La lotta della gioventù proletaria contro il capitalismo e il fascismo negli anni 1914-1945

Far conoscere la lotta della gioventù proletaria rivoluzionaria nel periodo fra la prima guerra mondiale e la Resistenza è di grande importanza in questo periodo di guerra imperialista e reazione politica.

La gioventù proletaria, in particolare la gioventù comunista,  fu alla testa  della lotta contro il sistema capitalista e il regime fascista e diede a questa lotta le sue energie migliori.

Vogliamo ricordare alcune pagine di questa eroica lotta.

Già durante la guerra imperialista del 1914-1918 la gioventù del Partito Socialista Italiano tenne alta la bandiera della rivoluzione proletaria, mentre i capi socialdemocratici passarono armi e bagagli dalla parte della borghesia. Turati, Rigola e soci partecipavano ai comitati di mobilitazione diretti dalla borghesia e dicevano “il Monte Grappa è la nostra patria”.

Anche se i giovani non avevano ancora acquisto una chiara visione teorica sulla questione dell’atteggiamento del proletariato verso le guerre della classe sfruttatrice, fu subito chiara la loro posizione di lotta senza compromessi contro i guerrafondai, contro il massacro dei giovani dei diversi paesi.

Di fronte alla Rivoluzione Socialista d’Ottobre e allo stato di dittatura del proletariato che ne scaturì, i giovani socialisti presero una posizione di totale adesione.

Gli avvenimenti russi furono per la gioventù proletaria la dimostrazione che la rivoluzione si poteva realizzare.

Nel periodo 1920-1923,  la gioventù proletaria d’avanguardia seppe tenere ben salda nelle piazze del paese, nelle officine, sulle barricate, nelle strade, la bandiera della lotta frontale alla borghesia,  del combattimento contro lo squadrismo fascista appoggiato da industriali e agrari, mentre i socialdemocratici predicavano la resa e firmavano patti di pacificazione con il fascismo.

I giovani da anni avevano già preso posizione contro gli opportunisti nel PSI e per l’affermazione di una politica veramente rivoluzionaria, mentre i dirigenti riformisti tentarono più volte di soffocare la spinta del movimento giovanile, tentando di scioglierlo nel congresso di Reggio Emilia del 1912 e riducendolo a compiti di galoppinaggio elettorale.

Otto giorni dopo la fondazione del Partito Comunista d’Italia, che avvenne il 21 gennaio 1921 a Livorno, la Federazione giovanile del Partito Socialista Italiano con l’8° congresso di Firenze confluì in massa (con il 90% dei voti favorevoli) nel neonato partito di avanguardia del proletariato.

Venne così approvata la trasformazione della Federazione giovanile socialista in Federazione giovanile comunista d’Italia, aderente al Partito comunista d’Italia e all’Internazionale comunista. Fu nominato segretario il napoletano Giuseppe Berti, di 19 anni.

La Federazione giovanile comunista fu attiva ininterrottamente  durante tutto il periodo della lotta clandestina al fascismo.

La partecipazione dei giovani alla fondazione e alla vita del Partito comunista contribuì a portare in esso intransigenza contro ogni forma di opportunismo e uno slancio rivoluzionario anche nelle più difficili condizioni della lotta.

Lo stesso Partito in quegli anni era in gran parte formato da giovani e giovanissimi operai, impiegati, studenti, cresciuti in un ambiente socialista che volevano rinnovare epurandolo dal riformismo; giovani profondamente influenzati dall’esempio della  rivoluzione sovietica e impregnati di una forte carica rivoluzionaria.

Fra i più attivi ricordiamo Edoardo D’Onofrio, Vittorio Vidali, Gastone Sozzi, Luigi Longo, Teresa Noce, Giuseppe Berti, Pietro Secchia, Giuseppe Dozza, Antonio Roasio, Giuseppe Alberganti, Giuseppe Amoretti, Mauro Scoccimarro, Mario Montagnana, Rita Montagnana, Celeste Negarville, Arturo Colombi, Paolo Robotti, Bruno Tosin, Antonio Cicalini,  Umberto Massola, Luigi Frausin, Battista Santhià, Camillo Montanari… una generazione di rivoluzionari che negli anni successivi ricoprirono incarichi importanti nell’organizzazione del Partito in quanto rivoluzionari di professione.

Nel gennaio 1926, al 3° Congresso del Partito comunista che si svolse a Lione, i giovani comunisti furono dalla parte di Gramsci.

Nel congresso della Federazione giovanile comunista svoltosi il mese successivo nelle campagne di Biella, condannarono  definitivamente, con una maggioranza schiacciante, le posizioni settarie di Bordiga che si oppose all’Internazionale comunista fin dal 1921.

