La posizione di Lenin sull’Ucraina
V. Putin, nel suo discorso del 21 febbraio, pronunciato per giustificare l’invasione dell’Ucraina ha incolpato Lenin e il Partito bolscevico di aver commesso gravi errori ai danni della Russia, poichè avrebbero inventato l’Ucraina, uno Stato sovrano la cui esistenza è messa apertamente in discussione dal nazionalista grande-russo.
E’ del tutto vero che il Partito bolscevico – prima con Lenin e poi con Stalin – riconobbe l’identità nazionale del popolo ucraino e ne difese il diritto all’autodecisione sino alla separazione. Venne adottata questa linea non certo per fare un torto al popolo russo, ma per combattere il nazionalismo grande-russo e la borghesia imperialista, rompere col passato zarista e sviluppare la rivoluzione socialista grazie agli sforzi congiunti della classe operaia e i contadini russi e ucraini.
La politica bolscevica è l’esatto contrario della politica seguita dai rappresentanti del capitale monopolistico russo, capeggiati dall’anticomunista Putin. Riportiamo di seguito un illuminante articolo di Lenin sulla questione.
L’UCRAINA
II fallimento della politica del nuovo governo provvisorio di coalizione si delinea sempre più chiaro. L’ «atto universale» sull’organizzazione dell’Ucraina, promulgato dalla Rada centrale ucraina e approvato l’11 giugno 1917 dal congresso delle truppe ucraine, mette a nudo questa politica governativa e fornisce una prova documentata del suo fallimento. «Senza separarsi dal resto della Russia, senza rompere con lo Stato russo, – dice quest’atto, – il popolo ucraino deve avere il diritto di disporre esso stesso della propria vita nel proprio territorio… Tutte le leggi che debbono stabilire l’ordinamento interno qui, in Ucraina, possono essere promulgate soltanto dalla nostra assemblea ucraina; le leggi che stabiliranno l’ordinamento per tutta l’estensione dello Stato russo debbono invece essere promulgate da un parlamento di tutta la Russia.»
Parole assolutamente chiare. Vi si dichiara con assoluta precisione che il popolo ucraino non vuole separarsi dalla Russia. Esso rivendica l’autonomia senza negare minimamente la necessita e l’autorità suprema di un «parlamento di tutta la Russia». Nessun democratico, per non parlare dei socialisti, oserà negare la piena legittimità delle rivendicazioni ucraine. Nessun democratico può negare il diritto dell’Ucraina a separarsi liberamente dalla Russia: proprio il riconoscimento senza riserve di questo diritto, ed esso soltanto, permette di condurre una campagna per la libera unione degli ucraini e dei grandi russi, per l’unione volontaria dei due popoli in un solo Stato. Proprio il riconoscimento senza riserve di questo diritto, ed esso soltanto, può veramente rompere fino in fondo, irrevocabilmente, col maledetto passato zarista che ha fatto di tutto per rendere stranieri popoli tanto vicini per lingua, per territorio, per carattere e per storia. II maledetto zarismo ha trasformato i grandi russi in carnefici del popolo ucraino, alimentando in ogni modo l’odio fra gli ucraini verso coloro che impedivano persino ai bimbi ucraino di parlare e di studiare nella loro lingua materna.
La democrazia rivoluzionaria della Russia, se vuol essere veramente rivoluzionaria, deve rompere con questo passato, deve riconquistare a se stessa, agli operai e ai contadini della Russia, la fiducia fraterna degli operai e dei contadini dell’Ucraina. E non può farlo senza riconoscere pienamente i diritti dell’Ucraina, compreso il diritto alla separazione.
Noi siamo fautori dei piccoli Stati. Siamo per l’unione più stretta degli operai di tutti i paesi contro i capitalisti, i «propri» e quelli di tutti i paesi in generale. Ma proprio perché questa unione sia volontaria, l’operaio russo, non fidandosi per niente e neppure per un momento né della borghesia russa, né della borghesia ucraina, è ora favorevole al diritto alla separazione degli ucraini, non impone loro la sua amicizia, ma la conquista trattandoli come eguali, come alleati e fratelli nella lotta per il socialismo.
La Riec, il giornale dei controrivoluzionari borghesi arrabbiati, folli di furore, si scatena selvaggiamente contro gli ucraini, contro la loro decisione «arbitraria». L’ «atto degli ucraini» sarebbe un «esplicito diritto contro la legge, che esige l’immediata applicazioni di severe sanzioni legali». Non c’è niente da aggiungere a questo attacco dei controrivoluzionari borghesi imbestialiti. Abbasso la borghesia dei controrivoluzionari! Viva la libera unione dei liberi contadini e operai della libera Ucraina con gli opera e i contadini della Russia rivoluzionaria!
V. I. Lenin, “L’Ucraina”, Pravda n. 82, 28 (15) giugno 1917
Da Scintilla n. 123 – aprile 2022
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