La mobilitazione della gioventù, verso lo  sciopero internazionale del 20 novembre

Nelle scorse settimane milioni di giovani hanno manifestato nelle principali città europee.

Le mobilitazioni di massa sono legate da un filo comune: la lotta contro il carovita, la militarizzazione e i tagli all’istruzione, per il diritto all’abitare.

Le proteste di questo ottobre, in cui si è espressa la rabbia di chi soffre disuguaglianze e non vede futuro nel sistema vigente, sono solo un anticipo di quello che si preannuncia un  autunno caldo.

Oltre alla Francia e alla Spagna, i giovani stanno scendendo in piazza anche in Portogallo, Grecia, Romania, Germania, Belgio,  Albania, Italia.

In Spagna la lotta degli studenti si lega ai movimenti di lotta per la sanità e contro il caro affitti.

In Germania continuano le proteste contro la coscrizione e la  leva obbligatoria.

In Belgio si protesa contro il carovita e gli edifici scolastici degradati.

In Albania non si ferma, ma si acutizza, la protesta popolare e studentesca  contro il carovita e affitti alle stelle, per le dimissioni di Edi Rama. La protesta ha raggiunto banche e sedi del potere.

In Francia  gli studenti  protestano coraggiosamente da settimane contro la carenza di insegnanti, contro l’emarginazione e l’isolamento degli istituti nelle periferie, con aule gelide in inverno e bollenti in estate, e fronteggiano adesso la repressione più dura  con 8000 giovani fermati (l’85% di questi sono  minorenni), e decine di giovani che sono stati gravemente feriti dalle forze dell’ordine durante le proteste, con l’utilizzo di vere e proprie armi da guerra.

Nel nostro paese il 16 ottobre sono scesi in strada oltre 400.000 studenti, pronti a mobilitarsi nuovamente in occasione dello sciopero del 30 ottobre e nelle successive scadenze di lotta.

A Bologna, Torino, Milano e in  altre città si sono verificate violente cariche della polizia contro i manifestanti, con uso di idranti e lacrimogeni, manganellate, accompagnate dal solito tentativo di criminalizzare la legittima protesta delle nuove generazioni.

Il governo Meloni ha varato una nuova stretta securitaria, varato nuovi reati contro i minorenni e aumentato i militari nelle strade, non avendo altre riposte da offrire alle esigenze giovanili.

La gioventù ha sempre svolto un ruolo importante  nel cambiare il corso della storia, quando si è schierata dalla parte della classe operaia e della sua funzione storica.

Nell’ultimo anno, studenti di tutta Europa e non solo hanno organizzato scioperi, astensioni dal lavoro e azioni coordinate contro il genocidio, la militarizzazione e l’imperialismo.

Il  20 novembre 2026 in occasione dello sciopero internazionale contro il riarmo,  gli studenti e giovani di tutta Europa saranno nuovamente pronti a sollevarsi, scioperare e mobilitarsi, consapevoli che lo sfruttamento dei lavoratori, il collasso climatico e le guerre non sono fallimenti del sistema, ma l’essenza stessa del capitalismo, così come  l’ascesa della militarizzazione, dell’autoritarismo e lo smantellamento del welfare state.

Nel  manifesto ‘’Youth International Strike Against War’’ si denuncia come la spesa militare stia raggiungendo livelli record, mentre istruzione, sanità, alloggi e servizi pubblici vengono sacrificati per finanziare il riarmo.

La militarizzazione avanza con programmi come ReArm Europe (che mira a investire 800 miliardi di euro), le crescenti richieste di coscrizione obbligatoria che cercano di preparare le nuove generazioni alla guerra e l’espansione di alleanze militari come la NATO, che non difende la pace, ma promuove  interessi imperialisti attraverso interventi militari, escalation e protezione del potere geopolitico ed economico.

L’escalation imperialista di guerre e riarmo, insieme al precariato, alla disoccupazione, alla sottocultura e alla crisi climatica, sta  negando ai giovani la possibilità di un futuro dignitoso.

Vengono imposti criminali piani antipopolari su istruzione e sanità, che sono fanaticamente applauditi dalle classi dirigenti e sostenuti sia dai governi conservatori e di estrema destra in Europa e nel resto del mondo,  sia da  diversi governi socialdemocratici che hanno approvato bilanci militari da record.

Questo mentre i popoli di numerosi paesi continuano a subire gli attacchi dell’imperialismo: occupazioni, interventi militari, sanzioni, dominazione coloniale e genocidi perpetrati in nome di interessi geopolitici ed economici.

La militarizzazione si sta infiltrando nelle  scuole e nelle università attraverso il reclutamento militare, la ricerca finanziata con fondi destinati alla produzione di armi e le collaborazioni con istituzioni complici di guerre e genocidi, se non direttamente con lo stato di Israele.

I governi insistono sul fatto che non ci siano alternative e  propinano la favola della “difesa” per sostenere  gli enormi profitti dell’industria bellica, ma i giovani vedono come il riarmo non previene i conflitti, bensì li esacerba e ne provoca altri.

Il 20 novembre è anche la data di convocazione dello sciopero generale indetto dalla Cgil.

Siamo consapevoli della linea collaborazionista e dei progetti politici vicini al “campo largo” borghese dei vertici di questo sindacato, ma la coincidenza delle due date deve essere motivo per rafforzare ed estendere il più possibile l’unità degli studenti con la classe operaia in lotta.

La scadenza di lotta del 30 Ottobre sarà dunque una tappa della mobilitazione autunnale, importante per la costruzione di un  grande movimento di massa contro la guerra in Italia.

Una mobilitazione che dovrà convergere nello sciopero generale del 20 novembre e proseguire oltre, al di là di interessi di sigle e vedute ristrette, con la gioventù fianco a fianco con la classe operaia.

La mobilitazione internazionale degli studenti si sviluppa prendendo il posto che le spetta nel grande fiume della lotta degli sfruttati e degli oppressi.  Dentro questo percorso si svilupperà la coscienza e l’organizzazione di classe, si formeranno nuovi militanti comunisti impegnati nella ricostituzione del partito.

Da Scintilla n. 163, ottobre 2026

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