Già tre anni prima, l’intera delegazione giovanile italiana presente al 3° Congresso internazionale giovanile si era pronunciata a favore delle cellule di fabbrica come base organizzativa, contro le posizioni bordighiste.

Nonostante le leggi eccezionali del 1926 e le condanne a lunghe pene detentive pronunciate in massa, la Federazione giovanile comunista d’Italia, guidata dal Partito,  continuò irriducibilmente e a ritmo accelerato  e sempre più intenso la lotta contro il fascismo, portando avanti il lavoro di fronte unico.

Grazie a ciò conquistò una crescente influenza politica e forza organizzativa.

La Federazione giovanile già nel 1924 svolgeva un lavoro di fabbrica, organizzando conferenze di officina, costituendo Comitati di unità proletaria, riorganizzando il lavoro sindacale e promovendo proteste, scioperi e dimostrazioni in occasione degli anniversari del Primo maggio, del Primo agosto contro la guerra, del 7 novembre.

Numerosi furono i giornali redatti, stampati e diffusi illegalmente dai giovani comunisti: la Giovine Guardia a Milano, La Voce della Gioventù a Biella, il Martello a Torino, La Scintilla a Cremona, Il galletto rosso e il Contadino a Roma, i giornalini di officina. A livello nazionale l’organo della gioventù era l’Avanguardia. Solo i comunisti seppero dare ai giovani proletari la loro stampa.

……

(II parte)

Nei primi due anni delle leggi eccezionali emanate da Mussolini furono circa 1500 i giovani militanti arrestati, dei quali 450 furono condannati dal Tribunale speciale a 2.200 anni di galera.

L’80% dei condannati dal Tribunale speciale aveva meno di 30 anni. Il 60% dei condannati dal Tribunale speciale erano giovani lavoratori e fra di essi il 90% apparteneva alla Federazione giovanile comunista. Molti di questi giovani rivoluzionari presero parola anche dalla “tribuna” di questo infame tribunale, parlando da veri comunisti.

Ciò rappresenta una smentita inconfutabile della fascistizzazione della gioventù.

Il fascismo riuscì a influenzare e irregimentare solo parzialmente e superficialmente la gioventù proletaria. Sebbene cresciuta negli anni della dittatura fascista, sebbene passata attraverso la scuola e le altre organizzazioni del regime, la gioventù proletaria fu all’avanguardia della lotta per l’abbattimento del regime capitalista e dei suoi sgherri fascisti.

La resistenza dei giovani comunisti alla fascistizzazione in ogni campo (lavorativo, sportivo, ricreativo,  etc.), il rifiuto di indossare la camicia nera, si accompagnavano alla lotta contro le concezioni socialdemocratiche, secondo cui la gioventù non doveva interessarsi di politica, dimostrando nei fatti di dar vita a una vera organizzazione politica di lotta ed educazione rivoluzionaria, una riserva di forze fresche per il Partito comunista, una scuola di comunismo per la gioventù sfruttata e oppressa.

Un altro compito fondamentale della gioventù comunista era l’attività antimilitarista, la lotta contro la preparazione della guerra. Un compito che andava dai discorsi alle reclute, alle scritte murali, al rifiuto di versare il prestito del littorio e la sottoscrizione per gli aeroplani di guerra.

Anche nell’emigrazione i giovani furono i primi a realizzare le parole d’ordine del Partito comunista, a chiedere di rientrare in Italia per proseguire la lotta contro il regime fascista. Furono anche fra i primi a recepire e realizzare le indicazioni dell’Internazionale comunista per la creazione del fronte unico e lo sviluppo del lavoro di massa.

In questa lotta estremamente aspra per l’abbattimento del regime fascista, e con esso di tutta la classe dominante, i giovani comunisti pagarono un prezzo altissimo, fatto di oscuro isolamento nelle prigioni, di pestaggi, di torture, di assassinii.

La repressione del fascismo fu durissima. Nel 1927, primo anno di assoluta illegalità per il Partito e per la sua federazione giovanile, furono completamente distrutti 40 comitati federali giovanili.

Imparando dagli errori, forgiando nuovi quadri, cambiando i metodi di lavoro e adottando nuove forme di lavoro di massa fra giovani operai e contadini, la Federazione giovanile non solo rimase attiva resistendo alla reazione, ma conquistò influenza, si sviluppò e si preparò alla conquista della maggioranza della gioventù proletaria. In quello stesso anno i gruppi superstiti della gioventù massimalista passarono alla Federazione giovanile comunista d’Italia.

Fra gli eroici sacrifici di quel periodo di durissima resistenza al fascismo ricordiamo quello di Gastone Sozzi.

