La Resistenza e i comunisti, ieri e oggi

La guerra di liberazione dal nazifascismo combattuta in Italia, sebbene tradita nelle sue aspirazioni più avanzate, rappresenta l’esperienza storica più importante compiuta dal proletariato e dalle masse popolari nella lotta per conquistare il potere, liberarsi dal capitalismo ed avviare la trasformazione socialista della società italiana.

Il Partito Comunista d’Italia dette alla lunga Resistenza contro il fascismo, alla lotta partigiana, all’insurrezione nazionale il maggior contributo di idee, di organizzazione, di uomini e di donne, di sangue e di sacrifici.

Su 4.671 antifascisti condannati dal Tribunale Speciale fascista per la Difesa dello Stato, i comunisti furono 4.040, condannati a complessivi 23.000 anni di carcere.

Le 575 Brigate d’assalto Garibaldi (circa 210 mila combattenti nel momento di massima espansione) rappresentarono la grande maggioranza delle brigate partigiane e furono presenti e attive in tutte le regioni italiane occupate dai tedeschi. La loro costituzione fu una svolta di importanza decisiva per la Resistenza italiana.

Per la loro disciplina e la loro organizzazione esse si imposero come modello a tutte le altre formazioni partigiane di combattimento, che ne adottarono la struttura e i criteri operativi. Tutto il movimento partigiano si organizzò in brigate, divisioni e gruppi di divisioni, via via che lo sviluppo della lotta esigeva un’unità operativa sempre più forte e organica, e azioni combinate tra formazioni partigiane diverse.

A loro si aggiunsero tra il 1943 e il 1945 circa 5.000 soldati sovietici (russi, azeri, georgiani), prevalentemente ex prigionieri riusciti a fuggire, che operarono come partigiani nella Resistenza italiana, integrandosi in formazioni garibaldine.

Vi erano anche: i Gruppi di Azione Patriottica (GAP), piccoli gruppi di assalto che operavano nelle città contro ufficiali tedeschi e gerarchi fascisti, sedi di comandi, depositi di munizioni, colonne di militari in movimento, stazioni ferroviarie e centrali elettriche, etc; e le Squadre di Azione Patriottica (SAP), formazioni clandestine diffuse nelle regioni del nord, basate sulla organizzazione armata degli operai, che compivano sabotaggi, difendevano gli scioperi e le manifestazioni, compivano azioni di guerriglia nelle ciità, nelle zone rurali, nelle fabbriche.

Circa 70.000 donne fecero parte dei Gruppi di difesa della Donna, organizzazioni nate su iniziativa del PCI per organizzare scioperi, nascondere perseguitati e curare i collegamenti, 35.000 presero parte attiva alla lotta armata e 20.000 operarono come Staffette con ruolo di collegamento tra le varie formazioni partigiane e trasporto di ordini, armi, stampa clandestina e medicinali.

La Resistenza fu lotta militare e lotta sociale nello stesso tempo ed ebbe carattere di lotta contro quei gruppi del grande capitale che avevano dato vita al fascismo.

È stato ampiamente dimostrato che protagonista principale della guerra partigiana e della Resistenza fu la classe operaia dei centri industriali. Tutte le formazioni partigiane, qualunque fosse la loro ispirazione politica, si appoggiarono direttamente o indirettamente alle lotte della classe operaia, dei contadini, dei lavoratori.

La Resistenza non avrebbe potuto vivere delle masse lavoratrici,senza le migliaia di agitazioni e di scioperi che ebbero alla loro testa comunisti e socialisti, e senza l’aiuto diretto e quotidiano delle masse contadine.

Lo sciopero generale del marzo 1944, al quale partecipò oltre un milione di lavoratori, preparato dalla direzione comunista dell’Alta Italia, composta da Longo, Secchia, Roasio, Massola, ecc fu il più grande sciopero generale nell’Europa occupata dai tedeschi, e segnò l’inizio delle battaglie offensive partigiane della primavera e dell’estate di quell’anno.

Nell’estate-autunno del 1944, periodo che vide una sempre più vasta liberazione di territori da parte delle forze partigiane, nacquero quindici «repubbliche partigiane».

Nelle zone liberate si costituirono organi di potere popolare: le popolazioni riacquistarono la libertà dopo vent’anni di dittatura fascista e, in stretta collaborazione con i partigiani, si autogovernarono democraticamente. Vennero formate delle amministrazioni popolari, che provvidero a calmierare i prezzi dei generi alimentari, a distribuire il pane e la carne, a combattere il contrabbando e il mercato nero.

Le nuove Giunte comunali modificarono la riscossione delle imposte. Dovunque si provvide agli ospedali, alle scuole, agli asili; dove possibile, si svilupparono anche alcune attività culturali, con cinegiornali, mostre fotografiche di vita partigiana. Vennero istituiti dei Tribunali del popolo, composti da rappresentanti delle organizzazioni di massa e da un rappresentante dei partigiani. Le Repubbliche partigiane ebbero vita relativamente breve (da alcune settimane ad alcuni mesi), poiché non poterono resistere  alla dura controffensiva delle 25 divisioni tedesche di stanza in Italia, militarmente superiori.

Ma il valore politico delle «repubbliche partigiane»  rimane di esempio per il futuro della rivoluzione proletaria italiana.

Le radici del fascismo purtroppo non sono state estirpate perché esse si trovano nel sistema capitalista-imperialista, che le conserva e le riproduce.

Nei decenni successivi alla liberazione, la borghesia ha usato  la strategia della tensione e le stragi fasciste per spezzare le lotte della classe operaia e  impedire che l’Italia uscisse dal Patto atlantico diretto dall’imperialismo statunitense.

Tutt’ora l’Imperialismo statunitense ha mantenuto la sua aggressività, aizzato anche dal sionismo. Il governo Meloni, infarcito di reazionari, fascisti e mafiosi lo asseconda, infanga ed attacca la storia della resistenza partigiana.

Infuria la guerra in diversi paesi, le borghesie imperialiste e i loro lacchè cercano di far fronte allo scenario internazionale, alla crisi economica, alla lotta per le risorse, aumentando il riarmo, la repressione e lo sfruttamento delle masse.

Oggi il fascismo e la fascistizzazione avanzano perché il grande capitale utilizza questi strumenti per attaccare e dividere il movimento operaio, mentre prepara la guerra per una nuova spartizione del mondo.

Perciò diciamo che la lezione della Resistenza è incancellabile e deve essere appresa nei suoi diversi aspetti da tutti coloro che aspirano ad una nuova società.

Compito dei comunisti e del proletariato più cosciente è mettersi alla testa di una nuova Resistenza, ricostituendo il Partito indipendente e rivoluzionario della classe operaia, realizzando il fronte unico degli sfruttati e quello unito delle forze antifasciste-antimperialiste, per portare a termine il compito lasciato irrisolto nel 1945.

Da Scintilla n. 159, aprile 2026

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