro si sviluppa il coinvolgimento italiano nella guerra in corso, che consiste nell’invio di armi leggere e pesanti, munizioni, lanciarazzi di lunga gittata, cannoni, missili, mezzi e sistemi di difesa aerea, semoventi, mezzi per la fanteria, addestramento, oltre al sostegno finanziario (stanziati altri 10 milioni), politico e logistico, compreso il ripristino delle infrastrutture ucraine.
Biden e Sullivan ordinano l’invio di nuovi sistemi d’arma e i camerieri di Palazzo Chigi si affrettano ad ubbidire.
Naturalmente il governo Meloni fa gli interessi dei monopoli italiani che si preparano a calare come falchi nel lucroso affare della ricostruzione post-bellica.
Il discorso di Meloni agli ambasciatori sulla necessità di ridurre l’“eccessiva dipendenza in termini di sicurezza” dagli USA, si tradurrà in ulteriore incremento delle spese militari per “difendere gli interessi nazionali”, ovvero per difendere gli interessi del grande capitale (in primo luogo imprese belliche ed energetiche) che sorveglia e dirige di fatto il governo.
Agli USA fa comodo che la borghesia italiana si accolli più spese nella difesa delle proprie aree di confine, rimanendo incardinata nella NATO e disponibile a fare del paese una grande rampa di lancio per le operazioni belliche dell’imperialismo yankee.
A farne le spese saranno come sempre le masse lavoratrici a cui verranno tagliati salari, pensioni, servizi sociali, sanità e istruzione pubblica, oltre ai gravi rischi che la politica di guerra comporta.
Di fronte a questa situazione dobbiamo insistere nello sviluppare la propaganda, l’agitazione, l’iniziativa di lotta contro la guerra imperialista, per la pace fra i popoli, legando strettamente le parole d’ordine contro la guerra a quelle sul salario, il lavoro, la difesa degli interessi economici e politici dei lavoratori.
Il modo per far cessare questa guerra ingiusta è dare vita ad azioni di massa, scioperi, dimostrazioni, per costringere i governi degli stati belligeranti a cessare di partecipare al massacro e dichiarare il loro consenso all’apertura immediata di trattative di pace sulla base del diritto delle nazioni all’autodecisione.
Questo vale anche per l’Italia imperialista che è stata coinvolta nella guerra dai governi Draghi e Meloni, proni ai voleri degli USA/Nato, ipocriti difensori “della civiltà” con le armi di distruzione della civiltà.
Gli operai, i lavoratori gli studenti devono esigere dal governo l’immediata uscita dalla guerra, la fine dell’invio di armi e fondi per la sua prosecuzione.
Questo significa avviare una campagna politica che smascheri le menzogne imperialiste e riveli la vera essenza della guerra attuale, la politica imperialista di cui è la continuazione, gli avidi interessi che l’hanno causata e che la prolungano.
Smascherare gli imperialisti, svelare alle masse la vera essenza della guerra, esigere la sua cessazione, rivendicare l’uscita da tutte le alleanze belliciste come la NATO, combattere lo sciovinismo e sviluppare l’internazionalismo proletario: questo significa oggi dichiarare “guerra alla guerra”!
Da Scintilla n. 130 – gennaio 2023
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