Figlio di un fornaio, a 18 anni fu fra i fondatori del Partito. Sviluppò in Romagna la sua attività rivoluzionaria, organizzando la difesa contro lo squadrismo fascista e fu alla testa delle lotte operaie. Colpito da un mandato di cattura, si trasferì a Torino, nel gruppo dell’Ordine Nuovo con Gramsci e con altri giovani comunisti.  A vent’anni venne inviato in Unione Sovietica alla scuola leninista.  Partecipò al 5° Congresso dell’Internazionale Comunista nel 1924. Rientrato in Italia l’anno successivo fu incaricato dal Partito comunista del lavoro clandestino fra i giovani reclutati nelle forze armate fasciste. Fu il creatore del giornale illustrato per i ragazzi, il “Fanciullo proletario” e il direttore di “Caserma” e “La recluta” per i giovani militari. Venne arrestato nel novembre 1927 e accusato di cospirazione contro lo Stato fascista. Trasferito nel carcere di Perugia, per farlo parlare vennero inviati da Roma due agenti fascisti che lo minacciarono e lo seviziarono per settimane. Morì nella notte fra il 6 e 7 febbraio 1927 dopo atroci torture che non lo piegarono. Ai suoi carnefici rispose con l’incrollabile resistenza dei comunisti, senza rivelare i nomi e i fili dell’organizzazione comunista.  Gastone Sozzi, eroe del  proletariato, dirigente del lavoro antimilitarista del Partito comunista, aveva 25 anni.

A partire dal 1929, i giovani comunisti furono i protagonisti di quella “svolta” che permise al Partito di riaffermare la sua presenza organizzativa nel movimento operaio in Italia, evitando di trasformarsi in un partito di soli emigrati all’estero. Grazie al voto del rappresentante dei giovani nell’Ufficio politico furono battute le tesi opportuniste di chi negava l’utilità e la possibilità della lotta del Partito all’interno del paese contro la dittatura fascista.

Al centro della “svolta” vi furono compiti come la ripresa dei contatti e il reclutamento di nuovi elementi operai, la diffusione della stampa comunista, la riorganizzazione della Confederazione Generale del Lavoro clandestina, la formazione dei Comitati di lotta e delle squadre di difesa composte non solo da comunisti, ma dalla massa operaia.

La repressione del fascismo fu feroce e massiccia. Molti giovani comunisti, funzionari e militanti vennero arrestati. Ma nonostante la repressione l’organizzazione comunista in quegli anni ricominciò a crescere, grazie all’attività politica svolta durante la crisi economica, la diminuzione continua del salario, l’intensificazione dei ritmi di lavoro.

Alla testa del lavoro di propaganda, di denuncia, di organizzazione troviamo ancora una volta i giovani comunisti che lavorano nel Centro interno del partito, alternandosi fra una ondata repressiva e quella successiva. Grazie a questa attività il Partito Comunista dimostrò a tutti che era il solo partito antifascista esistente in Italia.

L’impostazione della “svolta” fu confermata dal 4° congresso del Partito, tenutosi a Colonia nel 1931: l’età media dei delegati era di 31 anni e per la maggioranza di loro quello era il primo congresso, essendo entrati nelle file del partito dopo il 1926.

….

(III parte)

Nel 1936 la gioventù comunista si batté con audacia contro le guerre del fascismo.  Quando il fascismo scatenò le sue armate contro la Repubblica in Spagna la gioventù comunista fu pronta a rispondere all’appello dell’Internazionale comunista e del Partito comunista. In  centinaia accorsero a combattere nelle Brigate internazionali e molti di essi diedero la vita per la libertà dei popoli di Spagna, dimostrando il loro spirito internazionalista proletario e riscattando il nostro popolo dall’onta del corrotto e infame regime fascista.

La giusta linea stabilita dal 7° Congresso dell’Internazionale comunista aiutò la gioventù comunista a trovare la via della liberazione dal fascismo, moltiplicando l’intervento e l’iniziativa politica fra le masse giovanili ingannate dal regime mussoliniano.

Il Partito affidò ai giovani questo importante compito, ed essi trovarono il modo di realizzarlo portando il lavoro di massa anche all’interno delle organizzazioni fasciste.

La lotta della gioventù comunista al fascismo e alla classe che lo aveva generato durò senza soste per tutto il ventennio nero. Con la caduta di Mussolini, il 25 luglio 1943, venne alla luce il rifiuto di massa del fascismo, specie da parte dei giovani che abbatterono i simboli del regime, cancellarono le frasi mussoliniane, bruciarono i quadri del duce.

Dopo l’8 settembre 1943 cominciò la Resistenza in cui la gioventù operaia e contadina ebbe un ruolo essenziale. Il compito di orientare e infondere fiducia nella gioventù, di farla passare dall’inganno fascista, dalla disillusione e dallo sbandamento alla lotta di liberazione fu di fondamentale importanza.

Bisognava non solo organizzare le brigate Garibaldi, i Gap, le Sap, fondere la lotta armata con gli scioperi operai, ma anche mobilitare i giovani su ampia scala, lottando contro i repubblichini e l’attesismo dei partiti borghesi antifascisti.

La disobbedienza dei giovani ai bandi di arruolamento dei fascisti fu ampia. Crebbe l’odio della gioventù verso i fascisti e iniziò la guerra partigiana. Furono migliaia i giovani e i giovanissimi che parteciparono alla Resistenza.

In questo scenario occorreva un organismo rappresentativo e unitario della gioventù capace di organizzare la lotta per cacciare nazisti e fascisti, e di formare una nuova classe dirigente all’altezza dei compiti storici che si attendevano. Nacque così il Fronte della gioventù, formato nel 1944 nelle regioni settentrionali nel fuoco della Resistenza e della lotta partigiana. Il Partito Comunista invitò i giovani ad aderire al Fronte della gioventù diretto infaticabilmente da Eugenio Curiel, eroe della gioventù comunista e di tutta la gioventù proletaria d’Italia, assassinato dai fascisti nel 1945.

Centinaia e centinaia di giovani aderenti al Fronte della Gioventù sono caduti tra i partigiani, con le armi in mano, fucilati o impiccati a gruppi; parecchi di essi hanno avuto funzioni di comando nelle differenti formazioni combattenti. Il contributo del Fronte della Gioventù alla renitenza alla leva repubblichina, agli scioperi operai e alla guerra di liberazione è stato rilevante.

Fra le decine di migliaia di giovani caduti combattendo nella lotta di liberazione, rievochiamo la figura di Dante Di Nanni.

Figlio di immigrati pugliesi, a 15 anni entrò in fabbrica, ma continuò a studiare in una scuola serale. A 17 si arruolò in aeronautica.  Anche per lui l’8 settembre segnò l’inizio della lotta contro i nazifascisti. Nel gennaio 1944 entrò nei GAP torinesi. La notte del 17 maggio con altri compagni attaccò una stazione radio repubblichina. Prima di farla saltare in aria i gappisti disarmarono nove militi che la presidiavano e, sulla promessa che non avrebbero dato l’allarme, salvarono loro la vita. I gappisti, invece, vennero  traditi e furono sorpresi da un intero reparto nemico. Nello scontro rimasero  tutti feriti, ma riuscirono a sganciarsi. Dante Di Nanni, raggiunto da sette proiettili al ventre, alla testa e alle gambe, venne trasportato in una casa in Borgo San Paolo. Ma i fascisti e i nazisti avvertiti da una spia iniziarono a sparare contro di lui, con l’appoggio di un carro armato e di un’autoblinda. Dalla casa partirono brevi, precise raffiche di mitra e lanci di bombe a mano, che decimarono i fascisti. Con le cariche di tritolo Dante Di Nanni bloccò i veicoli corazzati. Dopo un’ora e mezza di fuoco, esaurite le munizioni, dalla casa apparve la figura di un giovane coperto di sangue che si avvicinò alla ringhiera di un balcone, levò in alto il pugno chiuso e si lasciò cadere nel vuoto. Così morì a 19 anni Dante Di Nanni.

«Gli anni e i decenni passeranno: i giorni duri e sublimi che noi viviamo oggi appariranno lontani, ma generazioni intere si educheranno all’amore per il loro paese, all’amore per la libertà, allo spirito di devozione illimitata per la causa della redenzione umana sull’esempio dei mirabili garibaldini che scrivono oggi, col loro sangue rosso, le più belle pagine della storia italiana.» (“Alla gloria dell’eroe nazionale Dante Di Nanni”, opuscolo clandestino edito a Torino il 4 giugno 1944).

La lotta della gioventù comunista negli anni fra le due guerre mondiali (1914 -1945) è ricchissima di esperienze, di idee, di capacità, di intelligenze, da cui imparare.

Mentre il marcio sistema borghese affonda sotto il peso delle sue contraddizioni e la lotta della classe operaia e dei popoli oppressi riprende vigore, oggi come ieri spetta ai giovani mettersi in prima linea nella lotta contro la reazione e la guerra imperialista, per il lavoro, per il pane, per la libertà contro l’oppressione, per la cultura contro l’ignoranza, per la rivoluzione e il socialismo.

Sotto le bandiere del comunismo, nella lotta per ridare alla classe il suo Partito comunista la gioventù proletaria scriverà con il proprio futuro e quello dell’intera società.

Da Scintilla nn. 132, 133 e 134 (2023)

 

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